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Milan Škriniar, il gigante silenzioso

1992. Lo stato europeo della Cecoslovacchia cessa di esistere. Due nuove nazioni: Repubblica Ceca e Slovacchia.

A testimonianza dello storico nuovo inizio, tre anni dopo, precisamente l’11 febbraio 1995, tra i candidi fiocchi di neve che coloravano la grigia Žiar nad Hronom, viene al mondo un rossastro ragazzino. Più grande rispetto ai coetanei e con davanti un brillante futuro. Milan Škriniar.

“Un neonato rappresenta il convincimento di Dio che il mondo debba continuare„ [Carl Sandburg]

Il mondo del pallone deve continuare ad esistere, ecco la giustificazione alle creazioni sportivamente perfette degli anni novanta. “Presente”. Con tono deciso decide di far parte all’appello anche il gigante slovacco.

Come ogni giovane promessa inizia a tirare calci alla sfera di cuoio nei campi della sua città. Campetti di periferia, più terra che erba. Attrezzature arrangiate, le righe si facevano con i piedi. Eppure in ogni terreno arido esiste la possibilità che possa nascere un fiore. La probabilità è remota. Ma esiste.

Uno splendido fiore nel bel mezzo del deserto quanto può durare? Poco, infatti, il primo turista che passa non esita a portarlo con sé. Così il giocatore sbarca a Zilina. Ad abbracciarlo una delle società più blasonate della Slovacchia.

Non è un caso che a soli 17 anni, il 27 marzo 2012, esordisca nella Superliga. Non è un caso che 9 mesi dopo segni il suo primo gol. Non è un caso che l’1 agosto 2013 faccia la sua prima presenza in Europa League a Fiume, contro il Rijeka, che tanto ha fatto soffrire l’aereoplanino e il suo equipaggio il 28 settembre a Milano.

La stessa città di Fiume che il poeta Gabriele D’Annunzio cerca di portare tra i confini dello stivale nel 1919. La stessa città di Fiume che è stata contesa per anni tra Regno d’Italia e Jugoslavia. La stessa città di Fiume che testimonia il legame tra il destino del giocatore e la nazione italiana.

2016. Acquisto a titolo definitivo. Dove? Genova, sponda blucerchiata. Uno sviluppo precoce, tanto da far alzare le antenne a grandi club italiani ed europei. Mai una parola fuori posto o un atteggiamento scomposto, in campo e fuori. Un sentito ringraziamento lo si deve senza dubbio a Marco Giampaolo, uno dei tecnici più sottovalutati del panorama calcistico italiano. Grazie all’inserimento graduale e agli insegnamenti tattici, il giovane slovacco riesce a farsi spazio a testa alta nel calcio dei grandi.

Milan Škriniar. L’apparenza spesso inganna. Questa volta si spazia addirittura nel metafisico. Milan vola a Milano. Milan giocherà nell’Inter. Un elevato ossimoro che porta il giocatore ad indossare la maglia nerazzurra. Quelle due volpi di Luciano Spalletti e Walter Sabatini ci hanno visto lungo anche questa volta. Preso per fare il terzo centrale, bastano tre allenamenti tra le montage di Brunico per capire che quel ragazzone tutto poteva essere che una riserva.

 

Tenacia, fisicità e corsa, tutto abilmente nascosto da quelle movenze all’apparenza un po’ goffe. 187 centimetri per 80 chilogrammi. Facile pensare che con una corporatura del genere l’unico ruolo che possa fare sia il difensore centrale. Eppure, in nazionale viene schierato anche nel ruolo di mediano, a dettare i tempi. Non ha un rapporto stretto con il gol. Eppure, a Crotone segna, di punta, come un vero rapace d’area.

 

La sua abilità principale? Smentire le chiacchiere con il lavoro sul campo. Rara caratteristica a giorno d’oggi, dove i calciatori sembrano più bravi a pubblicare foto su Instagram che a palleggiare.

 

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L’attimo prima del gol a Crotone

Nel gioco di Spalletti si sposa alla perfezione. Attribuisce un po’ di freschezza e velocità alla coppia di reparto formata con il capitano della nazionale brasiliana Joao Miranda. La sua abilità nel riuscire a non buttare via un pallone e di verticalizzare costantemente verso la trequarti è notevole.

 

L’umiltà dello slovacco promette bene e può essere il trampolino di lancio per un roseo futuro. Fatto sta che da un paio di anni tutto il mondo conosce uno dei più promettenti centrali difensivi della scena calcistica.

 

Una figura tanto ingombrante quanto trasparente. Un gigante silenzioso, che per parlare, indossa gli scarpini.

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