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Munir El Haddadi: tornare per restare

L’estate è ormai una ricorrenza strana per Munir El Haddadi, sì, un periodo di meritata vacanza, ma soprattutto di incertezza. L’attaccante, perennemente ai margini del Barcellona, sa che prima della fine di Agosto potrebbe essere impacchettato e spedito da qualche parte in prestito; non a caso era solito prendere un appartamento in affitto a Sant Feliu de Llobregat, a pochi passi da Barcellona.
Due anni fa partì per Valencia, l’anno scorso, poche ore prima del gong della fine mercato, fu l’Alavés ad assicurarsi le sue prestazioni.

L’estate del 2018 di Munir è caratterizzata da una mossa ambiziosa, l’attaccante mette infatti la propria firma su un contratto a lungo termine. Non stiamo parlando però di un contratto con il Barcellona, ma col proprietario del solito appartamento di Sant Feliu. Questa volta non lo avrebbe affittato solo per l’estate, ma fino alla fine di giugno 2019. Un modo timido per dire che questo è l’anno giusto per tornare a farsi vedere al Camp Nou.
E infatti i blaugrana spediscono questa volta Paco Alcácer a Dortmund, confermando Munir come attaccante di riserva e dandogli la maglia numero 19.

Questo era proprio quello che Munir si augurava; l’attaccante, padre marocchino, emigrato in Spagna in una piccola barca da pesca, e madre spagnola, crebbe nella periferia madrilena, aspirando a spostarsi un giorno più in centro ed a giocare per la sua squadra del cuore, il Real Madrid.
Per qualche ragione però nessuna squadra della capitale si interessò veramente a lui, ed è quindi quasi costretto a tingersi di blaugrana, ad accasarsi alla Masìa.

Il giorno in cui Munir si prese fragorosamente la scena mondiale: era la finale di Uefa Youth League e decise di tirare fuori dal cilindro una giocata del genere. Purtroppo non riuscì mai a replicare quell’estemporaneo expolit.

La crescita nelle giovanili procede a gonfie vele, Munir è uno de più coccolati prospetti del futuro, e già nella stagione dei record di Luis Enrique inizia ad essere regolarmente aggregato alla prima squadra, 10 presenze nella sua prima stagione, da diciottenne, che diventano 15 in quella successiva, regolarmente chiamato a far rifiatare Messi, Suarez o Neymar.

Un gol ogni 275 minuti è però un dato troppo misero per potersi aspettare di rimanere al Camp Nou a lungo, ed inevitabilmente il timido Munir si vede costretto ad abbandonare il suo appartamento in affitto, direzione Valencia. Coi pipistrelli è sfortunato coprotagonista di una stagione disastrosa, terminata con un 12esimo posto ed un quasi liberatorio ritorno al Barcellona. Salvo poi essere nuovamente mandato via in prestito, dove la dea bendata pare avergli nuovamente voltato le spalle.
Assieme alla sua nuova squadra, l’Alavés, raccoglie 0 punti nelle prime 6 gare di Liga, record negativo tutt’ora imbattuto, dopo 13esima giornate aveva messo a segno appena un gol. Poi venne Abelardo. Col nuovo allenatore Munir diventa un altro giocatore, da gennaio divide l’attacco con John Guidetti; chiuderà la stagione con la salvezza, 10 gol e 6 assist, protagonista del 40% delle reti totali della squadra basca.

La crescita di Munir non passa inosservata, e il solito ritorno a fine stagione a Barcellona è preludio di un’estate diversa. Gli amici di El Haddadi descrivono il ragazzo come timido e riservato, ed è forse per questo che, nonostante l’ottima annata, non torna per discutere un contratto nuovo, ma lascia parlare il campo. Ernesto Valverde si accorge di lui e forse gli fa capire che un piccolo posticino per lui ci sarebbe forse stato. Ma è Munir il timido a volerlo più di tutti, ed a scommettere con sè stesso che questa volta sarebbe stato diverso, che lui, almeno fino a giugno sarebbe rimasto lì, a Barcellona.
E il coraggio lo ripaga, è il primo Settembre, e Munir è ancora lì, a Barcellona, pronto per andare a giocare la sua prima partita coi suoi, dopo due anni di prestiti. Qualche settimana e arriva anche il primo gol che salva i suoi da un fragoroso tonfo in casa con l’Athletic Bilbao.

Perchè ci vuole coraggio, ma soprattutto umiltà; capire che il sogno di essere il migliore è svanito, capire che essere il sesto attaccante del Barcellona sia un privilegio raro, che in fondo è lui a condividere lo spogliatoio con Messi e tutti i campioni della squadra spagnola più vincente del decennio.
Il timido Munir è tornato a Barcellona, e questa volta per restarci, per lo meno, più del solito; il proprietario dell’appartamento di Sant Feliu de Llobregat ringrazia.

 

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