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Liverpool-Udinese: il sogno di Anfield

Brendan Rodgers sembra abbastanza tranquillo mentre, seduto sulla stessa panchina dove una volta sedevano Keegan o Dalglish, sfoglia il suo taccuino; vicino a lui capitan Steven Gerrard e Luis Suarez, autore di una tripletta a Norwich qualche giorno prima, chiaccherano tra di loro con serenità.
Il nordirlandese ha preferito far riposare le due punte di diamante della squadra, convinto di non avere troppi problemi in questo freddo e nuvoloso giovedì sera.

Qualche migliaio di chilometri piú a Nord, l’Udinese, dopo due stagioni esaltanti concluse con un’incredibile doppia qualificazione ai preliminari di Champions League, stava faticando piú del dovuto in seguito all’usuale smantellamento della squadra attuato dai Pozzo in estate.
Una stagione iniziata nei peggiori dei modi; se la sfortunata uscita di scena ai danni dell’Arsenal dell’anno precedente era stata accolta come un’impresa sfiorata, la sconfitta ai rigori contro il Braga é una mezza tragedia.

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Il rigore che di fatto decide la doppia sfida con lo Sporting Braga, Beto non si muove e il cucchiaio dell’acquisto estivo Maicosuel “O Mago” si ferma docile tra le braccia del  portoghese. Col senno di poi Beto blocca anche la carriera del brasiliano, un fantasma ad Udine ed ora finito a giocare negli Emirati.

 

Fortunatamente l’eliminazione ai preliminari di Champions League è addolcita dalla possibilità di prendere comunque parte alle competizioni europee; l’Udinese accede di diritto alla fase a gironi dell’Europa League dove incontra, assieme agli svizzeri dello Young Boys e i russi dell’Anzhi, il Liverpool di Gerrard e Suarez.
In realtà l’Udinese chiuderà l’esperienza in Europa League con l’ultimo posto nel girone, scrivendo però una delle più belle pagine della loro storia, ad Anfield.

You’ll never walk alone

“Walk on, walk on, With hope in your hearts And you’ll never walk alone”
(va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da solo)
è il coro che, come di consueto, taglia la foschia, cantato all’unisono dai 12mila della Kop.
Ne è passata di acqua sopra il Queensway Tunnel da quei primi anni ’60 del Merseybeat, la musica nata intorno ai dock portuali della Mersey che sarebbe poi sfociata nel rock morbido e suadente dei Beatles, ma il capolavoro di Gerry and the Pacemakers rieccheggia puntuale e senza tempo, accompagnando le squadre in campo in una tipica Cloudy Liverpool d’ottobre; this is Anfield.

“Sugli spalti si può percepire un’atmosfera particolare, ma la partita si gioca sul campo”, Guidolin cerca di sminuire l’atmosfera di Anfield Road e carica i suoi proponendo un 3-4-3 offensivo con Armero e Pereyra a supporto di Totò di Natale.
Il Liverpool risponde con un classico 4-3-3 con ali a piede invertito e mezzali con libertà di inserimento. Il possesso palla a ritmi altissimi comandato da Brendan Rodgers mette in difficoltà solo a sprazzi l’Udinese, ben messa in campo, che fa bene sul lato destro in attacco, ma concede troppo sull’altro lato nella fase difensiva.
I maggiori pericoli arrivano infatti dal sinistro morbido di Stewart Downing; è dal suo cross che Coates va vicinissimo al gol, trovando però sulla sua strada un super Brkic, ma è sempre dal suo destro che arriva il cross perfetto per Jonjo Shelvey che di testa non sbaglia. Vantaggio Reds.

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Jonjo Shelvey inizia e conclude l’azione, inserimento perfetto.

L’Udinese non accusa il colpo e anzi va subito vicina al pareggio con una invenzione di Di Natale per Benatia, miracolo di Reina.
Nonostante la differenza tecninca la partita è molto più equilibrata del previsto, l’Udinese compensa l’impari qualità di palleggio con cuore e sacrificio.
In un’azione di gioco Downing e Pinzi reincarnano perfettamente la differenza di gioco e di approccio delle due squadre; l’ala inglese vola con eleganza sulla fascia destra con il centrocampista italiano che insegue con fatica.
Il numero 66 bianconero annulla infine la cavalcata dell’ala red con un placcaggio da Superbowl, privo di etica ed eleganza, sporco ma efficace.
È un fallo quasi comico, quando il direttore di gara gli sventola il giallo dinanzi al viso, Pinzi ride di gusto, reo di aver esagerato.
Ma se si vuole vincere all’Anfield Road bisogna fare questo, esagerare.

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RKO.

Al riposo Guidolin forza il blocco centrale aggiungendo un centrocampista per un esterno, e chiede ai ragazzi “più aggressivita, più spregiudicatezza”; d’altronde i sogni non svaniscono finchè le persone non li abbandonano. Fuori Armero dentro Lazzari.
Inizia a piovere davvero forte, ma il campo non ne risente, e nemmeno il calcio; qualche secondo e proprio Lazzari scambia con Pasquale, palla a Di Natale ed è subito 1 a 1.

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Nemmeno un minuto e l’Udinese fa capire ai Reds che sarà un secondo tempo molto lungo.

Il gol cancella la paura e i friuliani, spinti da più di 2000 anime, iniziano a credere nel sogno.
E’ il prologo di una ripresa memorabile. Il Liverpool accusa il colpo, anche perché il centrocampo bianconero aggredisce di più i portatori di palla in rosso. Il gol ospite ha tolto ai Reds la spavalderia. Insomma, Udine guadagna campo. Il match cambia padrone, e obbliga Rodgers a giocarsi gli assi, Gerrard e Suarez, risparmiati all’inizio. E’ il 20´.

I due fuoriclasse non riescono però ad invertire la tendenza, punizione per i bianconeri, Domizzi stacca più alto di tutti ma non arriva su pallone, Coates dietro di lui impatta la palla goffamente; sfera alle spalle di Reina, 2 a 1 Udinese.
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Gol fortunoso, ma neanche il tempo di inveire contro la dea bendata che Di Natale mette d’accordo tutti; palleggio prolungato nell’area di rigore dei Reds, quasi a sfidare Anfield, appoggio su Pasquale che non sbaglia, sinistro alle spalle di Reina che raccoglie la palla in fondo alla rete per la seconda volta in due minuti.

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La calma olimpica di Totò che in mezzo a tre difensori apparecchia per la rasoiata vincente di Pasquale.

 

I due ganci in due minuti non mettono al tappeto il Liverpool che anzi reagisce con ancora più forza, i Reds non muoiono mai; è l’inizio di un’altra partita, forse la più convincente dell’Udinese, una partita di sudore, sofferenza, sacrificio.
Il 2-3 è questione di minuti, punizione imparabile di Suarez e svantaggio dimezzato; ancora 15 lunghissimi minuti da giocare.

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Luis Suarez, non serve aggiungere altro.

Finale a senso unico; Brkic è chiamato agli straordinari, si distende subito per togliere all’uruguagio la gioia del pareggio. Poco prima ancora Suarez era andato al tiro in diagonale, trovando Shelvey sulla linea, o quasi, a ribattere, fortuitamente, nel tentativo di deviare il tiro cross in porta. Poi un tiro di Gerrard dal limite viene murato, l’Udinese è stanca, riparte meno, ancora Suarez cerca spazio sui lati, filtra da destra e scarica un diagonale sul primo palo che trova ancora pronto Brkic. Un assedio: si esalta Danilo, per senso della posizione, per precisione, per sangue freddo. L’ultimo sussulto del toro rosso è un tiro di Downing da destra, non impossibile: blocca Brkic.

Il triplice fischio ravviva una nebbiosa Liverpool, Guidolin corre incredulo per il campo abbracciando giocatori e collaboratori, probabilmente è ancora in stato confusionario quando in conferenza stampa commenta l’impresa: “i sogni non costano niente, bisogna sognare in grande, visto che non si spendono soldi”.

Ma finisce proprio così’; l’onirico diventa realtà, la “Anfield Fortress” è caduta, su Liverpool sventola la bandera dell’Udinese; per la prima volta i tifosi Reds smettono di cantare lasciando spazio alla pioggia scrosciante e alla gioia dei friulani; il santuario di Anfield, come lo definisce Bill Shankly, é stato profanato, e chissá che ora il cucchiaio sbagliato da Mago non abbia un sapore piú dolce. Thank you very much.

 

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