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Real Madrid: più le cose cambiano, più restano uguali

A cura di Luca Bozzetti

Mercoledì scorso Cristiano Ronaldo ed il Real Madrid si sono riavvicinati, almeno sulla cartina geografica. Il portoghese giocava a Valencia, appena 360 chilometri dal Bernabeu e, mentre si vedeva sventolare davanti alla faccia il cartellino rosso, i suoi vecchi compagni infierivano una dolorosa lezione di pallone ai giallorossi.

Al di là del risultato, è proprio la qualità del gioco del Real che ha stupito, in fondo sono spesso volate critiche su come i blancos riuscissero a vincere senza brillare. O di come, nonostante l’incredibile densità di campioni, il tifoso madridista fosse sempre costretto a soffrire più del dovuto. L’addio di Zidane e Cristiano ha in un certo senso reso possibile una netta inversione di rotta, una totale apertura ad un nuovo ciclo.
Si riparte da un nuovo tecnico, e, complice la penuria di grandi allenatori liberi, la scelta, per ora oculata, ricade su un profilo che avesse già avuto a che fare con Madrid e che conoscesse già parte della rosa: Lopetegui.

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Così, con grande stupore del mondo e grande irritazione della RFEF, che ha risposto sollevandolo dall’incarico, Lopetegui riparte da Madrid. Il più grosso problema da affrontare, per il nuovo coinquilino della Casa Blanca doveva essere quello di sostituire il numero 7 partito in direzione Torino. Non è arrivato un pezzo da novanta, un nome altisonante, ma solo qualche puntello per un impianto di gioco ben strutturato che ha da subito raccolto feedback positivi dagli addetti ai lavori, ma soprattutto dal tifo madridista.

A Madrid sono arrivarti in estate ragazzi giovani e con voglia di dimostrarsi all’altezza del club come Odriozola, Vinicius e Mariano Diaz, oltre al portiere ex Chelsea Courtois, un investimento necessario viste le insicurezze di Navas. Se il terzino ex Real Sociedad sembra essere il naturale erede di Carvajal sia a Madrid che con la maglia della Roja, gli arrivi dei due giocatori offensivi sono scommesse che Lopetegui ha voglia di vincere.
Vinicius Junior, attaccante classe 2000 pagato ben 45 milioni di euro dal Flamengo, potrebbe essere il nuovo craque del calcio moderno. Per preservare l’esborso economico e la crescita del ragazzo, il brasiliano è stato mandato con il Castilla, la squadra B del Real, almeno per il momento. Mariano Diaz torna invece nella capitale dopo una esperienza a Lione. L’impressione è che il ragazzino torna alla casa madre da uomo; significativo il gesto di prendere la maglia numero 7 sia da parte di Mariano, che mostra grande personalità, sia a parte della società, che ha permesso di indossare un numero sacro al madridismo ad un prodotto del proprio settore giovanile.

Il gol di Mariano Diaz contro la Roma; chi vi ricorda?

 

Il progetto del nuovo Madrid potrebbe avere in copertina proprio il terzino spagnolo, il brasiliano e l’ex Lione, giovani pronti a dare il cambio generazionale ad un club che deve adattarsi al cambiamento cercando di far rimanere invariati gli standard in termini di trofei. Una sorta di “Zidane y Pavones” bis, in cui i giovani devono amalgamarsi alle superstar già presenti in rosa per diventare essi stessi giocatori di fama mondiale.

A livello squisitamente tattico c’è forse la novità più grande portata dall’ex commissario tecnico spagnolo; il Real gioca un calcio molto “blaugrana”. Sembra assurdo, ma il nuovo allenatore ha modificato completamente l’assetto della propria squadra; il possesso blancos, unito comunque al solito gioco verticale ed ai ricami dei singoli, si avvicina molto di più alla Catalogna che al Real delle precedenti gestioni tecniche.

I due uomini simbolo del nuovo corso targato Lopetegui sono Karim Benzema e Gareth Bale, rinati dopo il ciclone estivo, dopo essere stati ai margini del progetto tecnico di Zizou. Il lavoro sporco del francese, affinato ad un grande spirito di sacrificio e alla straordinaria capacità di muoversi spalle alla porta è stata di grande aiuto per Cristiano Ronaldo e per la sua voglia di segnare.
Ora potrà giovarne il gallese di cristallo, Gareth Bale; proprio i ripetuti infortuni e l’ombra del 7 avevano gettato più di qualche perplessità sulla reale utilità  di un ragazzo pagato 100 milioni.
Con 4 gol e 2 assist in 5 uscite il numero 11 blanco sembra urlare a gran voce che in fondo l’erede di CR7 era già al Bernabeu.

Insomma, se a Valencia Cristiano piange, a Madrid se la ridono, almeno per il momento.

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