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Messi è sottovalutato

Nel 2013 James Walton, penna del “The Spectator” apre un editoriale con una provocazione: “David Bowie è sottovalutato”. A torto o a ragione, la legacy di Bowie era all’epoca ancora incompresa, o non apprezzata appieno. Ed era forse inevitabile, lo stesso artista nell’ultimo singolo dell’ultimo album, “Blackstar”, testamento musicale di una carriera ineguagliabile, pronuncia misteriosamente: “I can’t give everything away”. Non posso svelarvi tutto.

E probabilmente Walton aveva ragione; pur rivoluzionando il mondo della musica, David Bowie resta un puzzle incompleto, non del tutto svelato. Colui che ha reso il pop il manufatto culturale complesso, ibrido e sfaccettato che conosciamo è rimasto nell’interezza del suo percorso artistico non abbastanza apprezzato. Anche se il Duca Bianco, ibridando la musica con altre forme d’arte, agendo su vari livelli, dal teatro al cinema, facendogli parlare lingue diverse, conquistare spazi inesplorati, tutto solo mediante il proprio corpo, ha radicalmente cambiato il mondo della musica.

Messi Camp Nou
Foto: ballinfc

 

In un certo senso, con le dovute proporzioni, è lo stesso che succede con Messi nel mondo del calcio; la capacità di unire in un elemento singolo una dose spropositata di talento ad un pensiero di gioco folle e rivoluzionario, ibridando il trequartista con l’ala, con la punta, con l’idea di pensare prima il calcio e poi metterlo in pratica. Eredità di una figura che difficilmente si ripeterà nei campi di pallone.

La verità è che la grandezza di Messi si eleva ad una moltitudine di livelli e forme sostanzialmente diverse tra loro, tanto da non poterla apprezzare nella sua interezza, finendo per sottovalutare l’impatto di un singolo giocatore che ha di fatto cambiato un mondo intero. E non è tanto il bagaglio tecnico straripante, o uno dei migliori piedi sinistri che il mondo abbia mai potuto ammirare. È una perfetta simbiosi tra eccellenza tecnica e squisita intelligenza tattica, capacità di prevedere il gioco e di colorarlo con pennellate imprevedibili.

Messi esultanza Barca
Foto: ballinfc

 

Le statistiche individuali di Leo Messi sono semplicemente extraterrestri; 631 gol e 229 assist in 779 apparizioni (contando sia il Barça che l’Argentina), 4.5 dribbling riusciti (il 66%, una percentuale notevole considerando la zona di campo in cui recita) e 2.2 passaggi chiave per partita, ai quali si aggiunge il record assoluto di 26 gol su calcio di punizione in Liga. Alle quali si aggiungono una serie di record difficilmente eguagliabili: unico giocatore nella storia ad aver segnato più di 40 gol per 9 stagioni di fila (e più di 60 per due consecutive), oltre al pazzesco record di 92 gol in un anno solare.
Rifinitore e finalizzatore, Lionel Messi riesce a interpretare alla perfezioni qualsiasi copione, contemporaneamente.

Da quando gioca con regolarità nella Liga (2009/2010) Messi è coinvolto direttamente (gol o assist) in 1.44 gol a partita, quasi 3 ogni due partite. Segue Ronaldo (1.21, però tenendo conto solo delle sue stagioni in Spagna), Suarez (1.12), Ibrahimovic (0.98) e Neymar (0.97).
Inoltre Messi ha partecipato al 46% dei gol messi a segno dai blaugrana (calci di rigore esclusi), statistica alla quale tiene testa soltanto Totò Di Natale (45%, ma su una quantità di gol nettamente inferiore), più staccato CR7 (39%).

Tutto questo dando vita ad un nuovo tipo di spettacolo che raramente si era visto nei campi da calcio, il gol rimane un mero obiettivo ultimo, ma diventa frutto di una complessità artistica ineguagliabile, di una sinusoide impazzita di dribbling, tiri, gol e giocate da togliere il fiato.

Che l’apporto offensivo di Messi fosse straordinario non è comunque una novità, ma le sua qualità come passatore sono sorprendentemente sottovalutate. Da quando, nel 2008, Opta raccoglie informazioni sui passaggi, Lionel Messi è primo sia per passaggi in avanti riusciti che per precisione passaggi. In altre parole, Messi tenta spesso e volentieri passaggi ad alto coefficiente di difficoltà, riuscendo a completarne più di chiunque altro.

Xavi e Messi Barca
Foto: foot01.com

 

Nel documentario “Take the Ball, Pass the Ball”, una lente d’ingrandimento sul Barcellona e la sua filosofia unica nel suo genere, Xavi descrive in maniera impeccabile cosa significhi essere Lionel Messi: “È il migliore di tutti; il migliore col destro, col sinistro, di testa” -dice- “È il migliore a difendere e ad attaccare, è il più veloce. È il migliore a dribblare, il migliore a passare la palla.”

Un’ammissione di manifesta superiorità; Xavi ne parla con la solita calma, la stessa che trasmetteva in campo, ma con un tono di voce elementare, scontato, come se stesse spiegando le addizioni al figlio. Lo stesso tono con cui Eto’o racconta di quando, nel 2005, vedendo quel ragazzino allenarsi, rimase disarmato, tanto da confessare a Vieira: “Un giorno ci sembrerà che ogni grande giocatore venuto prima di lui (Messi, ndr) stesse giocando un altro sport.”

 

Blackstar esce l’8 gennaio 2016, due giorni prima della morte di David Bowie. Lo stesso titolo, stella nera, ultimo ipotetico stadio della vita di una stella, è simbolo della consapevolezza di avere ormai poco tempo e tante cose da dire. Ma nell’essenzialità della morte, in perfetta antitesi con la magnificenza della sua barocca arte, David Bowie ci dimostra che si può essere immortali.

“Oh I’ll be free
Just like that bluebird 
Oh I’ll be free
Ain’t that just like me?”

Forse serve tempo per metabolizzare il fatto che anche la stella di Lionel Messi si stia oscurando, e che non manca troppo tempo. Forse serve tempo per realizzare che è stato, e probabilmente sarà, un unicum nella storia del calcio. Ma ad oggi non riusciamo a spiegare, a capire appieno cosa sia “la pulce”, e come abbia semplicemente giocato ad un altro sport fino ad ora. Quel che certo è che Leo Messi, come pochi altri artisti, porterà in dote un radicale cambiamento imposto e seguito da chiunque altro. Dimostrando di poter essere immortale.

 

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