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The Italian Goal Machine

Pellè è l’esempio di come volere sia potere
[Antonio Conte]

All’inizio degli anni 90 il campionato italiano era senza dubbio in uno dei punti più alti della sua storia, sia dal punto di vista qualitativo che tattico; tra il 1989 e il 1999 le squadre italiane conquistarono complessivamente 8 coppe UEFA e 4 Champions League (+ 4 finali perse).
Contemporaneamente in Inghilterra incominciavano i primi grandi investimenti che portarono la Premier League a parlare italiano; grandi giocatori come Zola, Vialli, Ravanelli, Di Matteo, Di Canio emigrarono oltremanica con buoni risultati.
Negli anni 2000, a parte l’incredibile trionfo del Chelsea di Di Matteo in Champions League, l’italiano in Inghilterra non ha più trovato il successo dei primi anni 90.
Nell’ultimo periodo l’italianità in Premier è tornata di moda; sia incarnando il clichè di italiano all’estero (vedi Mario Balotelli), ma  soprattutto grazie alla preparazione tattica dei vari allenatori. L’abitudine ad un campionato tatticamente molto complesso di Ranieri e Guidolin, emigrati in un campionato come quello inglese, dove varie squadre si affidano quasi soltanto alla qualità dei singoli, hanno portato i due tecnici fino ad’ora ad ottimi (miracolosi nel caso di Ranieri) risultati.
Anche i giocatori italiani stanno ripopolando la Premier; solo quest’estate West Ham e Manchester United hanno sborsato rispettivamente 11 e 18 Milioni di  € per Angelo Ogbonna e Matteo Darmian, a gennaio lo Swansea di Guidolin ha rimpinguato le casse del Chievo con 10 milioni per Alberto Paloschi.
Il caso però più interessante di Italiano in Inghilterra è quello di Graziano Pellè. A differenza dei giocatori sopracitati Graziano non ha praticamente mai giocato in Serie A (nemmeno 25 presenze) e anzi sembrava il tipico giocatore mai esploso che emigra (Olanda nel suo caso) per cercare di trovare più fortuna, una sorta di Federico Piovaccari.

Il nome Graziano è un omaggio del padre Roberto, ex calciatore delle giovanili del Lecce, al suo idolo Ciccio Graziani.
Graziano seguirà le orme del padre e raggiungerà a 17 anni le giovanili del Lecce, ma passa la sua infanzia oltre che a tirare calci ad un pallone, a ballare con le sorelle (“ll ballo? Piaceva molto a mia mamma”); all’età di 11 anni, in coppia con la sorella Fabiana, vinse il premio come miglior coppia di latino, standard e liscio. Forse i suoi 194 centimetri non gli permetteranno di essere un ballerino agile e leggero, ma sicuramente la danza gli ha insegnato a sfruttare al meglio il suo corpo.
Paradossalmente la carriera di Pellè inizia da predestinato: trascina il Lecce che porta a casa per due anni di fila due campionati e una supercoppa Primavera.

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Il gol decisivo di Graziano Pellè nella finale di supercoppa Primavera.

Viene girato in prestito al Catania in serie B ed al termine della stagione il Lecce rifiuta addirittura un’offerta di quattro milioni del Real Madrid.
Chissà quante volte nel corso della carriera Graziano si sia domandato cosa sarebbe successo se fosse effettivamente andato a giocare al Bernabeu coi cross di Roberto Carlos e gli assist di Zizou.
Dopo 10 presenze con 0 gol all’attivo il “suo” Lecce lo rimanda in prestito al Crotone, prima, e al Cesena poi.
Il 3 marzo, in seguito ai 10 gol col Cesena, vince il premio Piola come miglior attaccante Italiano Under-21.
La prima svolta nella carriera di Graziano arriva con gli Europei Under-21, dove si mette in mostra segnando anche un rischiosissimo “cucchiaio” contro il Portogallo.

Europei_Under_21_2007_Italia_Portogallo_Pell_entra_e_segna_col_cucchiaio
“Il cucchiaio? Feci una scommessa con Montolivo e Chiellini, ero molto teso ma alla fine andò tutto per il meglio.”

Louis Van Gaal, all’epoca allenatore dell’AZ Alkmaar, lo acquista per 6,5 milioni di Euro. Fino a quel momento Graziano aveva faticato parecchio a trovare con continuità il gol (16 gol in 81 partite dall’esordio con il Lecce), lui che è il tipico attaccante di raccordo che ha bisogno che la squadra giochi per lui; probabilmente caratterstiche perfette per affermarsi nel calcio olandese.
In realtà anche l’avventura ad Alkmaar, anche se nel 2010 l’AZ si laureava campione d’Olanda, è una delusione, Pellè non riesce ad affermarsi nè con Van Gaal nè con Koeman e viene ricordato più che per i gol, 14 in 78 partite, per il carattere esuberante ed i cartellini rossi.
Nelle prime due stagioni perde praticamente sempre il ballottaggio con Munir El Hamdaoui, subentrando spesso a partita in corso o giocando in un attacco a due, non la disposizione migliore per un attaccante delle sue caratteristiche.
Anche nella terza stagione ad Alkmaar non sente la fiducia della società che, venduto El Hamdaoui, decide di promuovere in prima squadra Kolbeinn Sigþórsson piuttosto che affidarsi al pugliese.

A 26 anni un ormai non più giovanissimo Graziano ha bisogno di rilanciarsi e di sentire la fiducia di una società, lui che ha sempre messo il cuore per la squadra per cui giocava, ma non è mai riuscito a ritagliarsi il suo spazio.
Il ritorno in Italia, a Parma e poi alla Sampdoria da gennaio, non stravolge il copione della carriera di Pellè, mai attaccante titolare inamovibile, quasi sempre subentrato nel tentativo di trovare il gol.
Nell’estate successiva Pellè spinge per cambiare aria di nuovo, sa che un attaccante come lui può dimostrare ancora tanto (Toni, molto simile per caratteristiche, a 26 anni giocava ancora a Brescia) e decide di tornare in Olanda, al Feyenoord. Da qui inizia un’altra storia, come allenatore ritrova Ronald Koeman che decide di dargli più fiducia che ad Alkmaar,per la prima volta in carriera Pellè è l’unico terminale offensivo in un 4-3-3 che gioca per lui, e francamente viene da chiedersi perchè solo adesso, dato che nel bienno col Feyenoord segna 50 gol in 57 partite (“Quanto al campo, ho avuto la fortuna di godere della fiducia dello staff tecnico, che io ho ripagato a suon di gol.”)
27 in una stagione, record per un italiano all’estero, meglio di Bobo Vieri e Luca Toni.
“Pellè non è solo in grado di segnare, ma è anche un grande uomo d’area”; viene descritto così da Ronald Koeman, primo allenatore a valorizzare veramente le qualità di Graziano, grazie al quale nelle due stagioni raggiunge un terzo ed un secondo posto in Eredivise.
Graziano è anche un beniamino dei tifosi, che aprezzano il suo attaccamento per la maglia e la sua esuberanza. In un intervista (https://www.youtube.com/watch?v=TnkFfPUxf5o) in seguito alla sconfitta nel derby scudetto contro l’Ajax risponde al giornalista dicendogli che ha la faccia da tifoso dei lanceri guadagnandosi 3 giornate di squalifica.

Uno dei gol più belli e più importanti di Pellè, stop di coscia e destro al volo e Feyenoord che agguanta il pareggio con l’Ajax nei minuti di recupero. Con un’esultanza del genere i tifosi non possono non adorarlo.

Gioca come se fosse nato e cresciuto a Feyenoord, come se fosse la sua squadra da sempre, ma cammina su quel finissimo filo tra l’eroe e il cattivo, per i suoi tifosi è un eroe, non si risparmia mai e segna una caterva di gol ma non riesce a trattenere la rabbia o la cattiveria agonistica venendo spesso preso di mira dai giornalisti olandesi; contro l’Heracles rifila una testata a Mike te Wierik, ma scontata la squalifica mette a tacere le critiche realizzando un’importantissima doppietta contro il PSV.

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Pellè si infuria dopo aver subito il pareggio del Twente al 95esimo; 5000€ di multa.

Alcuni dei gol che sono valsi la chiamata dei Saints, praticamente in tutti Pellè è solo il ricevitore dell’ultimo passaggio, a dimostrazione del fatto che per rendere al massimo ha bisogno di una squadra che giochi per e con lui.

Nel 2014 Koeman, chiamato a sostituire Pochettino sulla panchina del Southampton, investe 11 milioni per averlo a disposizione; a quasi 30 anni Pellè torna nel calcio che conta con un allenatore che sa benissimo come sfruttare le sue potenzialità.

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Il valore di mercato di Pellè; dal ragazzo prodigio mancato all’esplosione tardiva.

(“Perchè sono venuto qui? Io e Koeman abbiamo lavorato assieme in due bellissimi anni al Feyenoord e spero che qui sia lo stesso.”)
In realtà anche il Southampton è abitutato a giocare con un giocatore delle sue caratteristiche, Rickie Lambert, questo facilita l’inserimento di Graziano.
I tabloid inglesi, dati i precedenti al Feyenoord dell'”italian Stallion” (se mi chiamano così? confermo, ma non so nei dettagli perché mi chiamino stallone…) e le performance fuori dal campo dell’altro italiano Mario Balotelli nella sua avventura inglese, si aspettavano un altro giocatore più famoso per ciò che fa fuori dal campo che per le performance sportive.

In realtà è qui che Graziano dimostra una prova di maturità inaspettata per un attaccante emotivo come lui, 0 cartellini rossi da quando è ai Saints, mai un’uscita fuori posto, probabilmente anche questa sua perfetta disciplina ha convinto Antonio Conte a convocarlo in Nazionale.
Giornali inglesi che già in seguito alla doppietta allo Stoke iniziano ad esaltarlo “Red Hot Pellè”, “Italian goal machine”; chiuderà la prima stagione con 16 gol, settimo giocatore italiano ad andare in doppia cifra in premier (oltre a lui c’erano riusciti, in ordine cronologico: Ravanelli, Vialli, Baiano, Zola, Di Canio e Balotelli).

La filosofia di gioco di Koeman è inevitabilmente influenzata dalla sua lunga permanenza nel Barcellona di Cruyff; “da allenatore la parte fisica è sicuramente importante ma non più della sessione con la palla. Credo ancora nel dominare il gioco, avere un buon possesso palla che porti risultati. Ci piace pressare gli avversari, ripartire da dietro e dominare. Questa filosofia non cambierà.”

Nella campagna acquisti oltre a Graziano arrivano Tadic, Manè come sostituti di Lallana e Jay Rodriguez, Bertrand al posto di Shaw e Alderweireld al posto di Lovren.
L’idea di gioco di Pochettino non è lontana da quella di Koeman, anzi, l’olandese sembra il naturale sostituto dello sceriffo e i risultati arrivano praticamente subito.
Koeman prosegue col 4-2-3-1 o talvolta 4-3-3 con Pellè terminale offensivo supportato dai vari Manè, Tadic, Long, Ward-Prowse ed Elia (da gennaio).
Ancora una volta il modulo perfetto perchè Pellè si possa esprimere al meglio, è parte integrante della manovra (in media 32 passaggi a partita, Aguero ne fa soltanto 19) e rientra sempre nelle azioni pericolose della squadra (è parte integrante di 38 dei 54 gol del Southampton).

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Probabilmente il gol più bello di Pellè coi Saints, spalle alla porta stop e rovesciata immediata. Ballerino.

La qualità che ha stupito tutti non è tanto la sua capacità tattica o la sua influenza nella manovra, quello che ci si aspetta da un attaccante di 194 centimetri, quanto la sua capacità tecnica.
La peculiarità che distingue un attaccante “normale” da un attaccante “top” è quella capacità di trasformare una azione apparentemente innocua in gol, a tratti Pellè ha dato questa sensazione.

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Raramente attaccanti come Graziano confezionano gol del genere, facilità di calcio quasi da fantasista più che da finalizzatore.

Antonio Conte, che non ha mai disprezzato questa tipologia di attaccanti, (LLorente nella sua Juventus) decide di premiare Graziano e lo convoca per la doppia sfida con Azerbaijan e Malta; il pugliese risponde siglando il gol vittoria contro Malta.
Chiude il girone di qualificazione agli europei con 3 gol in 7 partite, capocannoniere dell’Italia.

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Il gol di Pellè contro la Norvegia.

Anche nella stagione in corso, nonostante un infortunio lo abbia tenuto ai box negli ultimi mesi, (in seguito all’infortunio il Southampton ha subito comprato Charlie Austin, a dimostrazione di quanto sia fondamentale un attaccante di raccordo per Koeman) Graziano ha mantenuto la stessa media gol, 1 ogni 3 partite, ma soprattutto la stessa media di chance create e passaggi chiave (più di 1 a partita).
Con il recupero dall’infortunio e la stima che Conte ha in lui (“Pelle è un esempio; snobbato dal calcio italiano si è costruito una bella carriera all’estero.”)  una sua presenza all’europeo è più che probabile e, vista la penuria in attacco (Gabbiadini, Eder, Zaza, Okaka gli ultimi convocati) potrebbe anche accumulare molti minuti.

Sicuramente non è un top player, ma negli anni ha dimostrato che messo nelle condizioni buone è una vera e propria macchina da gol. (non a caso i tabloid l’hanno soprannominato “Italian Goal Machine”) Sicuramente una squadra costruita attorno ad un attaccante del genere non sarà spettacolare o divertente da vedere, ma efficace. Ronald Koeman (e probabilmente anche Antonio Conte) lo sanno bene e Graziano è pronto a prendersi la sua ennesima rivincita; non sarà spettacolare come un giocatore di prima fascia, ma a chi importa dello spettacolo se poi segna e si vince?

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