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Naldo, il brasiliano tedesco

Da quando i giocatori brasiliani cominciarono a vestire le maglie dei club del vecchio continente, un luogo comune su di loro si propagò a macchia d’olio. Un luogo comune sì, ma piuttosto veritiero. Parliamo di quel malinconico desiderio di casa che in portoghese venne denominato “saudade”. Il termine è noto ancora oggi e descrive, come accennato, la nostalgia verso il luogo di origine ed il rimpianto di averlo abbandonato. Non è dunque di certo ambiguo il pensiero che un ragazzo brasiliano, sorridente e spensierato per natura, possa non sentirsi in simbiosi con un luogo molto diverso dal suo luogo di origine ancora oggi. Tuttavia Naldo Aparecido Rodrigues, conosciuto meglio semplicemente come Naldo, negli anni ha inconsciamente smentito questo stereotipo. Naldo ormai da 16 anni è a casa sua, la Germania.

Tutto ebbe inizio nel 2005, quando il Werder Brema acquistò il difensore centrale dalla Juventude. Fu in quell’anno che il gigante brasiliano venne a primo contatto con quello che oggi appunto è il luogo che ama e che considera casa sua. All’inizio della sua avventura ad ogni modo, nessuno riponeva in lui grande fiducia e lo scetticismo la faceva indubbiamente da padrone. I suoi connazionali infatti avevano raramente, per non dire affatto, avuto fortuna da quelle parti, sia dal punto di vista professionale che non. Il giovane brasiliano dal canto suo non diede un inizio sobrio alla sua prima esperienza tedesca dal momento che, come lui stesso ha ammesso, alla sua “festa di benvenuto” organizzata dai compagni finì con l’essere totalmente ubriaco.

Episodio di ebbrezza a parte, Naldo a piccoli passi iniziò a convincere tutti nello Stato di Brema grazie alla sua concentrazione in allenamento, alla sua dedizione al lavoro, alla professionalità in campo così come al suo essere solare che gli valse da subito la nomea di essere “il nuovo Aìlton”, suo connazionale che aveva vestito la maglia del Werder fino al 2004. Lo scetticismo e le perplessità iniziali vennero spazzate via come i palloni che il gigante buono con stacchi perentori allontanava dalla sua area di rigore. Sotto l’attenta guida dello storico allenatore del Werder Thomas Schaaf, Naldo divenne titolare inamovibile ed il beniamino dei tifosi. Sulle rive del Weser quell’anno lui e i suoi compagni si laurearono vice-campioni di Germania.

 

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Al suo secondo anno nella città dei musicanti, Naldo forma una coppia di centrali difensivi mastodontici insieme al nuovo acquisto Per Mertesacker. Entrambi molto alti così come piuttosto lenti ma, come disse di loro l’allenatore Thomas Schaaf, “arrivavano allungando una gamba là dove gli altri avevano bisogno di due passi”. Il nome di Naldo non fu solo strettamente legato a quello del compagno di reparto in quegli anni, ma anche a quello del suo connazionale, oltre che compagno di squadra, Diego. I due oltre che essere amici divennero anche vicini di casa. Il numero 4 del Werder divenne il beniamino dei tifosi grazie alle sue prestazioni eccellenti ed al grande numero di reti segnate per essere un difensore.

Naldo segnava prevalentemente di testa e da calcio di punizione con poderosi tiri. Già, il mastino sudamericano calcia le punizioni, quelle solitamente destinate ai numeri 10, a testimonianza del fatto che il fuoriclasse di una squadra può essere anche un numero 4. Naldo in cuor suo del resto sa di essere un numero 10, è quello che voleva essere da bambino. Nella sua città in Brasile giocava scalzo fino tarda notte in un campetto. Giocava da attaccante e ossesionato dal gol, affinò la sua tecnica in quel periodo. Giorno dopo giorno sentì che Brema e la Germania erano il suo luogo ideale per vivere, luogo in cui nacque suo figlio, al quale fin da subito volle dare un’istruzione in tedesco ed in inglese.

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Per il suo primo trofeo importante dovette aspettare la stagione 2008/2009. Naldo e compagni vinsero infatti la DFB Pokal, la Coppa di Germania, in finale contro il Bayer Leverkusen all’Olympiastadion di Berlino. Il risultato finale fu di 1-0, non fu lui a mettere a segno la rete decisiva, ma il suo compagno Mesut Özil. Insomma, la squadra di Thomas Schaaf non era affatto male potendo contare su Naldo, Mertesacker, Frings, Diego, Özil e Claudio Pizarro per citarne alcuni.Immagine correlata

Nel 2010 tuttavia, qualcosa andò terribilmente storto. Il centrale brasiliano è vittima di un grave scontro di gioco in una partita contro il Wolfsburg e l’infortunio sembra da subito molto serio. Lui stringe i denti finchè può, ed imbottito di antidolorifici porta a termine le partite rimanenti alla fine della stagione. L’infortunio però si aggrava e Naldo deve fermarsi. La diagnosi è di edema osseo. Starà fuori 14 lunghissimi mesi. Lui tuttavia non perse mai e poi mai il sorriso e affermò sempre che gli infortuni sportivi non sono niente in confronto ai veri problemi che la gente affronta ogni giorno in tutto il mondo. Insomma lui stava bene e non si permetteva lamenti perchè si sentiva e si sente un priviligiato. Era sicuro fin da subito che sarebbe tornato forte, nonostante in molti professassero un fine carriera anticipato. 

Ebbe ragione lui. Naldo tornò. Tornò ad essere anche il beniamino dei tifosi, anche se probabilmente non ha mai smesso di esserlo. Compagni, tifosi ed allenatore avevano tutti fiducia in quel ragazzo professionale e generoso, ma la dirigenza biancoverde no. Il suo contratto non venne rinnovato. Lo consideravano troppo fragile oramai. Secondo loro non sarebbe tornato ai livelli di qualche anno prima. Fu una decisione che spezzò il cuore ad un giocatore ritrovato che non avrebbe mai voluto lasciare Brema. Naldo decise di non andare in scadenza e di lasciare subito il Werder con un anno di anticipo, ringraziando città, tifosi, il suo allenatore Thomas Schaaf ed anche la dirigenza, perchè un animo generoso come il suo non serba rancore.

La riconferma

Nella stagione 2012/2013 si accasò al Wolfsburg. Un trasloco tutto sommato semplice per Naldo che si spostò poco meno di 200km verso sud-est nella città della bassa Sassonia. Fu l’allora allenatore Felix Magath a volerlo fortemente, tanto da chiudere un occhio su dei problemi evidenziati dalle visite mediche. Con Magath tuttavia condivise lo spogliatoio per poco tempo visto l’esonero prematuro di quest’ultimo. Solo con Dieter Hecking infatti cominciano ad arrivare i primi risultati davvero positivi, con Naldo che alla sua prima stagione in bassa Sassonia diventa già a tutti gli effetti la colonna portante di quella squadra. Gli ci volle poco addirittura per diventare capitano e lui per ripagare quell’investitura segnò 16 reti totali con la casacca biancoverde.

 

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Naldo con Dieter Hecking

Nella città sede dell’industria della Volkswagen Naldo prova gioie e dolori, che però poco hanno a che vedere con il calcio. Il sindaco di Wolfsburg infatti lo rende a tutti gli effetti un cittadino tedesco. Del resto, come lui dice, la Germania è casa sua e nulla potrebbe renderlo più felice. Risultati immagini per naldo deutscher staatsburger

Come detto però, viene a contatto col dolore, a causa della perdita prematura del suo compagno di squadra Junior Malanda vittima di un incidente stradale. Per Naldo si tratta del periodo più brutto della sua vita calcistica. Da quel momento apprezzava la vita ancora più di prima, conoscendo, dopo esserne venuto direttamente a contatto, la caducità della vita.

A Wolfsburg nel 2015 il brasiliano vince un’altra Coppa di Germania, stavolta in finale a Berlino contro il Borussia Dortmund imponendosi per 3-1, con i gol di Luìz Gusatvo, De Bruyne e Dost. Una volta di più però, una dirigenza non si fida di lui. Nel 2016, infatti, non gli viene prolungato il contratto perchè considerato, all’età di 34 anni, troppo vecchio.

Una nuova vita germanica

Si trasferisce di nuovo. Stavolta la ricerca di qualcuno che creda in lui lo porta in Nordreno-Vestfalia, nella regione della Ruhr, a Gelsenkirchen per giocare per lo Schalke 04. Un’altra squadra di livello in Germania è pronta ad accoglierlo e lui la ripaga a suon di gol e di presenze. La scorsa stagione, infatti, non ha saltato nemmeno una partita.

Il punto più alto della sua esperienza in Renania è sicuramente la rocambolesca rimonta nel derby della Ruhr contro il Borussia Dortmund nella quale si rese protagonista. Dopo 25 minuti a Dortmund il tabellone recita Borussia 4 Schalke 0. Passano i minuti, Naldo segna, raccoglie lui stesso il pallone in fondo alla rete, ma poco dopo la sua reta viene annullata. Dopo un’ora di gioco il punteggio è lo stesso e sembra una partita persa. Ma poi lo Schalke ha un guizzo e si rimette in carreggiata. Segnano Burgstaller, Harit e Caligiuri. Mancano 4 minuti più recupero al termine. Al minuto 94 lo Schalke batte un calcio d’angolo, il difensore si smarca e con uno stacco perentorio buca Weidenfeller e fissa il punteggio sul 4-4, facendo impazzire i tifosi dello Schalke. 

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Oggi Naldo ha 36 anni. Vive con la sua famiglia a Düsseldorf e non ne vuole sapere di smettere. È forte, lo sa. Ha un solo rimpianto nella sua carriera ed è quello di non essere stato mai in grado di guadagnarsi un posto nella nazionale brasiliana. Sono solo 4 le presenze nella Seleção. Avrebbe voluto e forse meritato il Mondiale di Russia nonostante la sua età avanzata. Non si piange addosso però. È pronto per una nuova stagione con lo Schalke. Sempre in Germania, sempre a casa sua.

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