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La clamorosa telenovela Fernando Hierro

Il ciclone mediatico che ha colpito la Spagna pochi giorni prima del Mondiale, scatenato dall’ufficializzazione di Lopetegui come nuovo allenatore del Real Madrid e terminato con l’allontanamento dell’allenatore spagnolo, ha scaraventato nell’occhio del ciclone Fernando Hierro, che però, col senno di poi, non è forse riuscito a spegnere l’incendio pre-mondiale, abbandonando anzitempo la Russia.
Le 4 apparizioni sulla panchina della Roja hanno però fatto tornare alla memoria la carriera calcistica di Hierro, vera e propria leggenda del Real Madrid. In 14 anni al Santiago Bernabéu ha collezionato più di 600 apparizioni, mettendo a referto 127 gol, una cifra esorbitante per un difensore; ma tutta la sua carriera sarebbe potuta andare in maniera diametralmente opposta, se solo l’Atletico Madrid fosse riuscito nel suo intento, nella calda estate del 1989.

Dopo due eccellenti stagioni da regista difensivo del Real Valladolid, Hierro era il più succulento oggetto del desiderio nella sessione di mercato 1989, i colchoneros e i blancos erano più che interessati ad assicurarsi un talento del genere, e già a stagione in corso si erano registrati i primi assalti per Hierro. All’epoca, il presidente dell’Atletico era Jesús Gil, che appena due anni prima aveva portato al Calderon il pallone d’Oro Paulo Futre, rilanciando le ambizioni dei colchoneros: Hierro era il secondo obbiettivo per una squadra di superstar che potesse tenere testa alle merengues. Gil riuscì, ad una manciata di giornate dalla fine della Liga, a stringere un accordo con il presidente del Valladolid: erano i primi giorni di giugno e i Blanquivioletas erano ospiti al Calderon; in quell’occasione i dirigenti colchoneri, forti di un accordo totale, anticiparono a Hierro che lo stadio in cui aveva giocato quel giorno sarebbe stata la sua nuova casa: “Quando arrivai allo stadio quella mattina il presidente mi confessò che sarei diventato un calciatore dell’Atletico”, ammise Hierro a fine partita alla Televisión Española.

Hierro con la 6 colchonera al Calderon

Lo stesso giorno Hierro si prese il tempo per scattare le foto di rito, scelse la maglia numero 6; tutto sembrava ufficializzato, ma si sa, finchè la firma nero su bianco sul contratto non compare, tutto può succedere, soprattutto quando gli eterni rivali sono il Real Madrid.
Ramón Mendoza, all’epoca presidente dei blancos, non aveva certo intenzioni di alzare bandiera bianca, e aproffittò della finale di Copa del Rey, che vedeva Valladolid e Real Madrid giocarsi il trofeo, per riaprire il discorso Hierro, offrendo una somma di denaro sostanzialmente superiore ai cugini, promettendo sopratutto di lasciare Hierro in prestito al Valladolid per un’altra stagione.

Ironia della sorte, la finale si giocava proprio al Vicente Calderon, dove qualche settimana prima i colchoneros erano convinti di essersi assicurati le prestazioni di una futura bandiera del calcio spagnolo.
La palla passò al giocatore, che dal canto suo era rimasto infastidito dal comportamento dell’Atletico, reo di avergli comunicato di essere stato acquistato, come un fulmine a ciel sereno e senza tempo per rifletterci; lo spagnolo non ci impiegò quindi molto a preferire i blancos.

La telenovela si concluse con Hierro che posa in maglia bianca, nonostante un pre-accordo con l’Atlético che costò a Mendoza una multa di 30 milioni di pesetas, di fatto una goccia dell’oceano, nemmeno un decimo della cifra sborsata per Hierro. Gil, il presidente dell’Atletico, per addolcire la cocente delusione dello smacco madridista, investì la somma ricevuta da Mendoza in un orologio per ogni giocatore, con un cinturino in pelle, il logo dell’Atletico e una piccola incisione nella parte anteriore: “Regalo di Don Ramón”. Fondamentalmente fece in modo che il presidente del Real Madrid comprasse ad ogni giocatore dell’Atleti un orologio.

Per quanto soddisfacente e comico, l’orologio non fu nulla in confronto a Fernando Hierro, che, con la maglia bianca vinse cinque campionati e tre trofei europei, due dei quali da capitano.
Dall’altra parte del Manzanarre, senza Hierro, i colchoneros inanellarono una serie di sfortunate stagioni che sfociarono nella amara retrocessione del 2000.

Nessuno saprà mai come sarebbe stato Hierro con la 6 dell’Atleti, ma probabilmente il gap tra le due squadre si sarebbe senz’altro ridotto; invece finì così, con Hierro che diventò una favola per il Real Madrid ed un incubo per l’Atletico.

 

 

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