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La seconda volta di Ronaldo

Ci sono alcuni colpi di mercati talmente impensabili da lasciare giocoforza il lettore dubbioso, nonostante per giorni si parlasse di un imminente accordo sembrava davvero improbabile vedere Cristiano Ronaldo, il miglior giocatore del globo, vincitore di tre Champions League di fila, calcare i campi di gioco italiani. Invece è tutto vero, la Juventus mette a segno un colpo epocale, assicurandosi le prestazione di CR7 e rilanciando le ambizioni, soprattutto a livello europeo, di una squadra ormai abituata a trionfare in Italia.

Il primo quesito che è lecito porsi, una volta realizzato che sì, CR7 è bianconero, è l’effettiva tenuta economica di un operazione di questo tipo, si parla di 100 milioni al Real, 12 a Mendes di commissioni e 30 all’anno per il calciatore portoghese.

KPMG ha effettuato una stima su quello che potrà pesare l’ingaggio della stella portoghese, e si parla di quasi 100 milioni all’anno contando ammortamento e stipendio del calciatore, una vera e propria zavorra per le casse bianconere, ma di certo un investimento tutt’altro che sconsiderato.

Tralasciando il valore tecnico di CR7, che di fatto alza l’asticella, candidando la Juventus a lottare più che mai per la vittoria finale in Europa, il fuoriclasse porta con sè una serie di asset non tangibili che devono essere presi in considerazione, parliamo dello sportivo più seguito sui social, che non può fa altro che accrescere la visibilità della Juventus e, di riflesso, del calcio italiano, dal quale si potrà senz’altro beneficiare nel lungo termine. Non a caso, da quando le voci di un possibile trasferimento si fanno più insistenti le quotazione della Juventus sono impennate: il titolo ha sfiorato quota 0,90 euro per azione, toccando il proprio massimo in chiusura da oltre un anno: l’ultima chiusura con un valore così alto è datata addirittura 10 maggio 2017, quando il titolo aveva chiuso a quota 0,9200 euro per azione, una crescita in vista della finale di Champions League del giugno 2017. E pensare che il primo luglio il titolo era a quota 0,6190 euro, un aumento quasi del 50% in poco più di un mese.

Si può in un certo senso, tralasciando la differenza anagrafica dei due, paragonare CR7-Juve a Neymar-PSG; il brasiliano ha di fatto portato con sè visibilità e sponsor, aumentando, a detta dello sceicco Nasser Al-Khelaifi, i ricavi dei parigini di una cifra tra il 20 ed il 40%. Analogamente Cristiano Ronaldo porterà con sè una serie di ricavi extra, a partire dal merchandising, continuando con gli abbonamenti che plausibilmente, nonostante il massiccio aumento di prezzo, andranno a ruba.

Inoltre la Juventus, grazie ad un lustro di oculate operazioni di mercato che hanno portato i bianconeri a poter contare non solo su una ampia rosa di qualità, ma anche su una infinita serie di giovani calciatori futuribili in prestito in giro per l’Italia può contare su massicci ricavi potenziali da cessioni che potranno non necessariamente includere i big; già solo con Audero, Mandragora, Cerri, Favilli, Sturaro e Rugani i bianconeri potrebbero parzialmente coprire l’investimento senza rinunciare a qualche pezzo pregiato.

In attesa di vedere Ronaldo calcare l’Allianz Stadium, San Siro e l’Olimpico, sembra chiaro che la Juve, nonostante le esorbitanti cifre, abbia messo a segno un colpo fondamentale per le ambizioni e coerente con quelle che sono le possibilità economiche bianconere; l’unica incognita che potrebbe in parte danneggiare la genuinità dell’operazione è l’eta di CR7, avendo firmato un quadriennale, il portoghese arriverebbe a giocare l’ultima stagione in bianconero alla veneranda età di 37 anni.

D’altro canto il portoghese qualche mese fa dimostrava un’età biologica di 23 anni, quindi un calo di prestazioni è tutt’altro che scontato.

Come cambia il calcio italiano?

L’innesto di Ronaldo allarga però inevitabilmente il già netto divario tra Juventus e il resto delle squadre, c’è quindi da capire come questa aggiunta alla rosa possa fare effetto sulla Serie A.
Pochi giri di parole e due alternative. Rinascita o decadenza totale, il calcio italiano si trova di fronte ad un bivio: seguire il sentiero di un campionato filo-germanico  o rinascere dalle tenebre e ritornare agli albori dei primi anni 2000. Dominio assoluto o aumento della competizione? Tesi discordanti, ma entrambe possibili.

Da un canto Inter e Roma, la “Milano e la Roma bene”, quadrifoglio in un arido prato, la speranza di ognuno. Due squadre che stanno rispondendo a modo, che ai colpi del leone non scappano, bensì subiscono e imparano, cercando di coglierne i punti deboli per sconfiggerlo al prossimo incontro. I nerazzurri raggiungono il punto massimo dopo l’impresa del 2010, croce e delizia della squadra meneghina. La società di proprietà cinese, dopo una qualificazione alla prossima edizione della Champions conquistata in extremis e con i conti in linea con i paletti europei, è decisa a ritornare ai vertici mettendo a disposizione competenza e capitale. Manca ancora qualche aggiustamento per il definitivo salto di qualità, ma la squadra di Spalletti sembra aver serie intenzione, come testimoniano i primi giorni di ritiro. La Roma, invece, segue il sentiero imboccato lo scorso anno, riproponendo la linea verde tanto amata da Di Francesco e riuscendo ad accaparrarsi alcuni dei migliori talenti in circolazione, a cui va aggiunto il tocco di fino del Flaco Pastore.

D’altro canto, tralasciando l’immobilismo di natura organizzativa che sta travolgendo il Napoli di Ancelotti, è possibile scorgere il Milan e la Lazio, oltre alla Fiorentina e alla Sampdoria. A vincere è sempre il sentimento e la passione, testimonianza di quei 50 supporter rossoneri che si sono presentati a Milanello per stare affianco alla squadra e all’allenatore. Un gruppo senza una linea societaria, divisa tra la bufala Li e l’ignoto Elliot, con un allenatore che brancola nel vuoto cercando di riassemblare pezzi rotti e scomparsi da qualche stagione. Il Milan non è pronto e probabilmente non lo sarà per questa stagione a causa della stangata della UEFA e di una dirigenza fantasma. La Lazio, invece, prosegue con la ricerca disperata di talenti, tramite l’oscuro piano progettato da Tare per arrivare a raggiungere la Champions League acquistando promesse visionate e studiate grazie ad un’attenta analisi di scouting. Per quanto può funzionare? Quante volte ancora riuscirà a raggiungere i vari Milinkovic e Felipe Anderson? Una strategia a doppia lama, ad alto coefficiente di rischio e non sempre infallibile.

Stare a guardare o reagire? Il contraccolpo psicologico di dover affrontare il giocatore più forte al mondo porta rassegnazione nei più deboli e stimoli nei più ambiziosi. L’augurio è che le altre società capiscano l’importanza dell’arrivo di Ronaldo alla Juventus, sinonimo di un nuovo inizio del calcio italiano. Adesso la palla passa agli avversari che devono decidersi se farsi inghiottire dal mare, o iniziare a nuotare per cavalcare le onde e vedere una nuova alba.

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