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Zizou, l’élégant berbère

L’eleganza non è una scienza. Non puoi imparare a essere elegante. L’arte di mutare una forma primitiva in una raffinata danza risponde al volere degli dei annoiati che, nel tentativo d’ingannare il tempo, giocano con il destino dei figli di Adamo ed Eva.

Pare che i cabili, berberi (amazighen) originari della Cabilia, regione montuosa nel nord dell’Algeria, incontrino spesso il volere degli dei. I cabili furono gli ultimi ad arrendersi all’invasione delle truppe napoleoniche nel 1853, e tra i primi a insorgere contro i coloni di Marianne, sfruttando la sconfitta della Francia nella guerra contro la Prussia e la caduta di Napoleone III nel 1871. Tra di loro, tra i discendenti di quella regione tra l’odore esoterico dell’Africa e la salsedine mediterranea, c’è un ragazzino che con il pallone tra i piedi è sublime.

Nasce a la Castellane, quartiere nel nord-ovest di Marsiglia. I francesi lo costruirono negli anni 60 del novecento per ospitare i rimpatriati d’Algeria. Tra coloni europei (pied-noir), soldati algerini ausiliari dell’esercito francese (harkis) e indigeni, emigrarono in Francia quasi 1 milione di persone. Il ragazzino è figlio degli ultimi. I suoi genitori sono immigrati algerini provenienti dal villaggio berbero di Aguemoune, dal quale fuggirono nel 1953. Un anno più tardi, durante i mondiali di Svizzera del 1954, il Front de Libération National (FLN) algerino annuncia la propria campagna armata contro i coloni francesi. Scoppia una guerra d’indipendenza tra le più epiche quanto sanguinose del nord Africa. 

Zidane da giovane
Foto: video.gazzetta.it

Nel 1958, dieci giocatori algerini fuggono da Parigi. È l’anno del mondiale svedese, e tra di loro ci sono alcuni papabili per la nazionale francese, ma il FLN ha un disegno preciso. Loro saranno gli ambasciatori della rivoluzione. Giocheranno in giro per il mondo guadagnando consenso internazionale a favore della lotta d’indipendenza algerina. Asfaltano Marocco e Tunisia per 8 a 0, vincono a Belgrado contro la Yugoslavia per 1 a 6 e vengono sconfitti a Tianjin per 5 a 1 dalla Cina. Dopo l’indipendenza del 1962, dalla squadra del FNL nasce la squadra nazionale che verrà utilizzata per sconfiggere i regionalismi interni, rompere con il proprio passato coloniale e creare una nuova nazione algerina.

Il ragazzino è longilineo, rapido di testa e di piedi. È elegante senza avere la consapevolezza di esserlo. Accarezza il pallone con delicatezza materna dribblando gli avversari con naturale disinvoltura, inconsciamente. Il ragazzino punta l’avversario, blocca il pallone con la suola del piede destro, poi ruota in senso antiorario spostando il pallone con l’interno sinistro e con una giravolta laterale sorprende l’avversario. Come un matador che, con le gambe leggermente divaricate e rigido sulle punte dei piedi, invita ed elude le corna del toro ruotando il bacino così che la sua cappa rossa scorra lungo il muso dell’animale. Per gli iberici è il passo verónica, dal nome della donna che, con un gesto passionale, asciugò con un panno il volto insanguinato di Gesù in ascesa al monte Golgota.

Parigi, 12 luglio 1998. La Francia, paese ospitante della 16esima edizione della coppa del mondo, affronta il Brasile in finale. Aimé Jacquet, c.t. dei Les Bleus, schiera una formazione che per quattro undicesimi non sarebbe mai esistita senza la politica imperialista e coloniale francese del XIX e XX secolo. Giocano Marcel Desailly dal Ghana, Lilian Thuram da Guadalupa, Christian Karembeu da Nuova Caledonia e poi gioca lui, il ragazzino, l’amazigh: Zinédine Yazid Zidane, Zizou.

Zizou con la coppa del mondo
Foto: oltreilponte.org

Finirà 3 a 0. Da corner, Zizou anticipa Leonardo e con una frustata di testa apre le marcature. Il 2 a 0 arriva ancora dalla bandierina. Questa volta è Dunga, il capitano della seleção, a marcare Zizou, solo che questo arriva dal limite dell’area alla velocità dello Shangai maglev in corsa: Dunga a terra e palla in fondo alla rete. Emmanuel Petit, con il Brasile già a Rio, chiude la partita al novantatreesimo. La Francia vince per la prima volta il mondiale e decide tutto il ragazzino, l’élégant berbère con il quale gli dei avevano giocato fin dal principio.