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Ode a Donny Van De Beek

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Un anno fa molti di noi, diciamo pure i romantici o i sognatori, si struggevano per la crudele fine della cavalcata europea dello splendido Ajax di Erik Ten Hag.

Un sogno spezzato a nemmeno un minuto dalla gloria dalla classica “serata di grazia” che un giocatore ha poche volte nella sua carriera, Lucas Moura decise di averla proprio quella sera, proprio in quello stadio.
Ma sebbene molti olandesi abbiano molto caro il concetto del “A Rotterdam vengono fatti i soldi e ad Amsterdam vengono spesi”, la città dei canali è una città che ha il lavoro e il perfezionismo dentro le proprie vene e la maglia dell’Ajax, da sempre cucita a doppio filo sulla pelle degli “Amsterdammers”, ne è un esempio.

Senza il lavoro degli allenatori del “De Toekomst”(il settore giovanile ajacide) Matthjis de Ligt non avrebbe sviluppato quel fisico da body builder che corre i 100mt in 12 secondi, Donny Van De Beek non avrebbe corretto i suoi difetti posturali e di corsa tramite infinite sedute specifiche ed e entrambi non sarebbero stati parte della splendida stagione scorsa.
Ma non è un mistero che tante volte l’occhio della critica e dell’opinione pubblica indugi su un solo particolare, lasciando da parte altri elementi che la nostra vista ormai molto sviluppata potrebbe cogliere senza alcuna fatica.


Se infatti tutti hanno scritto fiumi di parole sul giovane capitano coraggioso De Ligt o su quello splendido centrocampista che è Frenkie De Jong, pochi hanno concentrato la propria attenzione sul ragazzo di Nijkerkeveen da 17 gol e 13 assist in 57 presenze.
Donny Van De Beek non nasce a due passi da Amsterdam come De Ligt, viene dall’altra Olanda, quella agricola, quella figlia delle bonifiche cinquecentesche che ancora oggi produce e esporta i suoi prodotti in ogni angolo del mondo.
Ben presto il suo talento diviene troppo stretto per le fattorie, ma quando il numero 6 ajacide arriva ad Amsterdam è molto lontano dall’essere il giocatore che è oggi.

Van de Beek esulta dopo aver segnato a LLoris il gol del vantaggio a Wembley
L’urlo di Donny contro il Tottenham. Foto : newsbeezer

Sin dalla rivoluzione cruijffiana l’Ajax costruisce schede di miglioramento ad personam per i ragazzi delle proprie giovanili, valorizzandone i pregi e limandone i difetti tramite allenamenti anche presi da altre realtà, dall’atletica al football americano.
Questo consente a “The Don” di migliorare a livello atletico, fisico e posturale, completa la sua già ottima abilità tecnica e migliora il suo gioco senza palla, d’altronde è difficile non imparare in fretta quando si ha un maestro come Dennis Bergkamp.

Dall’esordio nel magico scenario del Celtic Park con Frank De Boer in panchina la sua è una parabola ascendente che lo porta a valere attualmente 44 mln di euro (fonte Transfermarkt) ma a passare tuttavia sempre in secondo piano.
Van De Beek non ha il talento debordante e scandalosamente elegante di De Jong, né la forza di De Ligt o la classe di Ziyech, o meglio ha tutte queste cose, ma in piccole dosi, è un giocatore universale di enorme completezza ed è stata la vera scintilla degli ultimi 30 metri offensivi dell’Ajax.

Il suo ruolo di falso trequartista infatti gli permetteva di muoversi con grande libertà, toccando meno palloni degli altri centrocampisti ma buttandosi costantemente nello spazio, perfettamente inserito quindi nel gioco di posizione fluido dei lancieri che iniziava con regole fisse in fase di uscita palla difensiva ma che una volta superata la prima linea di pressione si abbatteva come una tempesta sulle retroguardie avversarie.

Una persona moderatamente importante nel mondo Ajax come Johan Cruijff diceva che è proprio giocare un calcio semplice ad essere difficile, eppure sembra essere questo il vero compito di Donny Van De Beek: semplificare, collegando i reparti, combinando e pungendo sotto porta.
Se poi infatti all’indispensabile lavoro tattico ci aggiungiamo una media gol da attaccante allora ci si ritrova davanti a una vera pepita d’oro, sarà per questo o sarà per la sua classica esultanza prima ancora che la palla baci la rete ma il ragazzo di Nijkerkeveen ha decisamente rubato il mio cuore e forse a giudicare da queste note ,non solo il mio…

Senza il caos Covid “Maradonny” era stato sicuramente il più continuo dell’agrodolce stagione dell’Ajax, il tutto tra una foto in curva durante un match fuori casa da infortunato e una cena a casa del suo vecchio mentore Bergkamp, attualmente diventato suo suocero.
Siamo sicuri però che da quest’estate a contendere il suo cuore alla bella Estelle arriveranno tante offerte e magari saranno altri stadi a vibrare al ritmo della sua Ode.

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