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Torreira e la nuova era Arsenal

La continua evoluzione tattica che ha contraddistinto il mondo del calcio, alimentata da un certo tipo di idee di gioco, leggi alla voce Guardiola, Pochettino, ha portato il centrocampo ad essere sempre più il fulcro del gioco, non un mero collante tra reparti, ma un vero e proprio organismo a sè stante con compiti difensivi ed offensivi. Il requisito fondamentale corrisponde all’abilità tecnica; se nel calcio odierno anche il portiere deve essere in grado di effettuare passaggi e lanci al bacio, è chiaro che un centrocampista non possa non avere qualità in impostazione. Non c’è più spazio per i puri distruttori di gioco.

L’Arsenal di Wenger è forse stato un precursore, vista l’assidua e mirata ricerca alle qualità tecniche dell’allenatore francese, ma forse si è sviluppato ad una velocità troppo sostenuta, o con un’interezza viscerale che ha di fatto messo in luce i problemi di un centrocampo “pure quality”. Lacune che non possono essere sfuggite all’Arsenal nelle passate stagioni, ma che per un motivo o per l’altro sono sempre state ignorate, o aggirate; l’ultimo acquisto, Xhaka, doveva rappresentare un compromesso tra qualità e quantità, ma in maglia Gunners il suo apporto alla fase difensiva non ha mai reso abbastanza.

Non è un segreto che l’Arsenal necessitasse di un metodista difensivo, uno proprio come Lucas Torreira, l’uruguaiano che dovrebbe arrivare a Londra a momenti. Curioso che, prima di Massimo Oddo e del Pescara, Lucas fosse un attaccante centrale, reputato da molti come il “nuovo Tevez”, grazie alla sua abnegazione e predisposizione al sacrificio in fase di non possesso, un po’ come il primo Apache. L’intuizione di Oddo ha di fatto cambiato la carriera dell’uruguaiano, che comunque non ha senz’altro dimenticato il suo inizio da terminale offensivo.
Torreira possiede doti tecniche fuori dal comune, ed un ampio raggio di passaggi (con la Sampdoria viaggava ad una media di 60 passaggi a partita, 87% di riuscita) con una visione di gioco sufficiente, sarebbe riduttivo affibbiarlo come un puro centrocampista difensivo, vista la sua qualità ad offendere (4 gol e 1 assist, 1 passaggio chiave a partita).

Ciònondimeno, l’ex blucerchiato arriva a Londra con il fardello di tappare finalmente un buco nella rosa, quello del giocatore di sostanza a cui affiancare gli innumerevoli centrocampisti di qualità, in fondo Lucas Torreira la passata stagione ha recuperato una media di 4 palloni a partita, ed effettuato 3 tackles riusciti e 2 intercettazioni, oltre ai 3 contrasti vinti.
Un vero e proprio collante tra reparti quindi, non a caso Torreira nell’avventura in blucerchiato è stato il centrocampista con il maggior numero di tackle vinti (198) e di intercettazioni (158).

L’acquisto del folletto si configura, quindi, come un netto allontanamento da quella che è la legacy di Wenger, in un certo senso anche Lichtsteiner e Papastathopoulos sono giocatori che andrebbero a cozzare con la filosofia wengeriana; è quindi chiaro come, nonostante spesso e volentieri la dirigenza dei gunners ed Arsene venissero descritti in grande simbiosi e in totale accordo sul progetto tecnico, l’avvento di Unai Emery abbia generato una netta deviazione su quella che era la filosofia gunner.

L’uruguaiano incarna quindi una correzione, o quantomeno una deviazione probabilmente necessaria, ma comunque importante, un taglio netto con quello che era il diktat del passato: la palla è la cosa più importante. Soffia un vento nuovo a Londra, e Emery non ha atteso nemmeno qualche giorno per correre in destinazione contraria a quanto fatto fino adesso, con uno scudo davanti alla difesa, Lucas Torreira, a guidare la new wave.

 

 

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