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Fuoriclasse: Megan Anna Rapinoe

I fuoriclasse sono uomini il cui spirito contesta la concezione meccanica del calcio, l’idea che tutto abbia un ordine naturale, ma che conduce inevitabilmente a credere all’irrazionale, perché quando un fatto apparentemente inspiegabile avviene, esiste sempre un ordine superiore per l’uomo inaccessibile. Lo spirito, il principio dell’azione umana, l’idea anti deterministica secondo la quale l’uomo possa essere artefice del proprio destino. Se annullassimo lo spirito, il calcio non sarebbe altro che una mera disciplina meccanica, un’attività fisica senz’anima, una rigida e ordinata sequenza di cause ed effetti da scomporre e ricomporre. Al contrario, il calcio riflette l’agire razionale e irrazionale dell’uomo esprimendone lo spirito in azioni, gesti e parole, anche oltre il novantesimo

Egoista, antipatriottica e indisciplinata per alcuni, valorosa, risoluta e magnanima per altri, Megan Anna Rapinoe è l’eroina americana più polarizzante del momento. Con la nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti ha conquistato tutto: una medaglia d’oro ai giochi olimpici di Londra 2012, il campionato mondiale di Canada 2015 e quello di Francia 2019, durante il quale ha vinto il titolo di capocannoniere e di miglior giocatrice del torneo. L’edizione francese l’ha consacrata definitivamente non solo come calciatrice, ma come una delle sportive più influenti della storia.

Foto: people.com

Al rientro negli Stati Uniti dopo il successo mondiale, Rapinoe e compagne vengono festeggiate dalla città di New York con una Ticker Tape Parade, una parata, un evento per celebrare occasioni speciali. Il ticker tape era la macchina con la quale fino al 1970 venivano trasmesse le quotazioni del mercato azionario. Il prezzo veniva stampato sopra un nastro, tape, di carta. Il termine ticker, invece, è un sostantivo onomatopeico. Esso si riferisce al suono prodotto dalla macchina stessa al momento della stampa, tick, tick. La prima Ticker Tape Parade della storia americana ha luogo il 28 ottobre 1886 a New York. Dalla Francia è sbarcata a Bedloe’s Island, nella baia di New York, Liberty Enlightening the World, la Statua della Libertà, simbolo d’indipendenza e uguaglianza, e la gente di New York, per celebrarla, realizza coriandoli e stelle filanti con la carta dei famosi ticker tape.

Megan Rapinoe porta i capelli corti, ossigenati e pettinati all’indietro, è una donna gay e un’atleta vincente. Quando sale sul palco installato nel cortile del municipio di New York per prendere la parola, è, come sempre, ipnotica, seducente e risoluta. Una confidenza così sfacciata non è usuale per una donna, da una donna è tradizionalmente logico aspettarsi riserbo e arrendevolezza. Invece, Megan se ne fotte. Megan Rapinoe è una fuoriclasse, oltrepassa i limiti di un calcio omertoso in cui ignoranza e incompetenza ora sembrano valori, meccanismi di una retorica a due volti. Utilizza il suo calcio come piattaforma per sensibilizzare l’opinione pubblica sul divario retributivo di genere ed è “egoista”; è un’attivista per i diritti LGBT, si espone pubblicamente contro le discriminazioni razziali sulla base dei principi di libertà ed uguaglianza ed è “antipatriottica”.

Molte persone preferirebbero che si limitasse a giocare, non vogliono avere a che fare con un’eroina lesbica e orgogliosa, un esempio così poco fedele per l’immaginario collettivo di come un’atleta dovrebbe comportarsi e di chi dovrebbe essere. L’iconografia europea del XVI e del XVII secolo era solita personificare le Americhe come delle principesse indiane, simbolo delle regioni tropicali del centro e sud America, con le quali i coloni europei entrarono in contatto inizialmente, ma divennero barbare e dispregiative rappresentazioni della nuova civiltà americana nei secoli successivi.

L’America del XVIII e del XIX secolo non poteva permettersi di idolatrare una selvaggia, meglio sopprimere l’esotica principessa indiana e il suo pappagallo e trasformarla in un’icona femminile decisamente meno assertiva, così si costruiscono i limiti. Trappole percettive, delle linee di demarcazione tra finzione e realtà.

Per questo motivo, i fuoriclasse sono uomini estremamente polarizzanti; ispirano adorazione a chi ne riconosce l’audacia e il coraggio di considerare il limite un castello di sabbia, così come provocano irritazione e rabbia a chi giudica seconda la logica di una luna di carta. I fuoriclasse superano i limiti, pongono in discussione la divisione tra il realizzabile e l’irrealizzabile forzando il limite a riconoscere ciò che in precedenza aveva escluso, ciò che prima era innaturale ed ora è naturale, ciò che prima non esisteva ed ora esiste.

Se è vero che il calcio, o in questo caso il soccer, ha uno spirito, sicuramente ha quello di Megan Anna Rapinoe: una principessa con i capelli ossigenati ed una fiaccola in mano.