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Mentalità Real

6 Marzo 2018, il Real Madrid, campione in carica del trofeo più importante europeo, della Liga, della Supercoppa spagnola, della Supercoppa europea, nonché campione del mondo grazie alla magnifica punizione di Cristiano Ronaldo contro il Gremio, si gioca una stagione. Venir eliminati dal Psg del “nemico catalano” Neymar vorrebbe dire aver fallito tutti gli obiettivi stagionali, e nella storia di un club come quello madrileno la parola “fallimento” è stata poche volte contemplata.

La Liga è oramai da tempo un discorso solo tra il Barcellona di Valverde e l’Atletico Madrid del Cholo Simeone, fuori dalla Coppa del Re dopo un’inverosimile eliminazione contro il Club Deportivo Leganes, solo 13° nella Primera División, ecco che gli ottavi di finale di Champions League contro il più ricco club francese diventano occasione di rivalsa o di condanna. E pensare che il giorno prima, una delegazione speciale di ultras del Psg hanno reso il sonno di Ronaldo e dei suoi compagni più difficile, andando a disturbare la squadra sotto l’albergo in cui alloggiavano, costringendo le forze dell’ordine parigine ad intervenire.

Le insidie erano quindi molte, a partire dalla pressione della stampa spagnola nonché dei tifosi irritati dallo sviluppo di questa stagione, passando per la notte a dir poco movimentata, fino alla semplice constatazione di dover affrontare una squadra, che sì priva del “Re Mida” Neymar infortunatosi recentemente, si presenta con la carica dei 40.000 del Parco dei Principi e soprattutto con giocatori del calibro di Cavani, Mbappè, Di Maria e Verratti.

L’andata era finita 3-1 per i blancos, ma non facciamoci ingannare dal risultato: in quella partita il Psg aveva a tratti giocato decisamente meglio dei campioni in carica, ma si sa, per passare il turno serve segnare e mentre Neymar e co. sciupavano alcune ghiotte occasioni davanti alla porta difesa da Keylor Navas, per poter già indirizzare fortemente la qualificazione (la squadra francese era in vantaggio dal 33′ del primo tempo grazie al gol di Rabiot), Mr. 5 Palloni d’Oro non perdona e, dopo aver mancato il gol in precedenza, si regala l’ennesima doppietta della sua formidabile carriera e di fatto chiude la partita.

Real Madrid vs Paris Saint-Germain

Il Psg pur privo della sua prima stella nel match di ritorno a Parigi, era temibile anche perché non aveva nulla da perdere, doveva recuperare e confidava anche nell’iniziale spinta del pubblico per riuscire in questa piccola grande impresa sportiva.

L’inno della massima competizione europea fa però sempre scattare qualcosa nella testa dei giocatori del Real, adrenalina, entusiasmo, voglia di dimostrare di essere i migliori o semplicemente abitudine a giocare grandi match europei.
La qualificazione, già comunque a buon punto grazie al risultato dell’andata, viene messa quasi in cassaforte grazie al solito gol del campione portoghese e diventa pressoché certa dopo la fatale sciocchezza di Marco Verratti.

Zidane passa contro Emery e il suo team di supercampioni, probabilmente non ancora pronti per uscire dai confini francesi e affrontare “mentalmente” alla pari partite contro squadre come Real, Manchester City e Barcellona.
Ma in fondo in fondo ce lo aspettavamo. 12 Champions League in 116 anni di storia è una cifra che ha del clamoroso. Il club madrileno in Europa ha vinto più di Inter, Manchester United, Juventus e Chelsea messe insieme, un motivo ci sarà.

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Va sicuramente detto che quest’anno il Real ha dovuto fare “all-in” sulla competizione europea per poter salvare la stagione, quindi energie fisiche e mentali erano tutte per la doppia sfida contro il Psg, però questo non toglie che il club più vincente della capitale spagnola abbia un’innata capacità di tirare fuori il meglio di sé in queste occasioni. Solo in 3 annate, al club è riuscita la doppietta Liga+Champions (1956-57; 1957-58; 2016-17) e contando che l’ultima competizione ha visto ben 12 volte il Real trionfare, un motivo per tutto questo ci sarà.

Percorrendo la storia del calcio spagnolo, si nota che nel quinquennio 1955-1960 (molto probabilmente gli anni più gloriosi della storia del Real), che corrispondono anche ai primi anni successivi alla nascita della Coppa dei Campioni, la Liga è stato terreno fertile anche per Athletic Bilbao e Barcellona (anche se vincenti per pochi punti o addirittura per differenza reti, nel precedente sistema spagnolo a 30 partite), nonostante avessero contro monumenti del calcio come Alfredo di Stefano. In Europa invece i blancos scrivano la storia del calcio: 5 stagioni sono coincise con 5 esaltanti trionfi. Troppo forte quel Real, troppo impari lo scontro con altre squadre.

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Ancora più interessante è che ciò che succede a ridosso del nuovo millennio e nei primi anni dello stesso. Addirittura tre vittorie in Champions League in cinque anni,  ma i risultati nella Liga sono quasi impietosi: quarti nel 1997-98; quinti nel 1999-2000 e terzi nel 2001-02. La colonna madrilena Ràul supportato dalla coppia Roberto Carlos-Victor Sànchez prima e Zidane-Figo poi, non riesce ad incidere in maniera assoluta nel campionato nazionale, mentre al di fuori delle mura spagnole, la musica è totalmente diversa.
Un motivo ci sarà.

La storia del Real Madrid è vincente sotto tutti i punti di vista, anche nella Liga, infatti è il primo club per tornei vinti (33) seguito a distanza dal Barcellona (24), però è innegabile che ci sia un’attitudine speciale dei merengues davanti alle sfide della massima competizione europea (nominata Coppa dei Campioni fino al 1991) e gli eventi narrati in precedenza lo dimostrano.

Negli ultimi anni il club è riuscito a mantenersi ad alti livelli di competitività anche e soprattutto grazie agli investimenti galattici del presidente Florentino Perez, che ha permesso alle folle del Santiago Bernabeu di “godersi” top player del calibro di Kroos, Benzema, Modric, Bale, Ronaldo… a differenza di quello che è accaduto in altri prestigiosi club europei che spesso non sono riusciti ad arginare questa epopea di successi del club spagnolo. Tra tutti merita una rapida nota le vicende recenti
del A.C. Milan che pur essendo il secondo club più vincente della storia della Champions League (7) nell’ultimo decennio ha sofferto un’involuzione societaria, economica e sportiva preoccupante.

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E ora ci sono i quarti. Una nuova sfida galattica, un nuova sfida europea, un nuovo doppio incontro contro la Juventus. 19 i precedenti, 8 vittorie della squadra torinese, 2 pareggi e 9 vittorie per il Real Madrid. Una sfida che da sempre è sinonimo di equilibrio eppure l’ultima volta che si sono incontrate, Allegri ne è uscito con le ossa rotte e non era un incontro qualunque. La nota positiva? Questa volta assisteremo ad una doppia sfida, come in quel Maggio del 2015 in cui l’ex madrileno Morata costrinse i blancos ad abdicare dal trono. Basterà questo dolce ricordo e la volontà di vendicare il “saccheggio” subito in quel recente 3 Giugno 2017 per placare la sete di vittorie di Zinédine Zidane?

L’esperienza mi dice che ogni allenatore che si rispetti deve allenare il Real Madrid almeno una volta nella sua vita. È il club più grande del mondo, un’esperienza bellissima, quasi unica. Quello che succede a Madrid non accade in nessun’altra squadra. I tifosi che ha in qualsiasi parte del mondo sono tantissimi. Ti aspettano ovunque, in hotel, all’aeroporto… È un’esperienza unica che vale la pena vivere. Anche quando ti mandano via. [Carlo Ancelotti]

Un’esperienza che è resa possibile anche grazie a questi successi. Abitudine, consapevolezza, sinergia. È come se fosse la competizione europea a corteggiare il Real Madrid e non il contrario. Io lo chiamerei DNA europeo. Un motivo ci sarà, ecco quel motivo lo si ritrova in questo DNA del club, in questa “Mentalità Real”.

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