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Rapid Vienna, il Walzer biancoverde

“I veri paradisi sono i paradisi che si sono perduti”. Lo affermò lo scrittore francese Marcel Proust, e chissà se nella periferia ovest della capitale austriaca, nel quartiere di Hütteldorf, i tifosi più anziani del Rapid Vienna non siano anch’essi convinti che le gioie passate, sottratte allo scorrere del tempo, facciano parte di un trascorso glorioso in nessun modo paragonabile al presente. I motivi per crederlo ci sono. Parliamo inevitabilmente di un calcio che non c’è più. Un calcio non solo da vivere, ma da toccare con mano. 

La prima pagina della storia del club più popolare d’Austria si scrive a cavallo del 19° e del 20° secolo, ma, come ogni tifoso biancoverde ama ricordare, la storia gloriosa della società viennese coincide con l’edificazione nel 1912 a Hütteldorf della leggendaria “Pfarrwiese”, la casa di ogni biancoverde. Definirlo stadio o campo da calcio per ogni tifoso è riduttivo. Era quel posto in cui non si sventolavano bandiere ma sciarpe e cappelli biancoverdi cuciti a maglia. Il pubblico stava in piedi a meno di cinque centimetri dalle linee che delimitavano quel campo distrutto di domenica sera dopo ogni battaglia dei cannonieri biancoverdi. Era il posto dove l’atmosfera viene definita da chi l’ha vissuta come rozza, dura, rumorosa e selvaggia, degna di una vera e propria battaglia, ma allo stesso tempo dannatamente magica. Il Rapid era forte e sporco, ma sporco di terra.

Tifosi biancoverdi assistono alla partita della loro squadra

 

 

Il campionato austriaco oggi non gode certo di grande considerazione, ma è bene ricordare che a quel tempo l’area geografica mittel-europea era la culla del calcio europeo continentale. L’Impero Austro-Ungarico infatti cominciò a dare molta importanza al calcio negli anni della prima guerra mondiale ed il club viennese ovviamente ne beneficiò in modo importante. La crescita fu continua e di anno in anno la bacheca dei trofei si arricchiva sempre di più. Inevitabilmente, attirando l’attenzione delle masse, si cominciò a pagare per vedere le battaglie settimanali dei “Rapidler”. Il fatto che i tifosi del Rapid facessero parte di una realtà popolare di un distretto periferico della città, implicò che gran parte dei tifosi non potè permettersi l’entrata. Le immagini di spettatori arrampicati sugli alberi e sui muri circostanti sono celebri ancora oggi.

I metodi ingegnosi dei tifosi

 

Negli anni venti il SK Rapid Wien divenne a tutti gli effetti una della squadre più forti d’Europa ed ebbe il vanto di avere nell’organico quello che secondo molti fu il primo divo del calcio europeo, ovvero l’attaccante austriaco Josef Uridil. Il calcio austriaco era in costante ascesa, sia a livello di club così come per quanto concerne la Nazionale che negli anni 30 venne soprannominata “Wunderteam”, ovvero squadra delle meraviglie. I migliori talenti di quegli anni in Europa, nascevano in Austria ed in Ungheria, un tempo unite.

Il Wunderteam guidato dall’allenatore Hugo Meisl

 

La storia dei biancoverdi di Hütteldorf conobbe un nuovo capitolo, che scaturì da una situazione che non aveva a che vedere con il calcio. Nel 1938, con l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, il Rapid venne inglobato nel sistema calcistico tedesco. Le squadre austriache furono da subito competitive e spesso superiori alle compagini tedesche, a testimonianza del fatto che in Austria il calcio si era evoluto in maniera minuziosa. Nel 1941 per la prima ed unica volta una squadra austriaca vinse il campionato tedesco, nemmeno a dirlo, fu il Rapid Vienna. Vinse la finale contro la compagine tedesca di maggior blasone: lo Schalke. Fu Franz Binder, detto “Bimbo”, il giocatore della serata, in quanto mise a segno una tripletta che permise ai “Kannoniere” di rimontare lo 0-3 iniziale fissando il risultato sul 4-3 e di portare la coppa a Vienna. Nonostante la guerra, il Rapid riuscì a portare un piccolo momento di gioia nelle case degli affezionati tifosi a Hütteldorf. Nel Marzo del 1945 tuttavia, il rombo dei cannoni dell’Armata Rossa coprì i fischi degli arbitri, ed il calcio si fermò.

La finale vinta dal Rapid a Berlino davanti a 95.000 spettatori

 

Nel settembre di quell’anno però, il calcio ripartì, con la consapevolezza che il calcio austriaco era ormai lassù, insieme alle migliori compagini europee. Il Rapid vinse nuovamente il campionato austriaco ed iniziò ad essere il bacino di maggior spicco da cui attingere per la Nazionale austriaca. Quando i talenti biancoverdi rappresentavano la loro nazione c’era un unico rivale in Europa capace di batterli: sempre e solo l’Ungheria. I “cugini” magiari sembravano sempre superiori, a Budapest così come a Vienna, potendo contare su fuoriclasse come la leggenda mondiale Ferenc Puskàs. L’Austria ottenne un risultato importante al mondiale di Svizzera 1954 piazzandosi al terzo posto ma non riuscì a ricreare il “Wunderteam” degli anni trenta. Il Rapid in quegli anni era temuto non poco, tanto che spaventò il Real Madrid di Alfredo Di Stefano campione in carica della Coppa dei Campioni, imponendosi per 3-1 a Vienna nel ritorno degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1956/1957 con una tripletta della leggenda del calcio austriaco Ernst Happel. Se il regolamento attuale fosse stato in vigore il Rapid avrebbe passato il turno, tuttavia la regola sulle reti segnate fuori casa non esisteva al tempo. Pertanto si giocò una terza partita, la cosiddetta “Bella”, che vide i biancoverdi sconfitti dai Blancos a Madrid dopo aver ceduto a questi ultimi il diritto di poter giocare in casa.

La prima pagina di una rivista madridista in occasione degli incontri in Coppa dei Campioni

 

Dagli anni sessanta in poi, il declino della squadra biancoverde fu evidente. I risultati non arrivavano e le delusioni si accumulavano, facendo dilagare il malcontento. Il digiuno di successi dei cannonieri viennesi durò a lungo, ma una nuova era biancoverde sembrava alle porte quando ci si rese conto di avere in squadra nuovamente un fuoriclasse che poi si rivelò essere uno dei calciatori austriaci più forte di tutti i tempi: Hans Krankl. Con lui il Rapid rinacque, e la bacheca dei trofei scoprì una nuova primavera. Krankl venne ceduto al Barcellona nel 1978 per poi tornare a Vienna nel 1981 ed aiutare la sua squadra a raccogliere altri successi nazionali così come soddisfazioni europee che permisero ai “Rapidler” di riposizionarsi sulla mappa del calcio europeo che conta. Fu il sentitissimo derby contro l’Austria Vienna a dare vita alle partite più memorabili del Rapid di quegli anni. Un Rapid pratico, pragmatico, che giocava prevalentemente con passaggi e lanci lunghi perchè a detta dell’allenatore biancoverde del tempo, Otto Baric, “nel calcio bisogna essere veloci, ed il passaggio lungo è il mezzo più veloce”.

Nel frattempo la leggendaria Pfarrwiese venne abbandonata, e le partite casalinghe dei biancoverdi si giocarono nel nuovo stadio intitolato all’archittetto che lo progettò, nonchè ex-calciatore biancoverde Gerhard Hanappi, chiamato “Santo Hanappi” dai tifosi. La beatificazione di quest’ultimo non deve stupire visto il motto della squadra di Hütteldorf che recita “Il Rapid è la nostra religione”.

Hans Krankl con la maglia del Rapid

 

La società tuttavia è vittima di un nuovo tracollo. Oltre che di risultati anche finanziario. All’inizio degli anni novanta il Rapid è in piena crisi economica e deve fare i conti con un problema che per fortuna oggi non sussiste più, ovvero la scarsa affluenza di pubblico. La situazione è critica ed il club si trova sull’orlo del fallimento. Il creditore principale, la Bank Austria, paventa addirittura una fusione fra le due squadre cittadine, ma dopo le forti proteste degli Ultras di entrambe le squadre, questa possibiltà viene scongiurata. Anche il temuto fallimento smise presto di angosciare società e tifosi e nel 1996 il Rapid ottenne il suo ultimo risultato di rilievo in Europa. La squadra quell’anno si classificò al secondo posto in Coppa dell Coppe, arrendendosi solamente di misura al Paris Saint Germain in finale a Bruxelles.

L’ultimo successo nazionale è quello del 2008, quando i biancoverdi vinsero il campionato. Da allora, solo delusioni. 

L’Allianz Stadion, il nuovo stadio del Rapid Vienna

 

Le cocenti sconfitte, la mancanza di risultati e la consapevolezza che i talenti migliori colgono ogni occasione che si presenta per giocare in un campionato più competitivo, hanno generato un malcontento tra i tifosi che occasionalmente sfocia nell’aggressività.
Il Rapid non è più sulla mappa del calcio internazionale di alto livello, ed ognuno ne è consapevole. Ma l’identità biancoverde nessuno l’ha scordata, e la speranza di un futuro roseo è ancora in piedi ed ogni tifoso combatte affinchè la fiamma della speranza di tornare ad essere quelli che battevano i Blancos di Di Stefano sul vecchio campo della Pfarrwiese, che ora dista solo 200 metri dall’Allianz Stadion del Rapid, venga alimentata dal “Rapidgeist” , lo spirito Rapid, capace di rimonte leggendarie. E non si spenga mai.           Un due tre, un due tre, a ritmo di Walzer il Rapid cade e riparte.

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