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Ricordando Mirko Saric

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Vallo a sapere Mirko, vallo a sapere perché siamo fatti così, col cervello in moto 24 ore al giorno, incontentabili, senza pace, così esposti ad ogni gancio che la vita ci assesta sul mento.
E poi si sa, più siamo in alto e circondati da aspettative e più il tonfo che facciamo è fragoroso, più fastidioso è il chiacchiericcio circostante e più profondo lo sconforto.

Il 4 Aprile di 20 anni fa ci lasciava Mirko Saric, sua madre Ivana lo trovava impiccato nella cameretta della sua casa di Flores, Buenos Aires.

Mirko aveva 21 anni, giocava nel club in cui era cresciuto, il San Lorenzo de Almagro, la squadra tanto tifata anche da Papa Francesco, era ritenuto un autentico crack e aveva appena firmato un nuovo contratto a cifre importanti, cifre adatte a chi a soli 20 anni era titolare fisso della squadra e mostrava di avere doti da futuro campione.

Mirko Saric
Fonte: diariopanorama.com/

Mirko era un centrocampista elegantissimo, dotato di sinistro telecomandato e gran tiro da fuori. Bastano pochi frame su Youtube per accorgersi del suo talento, e se ne accorse anche il Real Madrid che pare avesse offerto al club di Boedo ben 10 milioni.

Qualche perla del 20enne Mirko Saric

La considerazione spontanea che chiunque matura nel suo cervello dopo aver letto queste prime righe è: perché?

Mirko aveva tutto quello che un 21enne può desiderare, un buon conto in banca, il mestiere più bello del mondo, l’amore della famiglia, dei tifosi e anche delle ragazze che fanno letteralmente la fila fuori dai ritiri del San Lorenzo anche solo per salutarlo.

Questo non lo pensiamo solo noi . Questa era la risposta preimpostata che qualsiasi persona dava a Mirko, quando lui si lamentava dei suoi problemi, del fatto che non tutto andava come voleva e anzi quello che noi vediamo come un paesaggio idilliaco si stava complicando.

Come detto Mirko era decisamente un “facha” come dicono in Argentina, un ragazzo che mollato il calcio avrebbe tranquillamente potuto intraprendere la carriera del modello o dell’attore. Nella sua testa però non c’era la vita del playboy, c’era solo una ragazza del suo quartiere con cui usciva da parecchio tempo e che era incinta.

Una notizia che avrebbe potuto atterrire qualsiasi ragazzo aveva reso Mirko la persona più felice del mondo. Nonostante i 21 anni già progettava la vita con suo figlio e la sua amata e, inutile dirlo, quando il bimbo vede la luce Mirko è visibilmente commosso, in prima fila a salutare il suo erede.

Suo fratello Martin però conosce la ragazza, il quartiere è piccolo, le voci girano e si anima un’accesa discussione tra i fratelli. Mirko ne esce disincantato, visibilmente preoccupato, l’unica soluzione è un test del DNA, per scacciare tutti gli incubi e i brutti pensieri che hanno levato il sorriso al gioiello Argentino.

L’esito è infausto, il figlio non è suo ed era stato concepito quando il ragazzo era in Giappone con la nazionale olimpica.

E’ un colpo durissimo, ma non è il primo.

Qualche mese prima infatti Mirko gioca una partita con le riserve del San Lorenzo contro il River Plate, i legamenti del ginocchio fanno crack, è il primo importante infortunio del ragazzo, che reagisce bene e riesce a recuperare in una manciata di mesi.

Ma aver coltivato un amore così ingiusto, aver cullato un figlio non tuo fa più male di qualsiasi infortunio, il ragazzo non è più lo stesso, invano prova a confidarsi con il suo allenatore il “Cabezon” Oscar Ruggeri, leggenda della nazionale argentina campione del mondo nel 1986, con i suoi genitori, con uno psicologo, ma non vede soluzioni. È un lento ed inesorabile declino, Mirko si chiude in una stanza infestata da fantasmi, in un tunnel senza luce.

Quella maledetta settimana Ruggeri decide di non convocarlo per la partita di Libertadores contro il Cerro Porteno, non lo vedeva con la testa giusta, come esserlo d’altronde…

Mirko ha già preso la sua decisione, passa le sue ultime giornate a salutare per l’ultima volta tutti i suoi parenti, li va a trovare, e quella sera prima di andare a dormire si confessa con i suoi genitori “Voi siete fantastici, ma il mio problema non ha soluzione”, detto questo li lascia, per non ritrovarli più.

In un secondo scompare tutto, il Real Madrid, la nazionale ma anche le sofferenze di un ragazzo che non fu mai capito fino in fondo e la cui storia ancora oggi fa male a qualsiasi amante del calcio.

Articolo a cura di Pietro Serusi di feverpitch.

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