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Martin Skrtel,il talento dell’umiltà

Nel cuore dell’allora Cecoslovacchia, nella regione di Trenčín tra gli anni 80 e 90, i bambini giocavano a hockey di inverno e a calcio, pallacanestro e tennis d’estate. Protetti dall’ombra dei Carpazi occidentali, non riponevano alcuna speranza in un futuro sportivo a livello professionale. “Jablko ďaleko od stromu nepadne”, la mela non cade lontano dall’albero. Era ed è un detto molto usato nell’odierna Slovacchia. Quei bambini lo conoscevano, e forse lo interpretavano anche in modo diverso dalla lettura che solitamente gli si dà. Molti di loro si erano già rassegnati a succedere al padre nella sua attività lavorativa, non sperando in altro, convintisi che fosse il normale susseguirsi degli eventi. Tra questi bambini ce ne era uno, nel distretto di Prievidza, che tra tutti gli sport, adorava in particolar modo il calcio. Era il suo passatempo preferito. Già, passatempo, non ci credeva nemmeno lui. Quel bambino era Martin Škrtel.

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Il padre di Martin fu il suo primo ispiratore, tifoso ed allenatore. Il piccolo Škrtel mosse i primi veri passi da calciatore in un paesino non troppo lontano da Handlová, la città in cui era nato. All’età di 10 anni si trasferì poco distante per continuare a giocare a calcio e vinse i suoi primi trofei a livello giovanile. Martin non ci credeva ancora, ma gli piaceva, gli piaceva da matti. Il suo idolo era Roberto Baggio, ma scelse di giocare come difensore, un ruolo per soli coraggiosi. Il tempo passava, e lui convinceva tutti. Dentro al campo disposto a tutto pur di fermare le avanzate offensive degli avversari e fuori un ragazzino solare, gentile e generoso, ma dal carattere forte e spiccata personalità. Secondo l’uomo che è adesso, la sua personalità fu l’unica cosa che lo fece sfondare. Come ha affermato a più riprese durante la sua carriera, della sua generazione “c’erano ragazzi tecnicamente più dotati e meritevoli” di lui. Ma lui era leggero dentro. Non doveva o voleva dimostrare niente a nessuno. Voleva giocare.

Quando a 15 anni arrivò il momento di scegliere la sua prossima scuola, Martin era deciso a continuare a giocare a calcio, perchè gli piaceva, non per altro. Era riuscito a convincere i suoi genitori a lasciarlo andare nel capoluogo, Trenčín, per frequentare un istituto sportivo.                     

In questi anni Martin scopre cosa vuol dire essere adulti. Sa che ha delle responsabilità, ma l’indipendenza lo aiuta. Dopo un altro trofeo giovanile firma il suo primo contratto professionistico e forse, quel giorno, paventa l’idea di poter veramente diventare e rimanere un professionista. Con la prima squadra del Trenčín si abitua al calcio duro, maschio, in cui l’avversario, in campo, è il tuo nemico.

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Martin Škrtel, nel 2004, all’età di 20 anni non ha più scuse: deve crederci. Il calcio lo porta in Russia, allo Zenit San Pietroburgo. Ancora oggi il difensore slovacco considera la scelta di lasciare la Slovacchia per la Russia la migliore della sua carriera. Il classe 1984 ricorda di come i suoi compagni in Slovacchia sognavano l’Italia, l’Inghilterra o la Spagna, ma lui in cuor suo sapeva che andare a San Pietroburgo lo avrebbe aiutato a crescere. Tutti in Slovacchia guardavano con diffidenza alla Russia. “Non si sapeva come si viveva in Russia, non si sapeva com’era la gente. In Slovacchia la Russia era una sorta di mistero, un luogo strano.”, ha dichiarato lo stesso Škrtel.

L’ambientamento non è stato infatti dei più semplici. Per attraversare la Slovacchia ci vogliono circa 6 ore di macchina, 6 come le ore passate in aereo dallo slovacco per la sua prima trasferta nel campionato russo. Insomma, doveva solo abituarsi al passaggio dal piccolo al grande, dai 5 milioni di abitanti della Slovacchia ai 5 milioni di abitanti della sola San Pietroburgo. Al suo arrivo nella Russia nordoccidentale però ci hanno pensato il portiere della nazionale slovacca Kamil Contofalsky e altri compagni cechi ad aiutarlo. Martin era giovane ed aveva spesso nostalgia di casa. I pianti delle prime settimane russe li ricorda ancora perfettamente. 

L’amore per la città non tarda però a sbocciare, così come quello per il club e i suoi tifosi. Con la maglia celeste dello Zenit, vince il campionato russo dopo 20 anni di astinenza per il prestigioso club. Per il difensore, la sera del trionfo ed i rispettivi festeggiamenti con i tifosi dello Zenit, sono ancora la pagina più bella del libro che sta scrivendo la sua carriera da calciatore.

Il difensore slovacco con la maglia dello Zenit

Nel frattempo arrivano anche le prime convocazioni in nazionale. Del resto come poteva passare inosservato un martello del genere. Marcature strette, grande temperamento e fisicità, tutte qualità fondamentali per un grande difensore. Giocò i suoi primi 90 minuti in un amichevole vinta 2-0 a Bratislava contro la Germania. Ormai sono 14 anni che Martin Škrtel difende i colori del suo Paese, ora anche da capitano. Con essa ha partecipato agli eventi più importanti della storia della nazionale della Slovacchia indipendente: i mondiali del 2010 e gli europei del 2016.

Il capitano slovacco con Marek Hamšík agli Europei del 2016

Nel dicembre del 2008, una volta terminato il campionato russo, si prospetta una nuova avventura per il centrale slovacco. È la Premier League a chiamare. Il suo agente gli comunica che ci sono diversi club di media classifica interessati a lui ma a Martin non importa il club, lui vuole solo la Premier. La destinazione più probabile sembra Liverpool, sponda Everton. Non si sa bene come però, Martin a Liverpool ci finisce, tuttavia sponda Reds. Il giorno in cui gli viene comunicato il primo interesse della squadra che gioca ad Anfield stenta a crederci. La trattativa si conclude nel giro di qualche giorno e Škrtel è costretto ad accettare il fatto che non ha più bisogno di crederci, ormai il sogno è realtà.Immagine correlata

I suoi 8 anni e mezzo ad Anfield sono storia nota. Non parla inglese all’inizio, ma urla sul campo con prestazioni da 8 in pagella. Anticipi puntualissimi, bravo nella fase di impostazione e abilità aeree da top-player. Segna 17 gol per il club guadagnandosi l’affetto incondizionato dei tifosi, ma sfortunatamente vince solo una Carling cup. 

Sono stati comunque anni magnifici per lui con la maglia dei Reds, macchiati però da quel maledetto titolo sfumato nelle ultime giornate della stagione 2013/2014. Quello 0-2 contro il Chelsea di Mourinho che segnò la fine della corsa del Liverpool al titolo.

Il gol di Demba Ba che trancia le gambe ai Reds di Martin Škrtel, il quale è costretto a guardare il pallone che ha varcato la linea

Ad ogni modo nel Merseyside ha avuto l’oppurtunità di giocare al fianco di grandi giocatori come Gerrard, Torres, Suarez, Agger e Hyypiä, dai quali non ha mai smesso di imparare.Risultati immagini per skrtel

Dopo Slovacchia, Russia ed Inghilterra è la volta della Turchia. Nel 2016 si trasferisce infatti al Fenerbahçe, club del quale tutt’ora difende i colori. Fino ad ora ricorda serate di vittorie memorabili, ma nessun trofeo alzato al cielo. È ora di vincere. Già perchè non è il solo Fenerbahçe ad aver fame di vittorie, ma anche lo slovacco. A 34 anni sono davvero pochi i trofei vinti dal centrale nato a Handlová. Pochi per quel che meriterebbe. Lui vuole ancora essere il nemico degli attaccanti e vuole ancora imparare da tutti.

Škrtel a colloquio con Ibrahimovic durante un match di Europa League

Diffidate da chi dice che la grandezza va perseguita insistentemente. Martin Škrtel nella sua carriera ha giocato e combattuto solo per grandi club, ma ricordatevi del fatto che non ci sperava nemmeno un po’ di poter diventare un calciatore, figuriamoci di diventare il giocatore che è. 

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