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L’ultimo ruggito di Higuaìn

Un peso insopportabile, opprimente, schiacciante.

Un peso dato dalle pressioni, provenienti dall’ambiente rossonero e non, per essere il migliore, per vincere partite da solo, per guidare una squadra, oggettivamente, non al pari delle big del campionato a contendersi i posti che contano.

Un peso che ha gravato sulle sue spalle fin dal primo giorno in cui ha indossato la nuova casacca e che oggi, a distanza di circa 6 mesi, sembra aver definitivamente avuto la meglio.

Gonzalo Higuaìn pare ormai aver ceduto a queste pressioni e dai suoi occhi non traspare più quella rabbia, quella fame, che avrebbe dovuto animare i cuori milanisti in una nuova risalita ai vertici del calcio italiano.

Ora per lui si profila una sola, unica, strada percorribile per poter tornare ai livelli che gli competono; riabbracciare l’uomo che più di chiunque altro è riuscito a tirar fuori il meglio da lui, riabbracciare l’uomo con cui si è imposto come uno degli attaccanti più forti del globo.

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Foto: video.gazzetta.it

Riabbracciare Maurizio Sarri, ora alla guida del Chelsea.

Da come si sono evoluti però i fatti, negli ultimi giorni, appare inconfutabile un dato.

Higuaìn, se avesse potuto scegliere, non sarebbe mai andato a Milano.

Avrebbe preferito rimanere a Torino, nonostante l’arrivo dell’alieno Cristiano Ronaldo, con cui ha convissuto anche a Madrid, oppure migrare verso altri lidi, magari proprio Londra, dove in maglia blues avrebbe trovato un allenatore che già lo conosceva e una squadra che avrebbe considerato all’altezza.

Guardando le sue annate, da quando è sbarcato in Europa, il Pipita ha sfondato quota 25 gol stagionali solamente in 5 occasioni e in 2 è arrivato sopra i 30.

Da ciò emerge come egli non sia un centravanti puro, un killer spietato dell’area di rigore; è piuttosto un calciatore che gioca per la squadra, caratteristica che ha sviluppato soprattutto in Italia, che scende sulla linea dei trequartisti per prendere il pallone e che non disdegna l’assist per i compagni, essendo superiormente dotato tecnicamente.

Questo suo modo di stare in campo viene valorizzato al massimo quando intorno a sé trova una squadra che sa supportarlo, sia nei singoli (come alla Juve o al Real) che nel gioco (vedi il Napoli di Sarri).

Al Milan, purtroppo per lui e per i tifosi, Gattuso non sta riuscendo a dar un’impronta definita alla squadra, affidandosi più al carattere che alla tattica, e la maggior parte della rosa non sembra essere in grado di calcare grandi palcoscenici.

A soffrirne maggiormente, allora, è proprio Higuaìn.

Ciò che contraddistingue un giocatore normale da un campione, sono le giocate, il fiuto per il gol, il senso dell’anticipo, la lettura tattica anticipata dell’azione, il sapere già dove andrà il pallone.

Quello che invece distingue un campione da un fuoriclasse, da un fenomeno, è la testa, la personalità, il carisma, che gli permettono di incutere timore all’avversario e, allo stesso di tempo, di conquistarsi il rispetto dei compagni.

Gonzalo Higuaìn è un campione, ma non un fuoriclasse.

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Foto: forzazzurri.net

Con i club e con la l’Albiceleste si è dimostrato, a più riprese, una delle punte più forti e complete del panorama calcistico mondiale, ma ogni volta che aveva l’occasione di incidere nelle occasioni importanti, nelle partite che contano, è sempre sparito, oscurato dagli altri, incapace di reggere il macigno che essere un calciatore del suo calibro comporta.

Finali Mondiali, di Coppa America, di Champions League.

Troppe volte assente ingiustificato.

Troppe volte frustrato.

Si, perché non in rari casi è successo di vederlo arrabbiato in mezzo al campo, ma non con gli avversari, bensì con la sua squadra, incapace di servirlo correttamente o di esaltare le sue doti.

È successo a Madrid, soprattutto a Napoli, e alla Juve.

E ora al Milan.

Incapace di prendere per mano i compagni inesperti, ma pronto a lamentarsi con loro e a manifestare la sua insoddisfazione.

Eccolo, allora, il grande limite del 9 argentino.

Potenzialmente uno dei migliori, ma non in grado di vivere quelle pressioni.

Nella sua carriera in un anno soltanto lo si è potuto vedere al massimo, felice di giocare e devastante in campo; nell’ultima stagione partenopea ha infranto il decennale record di Nordahl segnando 36 gol, ponendosi all’attenzione mondiale e vendicandosi nei confronti di un Real che senza pensarci l’aveva scaricato, e ha trovato un secondo padre.

Il momento in cui Higuain infrange il record di Nordahl

Ha trovato Sarri.

Higuaìn ha bisogno ora di nuovi stimoli, Sarri ha bisogno di una nuova punta per il suo Chelsea.

Higuaìn ha bisogno di Sarri e Sarri ha bisogno di Higuaìn.

Alla soglia dei 32 anni probabilmente questa sarebbe la sua ultima occasione per vestire la maglia importante di un top club europeo e proprio per questo, forse, ha scelto il Chelsea.

Gonzalo Higuaìn ha scelto di lasciare il Milan, e anche se dovesse restare a Milanello con il corpo, la sua mente sarà altrove, ma non tenterà un nuovo salto nel buio.

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Foto: calciodangolo.com

Andrà sul sicuro, in un campionato sconosciuto ma con una guida affidabile, che nei primi mesi di Premier ha saputo rendersi riconoscibile agli occhi degli esperti inglesi con un gioco tutto possesso e triangoli.

Non può permettersi un nuovo buco nell’acqua.

Arrivato in vecchiaia il leone, non più in grado di guidare e proteggere il suo branco, si ritira in solitudine, allontanandosi da quelli che prima considerava la sua famiglia ma che ora minacciano la sua leadership.

Osserva da lontano il passare dei giorni, il crescere della nuova generazione, appostato su di un masso, sospirando, in attesa di un ultimo momento in cui potersi ergere fiero, gonfiando il petto e tirando fuori i denti, ricordando agli altri, e a sé stesso, chi era.

Un inesorabile e naturale declino, aspettando di poter dare un ultimo ruggito.

Gonzalo Higuaìn ha deciso.

L’ultimo ruggito del Pipita rimbomberà sulle rive del Tamigi, tra le mura di Stamford Bridge.

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