Vai al contenuto

Il Musagete, Manuel Rui Costa

Manuel Rui Costa, uno degli ultimi numeri 10, arriva in Italia a 22 anni portandosi dietro il soprannome “O Maestro”, che già descriveva al meglio le peculiarità del lusitano. Con l’avvento di Rui al Milan, Carlo Pellegatti, famoso per la sua fantasia nell’esaltare i giocatori con pseudonimi, si lascia ispirare dalla mitologia greca per trovare a Rui Costa uno degli epiteti più amati ed azzeccati della sua storia da giornalista: Febo Apollo Manuel, “Il Musagete” (la guida delle Muse).

Tra i tanti amori di Zeus, c’è da aggiungere quello per Leto. Come simbolo stava a significare la notte ed era naturale che Zeus, il cielo si innamorasse di lei e che dalla loro unione nascessero il Sole e la Luna: Apollo e Artemide. La gelosa Hera prese a perseguitare Lero, che era una divinità mite, timida e incapace di difendersi da sola. Hera le aizzò contro il serpente Pitone e si fece promettere dalla Terra che non avrebbe dato mai all’infelice donna un sicuro rifugio. Così Leto trovò a girare mari e monti, percorrendo tanti paesi, ma non c’era pezzetto di terra su cui poter riposare. Zeus ne ebbe pietà e venne in soccorso. Zeus mandò Leto sull’isola di Asteria. Qui Leto diede alla luce due gemelli: Apollo e Artemide. Da quel momento Zeus fisso l’isola al fondo del mare ; in onore della nascita del dio del Sole, Apollo, l’isola venne chiamata Delo, che in greco significa “la chiara, la luminosa”.

L’Apollo del mondo del calcio nasce il 29 marzo 1972 a Lisbona; fin da piccolo obbligava il padre Vitor a correre per le strade della Damaia (l’umile barrio lusitano dove cresce) con il pallone tra i piedi, almeno fino a quando non sentiva il profumo della calderaida de peixe della mamma Manuela. Ed è proprio per strada che la Pantera Nera, Eusebio, scopre questo umile ragazzino che adora fare il raccattapalle al Da Luz sperando di ottenere qualche autografo dei suoi beniamini. (“Ci restavo male quando non mi davano l’autografo, per questo adesso mi fa molto piacere firmarli, soprattutto ai bambini”.)
Al provino col Benfica bastano 10 minuti ad Eusebio per capire che ci aveva visto lungo, a 9 anni Manuel Rui Costa danza già col pallone come fanno i grandi numeri 10, con quella tranquillità snervante, aspettando il momento giusto per accendersi ed illuminare.

Cresce nelle giovanili del suo primo amore, il Benfica, e dopo una positiva parentesi in prestito al A.D. Fafe (38 presenze condite da 6 gol) si guadagna la convocazione per il Mondiale Under 20 che si teneva proprio in Portogallo.
Rui Costa inizia il mondiale in sordina; con i vari Luis Figo, Joao Pinto, Nèlson, giocatori già titolari nel campionato portoghese, non è la stella della squadra, tanto da dover rinunciare alla “sua” 10 ed indossare la casacca numero 5.
In realtà Manuel è assoluto protagonista del trionfo della Seleção Portuguesa; segna il gol decisivo contro l’Australia in semifinale e trasforma il rigore risolutivo nella finale contro il Brasile di Roberto Carlos ed Elber.
Il Rettore di Torsby, Sven-Goran Eriksson, all’epoca allenatore delle Aquile, lo richiama al Da Luz e gli ritaglia un importante spazio; Rui Costa risponde a modo suo, con il numero 10 sulle spalle e la sua tranquillità, galleggiando per il campo con passo sincopato. Un ragazzino di appena vent’anni che a suon di assist e linee di passaggio incredibili si guadagna il soprannome “O Maestro”, il maestro.  Coi lusitani vincerà da protagonista un Campionato ed una Coppa nazionale, prima di essere sacrificato per fare cassa; 11 miliardi di lire da Cecchi Gori e il Maestro emigra ad insegnare calcio a Firenze.

giphy (9)
Testa alta, a guardare gli Dèi dell’Olimpo.

Ogni mattina Apollo sale ad oriente su dalle acque del fiume Oceano, per condurre nel cielo il carro del Sole, tirato da quattro cavalli che gettano fuoco dalle narici; poi percorso tutto il cielo scende ad occidente, a bagnarsi ancora nel fiume Oceano.

giphy (10)
“Rui Costa ha illuminato la notte di San Siro con un’apertura deliziosa e Shevchenko non ha perdonato Casillas”. Rui Costa si gira e ,senza quasi nemmeno vedere come la disposizione dei giocatori, spacca in due la difesa dei “galacticos”. Accecante.

Rui Costa era così, si eclissava nascondendosi tra le due linee avversarie aspettando il momento giusto per brillare, per accendersi ed illuminare. Ci sono stelle che nascono all’interno di una nebulosa per attrazione gravitazionale, e poi c’è l’aedo di Lisbona, Manuel Rui Costa.
Il suo impatto a Firenze è devastante, instaura fin da subito un limpido rapporto calcistico e di amicizia con il Re Leone, Gabriel Omar Batistuta, con cui trascorre più di una volta le vacanze e da cui eredita la fascia da capitano dopo il suo addio.
Firenze idolatra Manuel, che risponde trascinando il carro Fiorentina verso uno dei periodi più competitivi della Viola. La Fiesole ne esalta le gesta, come fossero aedi e lui un Dio greco: Rui balla la portuguesa, Rui balla la portuguesa,
passa la pelota a Nuno, segna e poi facci cantar!
L’affetto della tifoseria è pienamente ricambiato dal musagete :“Il mio rapporto con Firenze? Non penso sia dipeso dal fatto tecnico, quanto dal rispetto che si è creato tra l’uomo e la città, il che mi ha fatto piangere quando ho lasciato Firenze. E’ un rapporto di affetto che non morirà mai, non solo come calciatore ma soprattutto come uomo, ho vinto poco a Firenze, ma a livello di affetto non so quante Champions League ho vinto. Cosa posso dire a Firenze? Che in quella città, che ho vissuto veramente, ho avuto i miei anni più belli, e che non smetterò mai di amare i suoi tifosi”.

rui-costa
Danza sul pallone Rui, con il parastinco fuori dal calzettone e la fascia sotto il ginocchio.

In realtà anche dal punto di vista tecnico Rui Costa è impeccabile; in 7 anni e 215 partite realizza 38 gol ma, da vero numero 10, confeziona assist su assist per il Re Leone e i suoi 170 gol con la Viola. Vince due Coppe Italia (una da capitano) e una Supercoppa Italiana.
Arriva a Firenze con la squadra appena risalita dall’Ade della serie B e una tifoseria con tanta voglia di riscatto, tifoseria che lo accoglieva festante alle 3 di notte quando rientrava da Bergamo con la Coppa Italia tra le mani, tifoseria che lo paragonava, senza forzature di sorta, a Baggio ed Antognoni, mostri sacri sulla riva dell’Arno.

Alla solita critica sulla scarsa prolifictà in termine di gol di Rui, i tifosi della Viola rispondevano “Batistuta per grandezza, Rui Costa per bellezza”, verissimo, Manuel è la quintessenza dell’estetica nel calcio, in ogni parte del campo (non a caso uno spot dell’epoca della Nike recitava “Il campo si divide in due metà: una è quella di Rui Costa. L’altra anche“) ammaliava il pubblico con la sua classe innata, la sua eleganza raffinata, i suoi assist accecanti.
Dopo 7 anni sotto la torre di Giotto è costretto a malincuore ad abbandonare la barca che stava affondando, la Viola è indebitata fino al collo e la cessione di Rui è l’unico modo per ritardare la bancarotta. Pare ad un passo dalla Lazio di Cragnotti, dopo aver rifiutato Parma e Real Madrid, ma arriva la chiamata di Galliani che ricopre letteralmente di soldi la Fiorentina (85 miliardi di lire) e permette a Rui Costa di lavorare nuovamente con Fatih Terim, in virtù della stima reciproca tra i due maturata in riva all’Arno. (“Rui Costa era un giocatore incredibile. Gli ho dato la fascia di capitano e molta responsabilità. Ho posto in lui tutta la mia fiducia.” diceva il turco, il portoghese replicava : “se fossi un allenatore, vorrei essere come lui”). Prima di partire ,in un assolato pomeriggio di Giugno, decide di dare il suo ultimo saluto alla ormai “sua” Firenze, al Franchi, davanti a 30mila persone accorse solo per vederlo in viola per un ultima volta.

Apollo, dio del sole e della luce, è anche e specialmente il dio del canto, della musica e della poesia. Non per nulla, nascendo, le prime parole che Apollo pronunciò richiesero che gli si desse un cetra. La dimora preferita di Apollo non era l’Olimpo, ma il Parnaso, ai piedi del quale era il suo principale oracolo, Delfi. Qui Apollo amava riposare e suonare la lira, circondato dalle Muse,  che danzavano e cantavano in coro.

In realtà l’inizio non è dei migliori; Rui si infortunia al gomito alla prima giornata di campionato contro il Brescia e l’annata di Terim è una grande delusione; la musica cambia con l’arrivo di Carlo Ancelotti, plasma il suo Milan optando per un centrocampo per lo più tecnico (Pirlo, Seedorf, Gattuso, Rui Costa) e gettando le basi per un lustro vincente.

Rui Costa con la sua cetra sferica faceva danzare e cantare le Muse Shevchenko ed Inzaghi, sempre pronti a raccogliere uno dei suoi inviti e depositare in rete.
In 192 presenze con il Diavolo mette a segno soltanto 11 reti (solo goal belli però),ma si sa, a Rui non interessa fare gol, lui era il direttore d’orchestra della Scala del Calcio, lui voleva far danzare e cantare gli altri, e infatti mette a referto quasi 70 assist.

giphy (11)
Uno degli assist preferiti dal Musagete, in Supercoppa Europea contro i suoi rivali millenari del Porto, cross sulla testa di Shevchenko e gioia sia per i milanisti che per le aquile, il suo Benfica.

Al Milan vince tutto (1 Campionato, 1 Champions League, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Supercoppa Europea), ma vive anche le due più cocenti delusioni nella sua carriera: la maledetta finale di Istanbul contro il Liverpool, ma soprattuto la finale dell’Europeo 2004, la sconfitta per 1 a 0 contro la Grecia del suo alter-ego Apollo.

Il gol del momentaneo 2-2 di Rui Costa contro l’Inghilterra, partita poi vinta ai rigori.
Una delle migliori generazioni della Seleção Portuguesa di sempre (Oltre a Rui contava Figo, Cristiano Ronaldo, Pauleta, Deco, Maniche,..) ospita a casa propria l’europeo di calcio.
La compagine allenata da Luiz Felipe Scolari, dopo essersi sbarazzata di Inghilterra e Olanda ai quarti e semifinale, incontra la sorpresa del torneo, la Grecia di Otto Rehhagel, allo stadio Da Luz di Lisbona, lo stadio del Benfica, lo stadio del Musagete.
Ma forse le 3 Parche, la personificazione greca del destino ineluttabile, dall’alto dei 2917 metri dell’Olimpo, hanno voluto fare uno scherzo a Manuel, rovinando una favola fino a quel momento perfetta. Con un gol di Charisteas gli ellenici sono a sorpresa campioni d’Europa. Per un giocatore come Rui, legatissimo ai suoi tifosi e a dove ha visssuto (i suoi figli ancora lo chiamano “babbo”) è un fallimento totale, decide di lasciare la nazionale subito dopo.
Al Milan. l’anno successivo, inizia il passaggio di testimone tra Rui Costa e Kakà, Ancelotti brevetta un modulo che li potesse far coesistere, l’albero di Natale, il 4321, ma dopo un’altra cavalcata epica Rui Costa viene di nuovo fermato ad un passo dalla sua seconda Champions League, nella terribile notte di Istanbul.
Dopo 6 stagioni decide di scucirsi dalla pelle la 10 rossonera e di tornare nella sua prima casa, il Da Luz, non prima di aver salutato a modo suo i tifosi: “Il Milan però ti entra nelle vene e non ne esce più”.
Il 19 settembre 2007 torna da avversario a San Siro ma viene accolto come un eroe dalla Sud che gli tributa una standing ovation infinita a fine partita.

L’11 maggio 2008 l’ispiratore delle Muse appende definitivamente gli scarpini al chiodo, quell’artista leale e appassionato, generoso e caparbio, imprevedibile e innamorato di questo meraviglioso sport decide di accettare un posto da dirigente del suo Benfica.
Però sa che non sarà dimenticato facilmente: “piango, piango come un bambino. Nel giorno che lascio i campi di calcio dopo 18 anni, più che la tristezza di farlo, mi resta la felicità e l’orgoglio per come sono festeggiato oggi.”
Ha lasciato una voragine con il suo addio, perchè con lui se ne andava anche la classe del tipico numero 10, e una squadra senza un 10 non è una squadra, per lo meno nel calcio romantico degli anni’90 e 2000. Rimarrà per sempre nell’Olimpo degli esteti, dei fantasisti, lui che forse nell’Olimpo ci ha vissuto per davvero.
Zorro Boban, dopo avergli ceduto la 10 lo descriveva così “E’ un fuoriclasse puro, quindi giocatore di statura straordinaria, mondiale. E l’ unico, assieme a Zidane, in grado di cambiare volto a una squadra. Anzi più di Zidane. Rui è giocatore universale, completo.”
E chissà che lassù, a 2917 metri, gli Dèi qualche brindisi non se lo siano fatti per davvero.

“Brinda Pallade Atena, brinda Minerva, brinda Afrodite, brinda Vulcano, brindano gli Dèi, si abbraccia  Zeus con Pallade Atena, il Musagete!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *