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Analisi del lunedì: Napoli-Lazio

In collaborazione con “Gegenpressing“: il loro video lo trovate qui

La 24esima giornata si configurava come un possibile turning point per la volata scudetto, con Napoli e Juventus di fronte a sfide quantomeno insidiose.
I bianconeri però, nonostante una prova opaca soprattuto in fase offensiva, espugnano il Franchi e scavalcano per una notte i partenopei, lanciando un forte messaggio alla compagine di Sarri, ormai abituata a giocare dopo i torinesi.
Gli azzurri sono quindi costretti a vincere la partita con la Lazio per consolidare il primato e si presentano al big-match del sabato sera con il forfait dell’ultimo minuto di Chiriches, che si aggiunge alla lista degli indisponibili assieme ai lungodegenti Ghoulam e Milik e ad Albiol (in panchina, ma non al meglio).
Spazio quindi a Lorenzo Tonelli, rispolverato dopo una prima parte di stagione da quinto centrale difensivo, a più di un anno dall’ultima presenza da titolare.
La Lazio arriva al San Paolo con la rosa quasi al completo, non convocati solo Felipe Anderson e Di Gennaro, ma nel momento più difficile della fin qui ottima stagione biancoceleste: 0 punti in due partite e solo due gol fatti, una miseria per quello che fino alla giornata scorsa era il miglior attacco della Serie A.
Simone Inzaghi opera solo due cambi rispetto agli undici della sconfitta interna contro il Genoa: in difesa Wallace preferito a Bastos nello schieramento a tre con De Vrij e Radu, mentre a destra il ballotaggio tra serbi viene vinto da Marusic, con Basta che parte dalla panchina. In attacco spazio a Luis Alberto ed Immobile, con lo spagnolo impegnato nel difficile compito di accompagnare il capocannoniere laziale nel primo pressing e, in fase di possesso, di collegare centrocampo ed attacco grazie alle sue qualità di assistman (Luis Alberto viaggia con una media di più di 2 chance create e 2 passaggi chiave a partita).

Pronti via e il Napoli è già sotto; dopo appena 2 minuti De Vrij batte Reina nel proseguo di un’azione di calcio d’angolo. È il settimo gol (su 15 totali) subito dal Napoli nel primo quarto d’ora di gioco, quasi la metà dei gol incassati arriva nel primo sesto di gioco, sicuramente Sarri avrà da lavorare sulle partenze a rilento dei suoi, che come un diesel sembra abbiano bisogno di troppi minuti per carburare.
D’altra parte la Lazio, guidata dal predominio fisico di Milinkovic-Savic, si dimostra ancora una volta efficace nello spaccare la partita fin dall’inizio; quello di De Vrij è l’ottavo gol segnato nei primi 15 minuti di gioco.

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La heat map di Jorgihno, ancora una volta fondamentale in tutte le fasi

Il buon inizio laziale è testimoniato da un’ottima fase difensiva, dove lo scopo degli uomini di Inzaghi è quello di arginare Jorginho, metronomo partenopeo e vero collante tra i diversi reparti. È prevalentemente Milinkovic-Savic a ricoprire il compito di rimanere incollato al regista, che non riesce a ricevere spesso il pallone e ad esprimere liberamente la propria creatività, anche se alla lunga il serbo paga qualche disattenzione tattica di troppo.

Inzaghi, in settimana, ha istruito alla perfezione i suoi uomini, in modo da tarpare il gioco napoletano sul nascere. Oltre alla stretta marcatura su Jorginho, è da evidenziare la struttura difensiva del centrocampo della Lazio, che si posiziona sempre molto compatto e stretto per evitare che il mediano e le mezzali del Napoli possano giocare liberamente. Luis Alberto, Milinkovic-Savic, Parolo e Leiva si spostano sinergicamente da una parte all’altra del campo a seconda del centrale partenopeo che decide di far partire l’azione. In queste situazioni un cambio di gioco può essere una buona soluzione per scardinare il pressing avversario, ma si sa, il lancio lungo non è molto affine alla mentalità di Sarri.

Non è tutto oro quel che luccica, infatti, il tecnico laziale, cercando di limitare il gioco napoletano, ha trascurato il ruolo di Luis Alberto, arma in più durante molte partite stagionali. Lo spagnolo sembra fuori dal gioco; si preoccupa più di schermare, in coppia con Immobile, i centrali difensivi, ma finisce per autodistruggersi: conclude il match con solo 25 passaggi effettuati, (ampiamente sotto la media personale, la metà per la precisione) con il 64% di successo.

Il repentino vantaggio della Lazio passa dalla mentalità di gioco con cui si presenta al San Paolo. Verticalizzazione, questa la strategia tattica usata da Immobile e compagni. Una continua ricerca del passaggio tra le linee in cerca della punta o di Milinkovic-Savic, determinante sul gioco aereo e negli inserimenti. Gli uomini di Inzaghi hanno condotto il 53% degli attacchi dalla fascia sinistra, anche se il gol è maturato dalla parte opposta, sintomo di una buona manovra che mette in ginocchio il Napoli per i primi 35 minuti. Il gol di De Vrij, su palla inattiva, ha un coefficiente xG di 0.64, infatti l’olandese si trova da solo in area di rigore dove può battere liberamente a rete. Dopo il vantaggio però i biancocelesti faticano a creare altre palle-gol importanti, e chiudono con un xG totale di 0.79
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La xG map finale

Nonostante l’iniziale difficoltà dell’armata di Sarri, a lungo andare il gioco napoletano prende forma e torna ai suoi altissimi livelli. Palla bassa, movimenti veloci e pochi tocchi, per cercare di colpire l’avversario quando meno se lo aspetta. Koulibaly e Jorginho, nonostante la fatica iniziale dovuta alla marcatura a uomo, sono il motore partenopeo in fase di impostazione. In totale realizzano quasi 250 passaggi, 115 Koulibaly e 127 Jorginho, con quest’ultimo autore di 3 passaggi chiave.

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La mappa che indica i passaggi completati da Mario Rui

Durante l’inizio del campionato, la fascia sinistra napoletana risultava essere l’arma vincente e in molti casi decisiva. All’epoca i protagonisti erano Ghoulam, Hamsik e Insigne. Con lo sfortunato doppio infortunio dell’algerino, è Mario Rui ad avere preso il ruolo di terzino. Dopo un inizio un po’ incerto, l’ex Roma, anche se coi giallorossi ha giocato solo 5 partite, è riuscito ad entrare nei meccanismi azzurri, risultando uno dei migliori in campo nella sfida di sabato sera. Il portoghese è autore di 113 passaggi completati con l’88.5% di precisione, una prestazione di altissimo livello, culminata dal gol e da 1 passaggio decisivo. Con le sgroppate di Mario Rui, sembra che sia tornata l’intesa “mancina”, anche se capitan Hamsik risulta essere ancora un po’ sottotono rispetto ai suoi standard.

In questa fase di gioco, che porta poi al gol viziato da un tocco di Wallace, si può notare la totalità del gioco del Napoli. Alto pressing e velocità, recupero palla e trasformazione dell’azione in rete, tramite una rapida verticalizzazione. Complessivamente la squadra di Sarri si è presentata bene in campo, trovandosi solamente destabilizzata dalla partenza lampo della Lazio, ma riuscendo, con pazienza, a rendere sempre meno efficace il gioco degli uomini di Inzaghi. Da sottolineare, costantemente, la pericolosità del tridente “piccole taglie”, con Callejon e Mertens che vanno a segno ed Insigne che risulta temibile in più di una circostanza. Il folletto napoletano è protagonista di 10 dei 17 tiri azzurri, anche se a scarso tasso di xG. Tuttavia, Lorenzo il Magnifico, riesce sempre a mettere in luce i suoi colpi di genio, in alcune situazioni, però, le giocate sembrano essere decisamente forzate. Molto più concreto, invece, il collega belga, che con 3 tiri riesce a raggiungere un punteggio di 0.97 xG, culminato dal suo quindicesimo gol in campionato.

Sembra che il sabato sera potesse mettere fine al predominio del Napoli in campionato, pagando quella presunta inferiorità numerica a livello di rosa rispetto ai diretti rivali della Juventus. Invece, il processo di maturazione partenopeo potrebbe aver raggiunto il suo picco massimo, manifestando una certa sicurezza nel recuperare anche le partite che si mettono in salita sin da principio. Questa stagione, infatti, il Napoli si conferma la squadra che guadagna più punti da situazione di svantaggio (21 punti), vincendo sette delle otto partite in cui è andato sotto nel punteggio. I 4 gol finali e il secondo tempo sono la personificazione del gioco di Sarri: dinamismo, possesso palla rapido e cinismo sotto porta. Una macchina che, quest’anno, all’interno dello stivale, si è fermata solo una volta per fare rifornimento e farsi recuperare dalla “supercar” di Allegri.
Napoli e Juve escono ancora più forti dalle difficili sfide con Fiorentina e Lazio, confermando un ruolino di marcia straripante (solo l’Inter di Mancini è riuscita a fare più punti di Juve e Napoli dopo 24 giornate, 66 contro i rispettivamente 62 e 63).

Siamo pronti per la corsa finale, sperando di vedere uno scontro mozzafiato fino all’ultima giornata. Il Napoli sarà in grado di tagliare il traguardo per primo, resistendo all’inseguimento dell’armata di Allegri?

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