fbpx
Vai al contenuto

Ricardo Quaresma ha deluso le aspettative

Sul nostro profilo Instagram vi abbiamo chiesto quale fosse il giocatore che ha deluso di più le aspettative in Serie A. I risultati hanno incoronato Ricardo Quaresma come “vincitore”. Scopriamo di più sulla sua esperienza italiana.

Il caso “Calciopoli”, scandalo che colpì la Serie A nel 2006 e motivo stimolante della vittoria della coppa del mondo in terra tedesca, aprì una nuova parentesi all’interno del cervellotico meccanismo del calcio italiano. A raccogliere i frutti delle indagini, che videro coinvolti centinaia di soggetti, tra squadre, dirigenti e giocatori, fu l’Inter di Massimo Moratti. Nerazzurri che dopo i fausti tempi di Ronaldo e della Coppa Uefa contro la Lazio non erano mai riuscita a superare l’egemonia del Milan in Europa e della Juventus all’interno dello stivale, limitandosi a sporadici trofei e qualche cavalcata trionfante di Vieri ed Adriano.

Così, dall’estate 2006, l’Inter e Moratti riuscirono a mettere le basi per un glorioso futuro che solamente 5 anni dopo, in maniera forse inconsapevole, si tramutò in uno dei più grandi successi sportivi a livello italiano. Gli anni con Roberto Mancini alla guida dei milanesi culminarono in schiaccianti vittorie nel bel paese, dove la concorrenza poteva solo ammirare la potenza di una corazzata trascinata da Zlatan Ibrahimovic, ma in ripetuti insuccessi a livello europeo, luogo in cui i nerazzurri manifestarono una timidezza reverenziale nei confronti delle concorrenti.

“Uomini forti, destini forti”, citazione che rimbomberà nella mente dei tifosi interisti qualche anno dopo, quando sarà un certo Vecino a prenderla e a riportare i nerazzurri laddove il patron Massimo Moratti cercò di arrivare qualche anno prima. Per raggiungere l’obiettivo europeo, il petroliere decise di affidare la panchina ad un astro nascente in via di affermazione come Josè Mourinho, precedente pioniere di un vincente Chelsea e condottiero di un Porto straripante.

Ogni allenatore, così come Josè Mourinho, possiede una propria idea di calcio, un’identità filosofica che cerca di trasmettere ai suoi giocatori. Il portoghese gioca con il 4-3-3 o, quando decide di essere alternativo, con il 4-2-3-1, definendo come gli esterni alti siano il motore del proprio gioco.

Corre il mese di settembre dell’anno 2008, quando all’ultimo giorno di mercato l’Inter riesce a portare alla Pinetina Ricardo Quaresma, giocatore dal roseo futuro e tassello mancante di un Inter che Mourinho aveva costruito sulla base degli schieramenti prediletti. Un esterno che andava ad aggiungersi all’acquisto di Amantino Mancini, autore di quel gol di tacco volante nel derby romano in grado di stregare qualsiasi appassionato di calcio.

La trivela di Ricardo Quaresma

Il ragazzo di origini romanì, il cui marchio di fabbrica sembra essere un colpo da circo più che una caratteristica essenziale, cresce nello Sporting Lisbona, si svezza nelle file del Barcellona, per poi esplodere definitivamente con la maglia del Porto, società storica che ha cucito le fondamenta del palmares di Mourinho.

Tra l’entusiasmo caratteristico dei tifosi interisti, Ricardo Quaresma e la sua trivela, colpo di esterno unico nel suo genere, sia per efficacia che per stravaganza, si aggiungono ad una squadra che ha come obiettivo primario quello di scalare la cima d’Europa, cercando di raggiungere la coppa dalle grandi orecchie.

L’euforia di vedere il numero 77, poiché il 7 era già stampato sull’elegantissima cifosi di Luis Figo, giocatore a cui spesso Quaresma è stato paragonato, scorrazzare per le praterie di San Siro è alle stelle, tanto da riservargli un’ovazione particolare al momento del suo esordio. Tifoseria follemente innamorata che viene subito ripagata, perché Ricardo, con una trivela, la cui traiettoria viene deviata da Giuseppe Macara, riesce a segnare e ad agguantare un momentaneo pareggio.

E come viene naturale pensare in questi casi, “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Nel caso di Quaresma chi ben comincia, è alla fine dell’opera, perché il portoghese dopo la promettente prestazione messa in mostra contro il Catania decide di sparire, riuscendo a tradire anche la fiducia di Mourinho, che dopo diversi tentativi di risurrezione si decide a lasciarlo partire. Direzione Londra, prestito secco per 6 mesi, attratto dall’alchimia iberica con Luis Scolari all’epoca allenatore del Chelsea. L’esperienza nella capitale britannica è altrettanto fallimentare complice anche l’esonero di Scolari che tanto aveva professato di riuscire a rigenerare il connazionale.

Il gol di Quaresma contro il Catania

Così Ricardo torna a casa, se così si può definire, perché il suo animo ribelle non si ambienta al grigiore milanese, se non durante le ore notturne, dove sembrava essere più a suo agio. Mandato in tribuna per una condizione fisica poco congrua alla professione di calciatore, nella stagione 2009-2010, non una qualunque scoprirà il maggio seguente, riesce ad ereditare la casacca numero 7 da Luis Figo. La magia del “Paso Doble” non riesce ad influenzare le qualità di Quaresma e l’eleganza di Ricardo si infrange sul capello rigorosamente pettinato e sul nastro dei calzettoni.

Una stagione così drammatica da essere ricordata per sempre, perché quell’anno, anche se da non protagonista, anzi quasi da fantasma, Quaresma riesce ad accarezzare tutte le tre maggiori competizioni, entrando nella storia come uno degli “eroi del triplete”.

In un biennio nerazzurro, escludendo l’esperienza oltre Manica, il portoghese colleziona 24 presenze totalizzando una sola rete, con la complicità della deviazione di Mascara, e 2 assist. Numeri sotto le aspettative per un giocatore pagato 20 milioni di euro e su cui Josè Mourinho e i tifosi nerazzurri avevano riposto numerose speranze.

L’adattamento al campionato italiano non è mai semplice, soprattutto in una piazza come la Milano nerazzurra, sempre pronta a giudicare al primo sgarro. “Uomini forti, destini forti”, avrebbe detto il buon Luciano Spalletti qualche anno dopo, destino che lo ha portato in Turchia e lo ha coronato campione di Europa col Portogallo.

Errore di Ricardo o errore dell’Inter, ma Quaresma rimane il più grande rimpianto degli ultimi 10 anni di Serie A, dove la qualità del romanì avrebbe sicuramente fatto piacere agli occhi degli appassionati, anche con una lacrima tatuata sul viso, la stessa dei tifosi nerazzurri…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.