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Letale efficacia

Tornando indietro negli anni ci si può quasi commuovere pensando a quanti talenti possedeva, e sfornava, la nazionale olandese, a differenza di quella odierna che sta passando una profonda crisi senza eguali. Talento purissimo lo era sicuramente Ruud Van Nistelrooij, uno di quei giocatori che andava osservato per cercare di coglierne ogni singolo movimento, ogni scatto, ogni intuizione, e la cosa non sorprende se pensiamo che stiamo parlando di un attaccante da quasi 400 gol in carriera.

Il papà idraulico e la mamma lo spingono sin da piccolo a indossare le scarpe coi tacchetti e la sua carriera inizia a Geffen, tranquilla municipalità nel Brabante Settentrionale situata nel cuore dei Paesi Bassi, e a pochi chilometri da Oss, paesino di nascita di Ruud, dove comincia ad affinare il suo vastissimo repertorio tecnico e dove comincia a muovere i primi passi nei campionati regionali per poi debuttare nella seconda divisione olandese con il Den Bosch nel 1993. Qua ci rimane quattro anni, non riuscendo mai nel salto di categoria con la compagine, ma imponendosi nella stagione 96/97 a soli 20 anni come miglior marcatore della squadra con 12 gol in 31 partite di campionato e chiudendo la sua avventura complessiva a 20 gol in 71 gare.

Il primo gol al minuto 00:30 fa intravedere quello che negli anni diventerà una delle sue abilità migliori: il gioco aereo. Ruud si muove sulla linea dell’area di rigore per poi accentrarsi subito. Il cross è calciato con il compasso, piedi a terra e stacco di potenza con palla all’angolino. 

Trascorre la stagione 1997/98 all’Heerenveen in Eredivisie, squadra voluta anche dal suo manager Rodger Linse che voleva per lui una carriera “step by step”,una carriera che vedeva un percorso lineare partendo dal basso per arrivare in alto. Un’anno è quanto gli basta per  farsi notare a modo suo. Il risultato? 36 partite e 16 gol.                                        La cosa impressionante è che al momento del grande salto Ruud non ha paura: sembra essere nato pronto, già maturo, ruvido e sicuro di se, un vero cuore olandese, spietato e essenziale. Nonostante ciò non ha mai perso l’umiltà, soprattutto nel seguire i consigli del suo manager e di chi voleva il meglio per la sua carriera. Per circa 6 milioni si trasferisce al PSV Eindhoven una delle squadre più importanti del Paese. Gli anni novanta per il PSV si rivelano un decennio turbolento: 3 titoli nazionali prima del 98/99 e 3 Supercoppe di Olanda con in mezzo anche varie delusioni europee, cambi di allenatore e da non dimenticare il passaggio in terra olandese di un certo Ronaldo. L’impatto del giovane Ruud è a dir poco devastante: 41 gol complessivi in 46 partite alla sua stagione d’esordio, 31 solo in campionato e nomina del giocatore dell’anno in Olanda. Prima stagione di livello anche in Champions League con 5 reti in 7 presenze, tra cui una tripletta. Attorno a lui viene creata una squadra importante con gli innesti di Mark van Bommel, Wilfred Bouma e Johann Vogel. Nota di merito lo ha soprattutto un gol meraviglioso realizzato in un PSV-Ajax che vede un lancio lungo dalla trequarti con stop di petto, lob a scavalcare il difensore e tiro violentissimo ad insaccarsi, il tutto disegnato magistralmente solo con il piede destro. Nella stagione 99/00 segna 29 reti (capocannoniere) in sole 23 partite e regala il quindicesimo titolo al PSV e facendo di fatto iniziare il dominio nazionale della squadra di Eindhoven. Ruud è definitivamente esploso e vanta con se un repertorio tecnico incredibile: efficace sotto porta con ottime movenze anche fuori dall’area di rigore,tecnica di tiro pregevole e tocco di palla sopraffino fanno di lui un attaccante killer che unisce le caratteristiche di un 9 e un 10 in un solo giocatore.

Tutto il repertorio di Van Nistelrooij nei suoi tre anni al PSV. 

77 gol in 90 partite complessive con i biancorossi e sirene europee che cominciano a suonare. Alla sua corte si fa avanti il Manchester United di Sir Alex Ferguson. 28 milioni il valore del suo cartellino. Il destino però si mette momentaneamente contro di lui: rottura del crociato in allenamento e trasferimento saltato di un’anno: ci si rivede nel 2001.

Ruud è l’attaccante che Ferguson cercava ossessionatamente per il suo United e sarà proprio quest’ultimo molti anni più tardi ad affermare che per lui Ruud fosse “Il miglior centravanti che un tifoso dello United abbia mai potuto vedere”. E tutto ciò fa impressione se pensiamo che con quella maglia sono passati giocatori come Rooney , Best , Law o anche Cristiano Ronaldo, ma soprattutto per la caratura del personaggio da cui provengono queste parole.

Immagine emblema: Ruud con il taglio di capelli che contraddistinguerà la sua carriera e un sorriso sincero in volto, Ferguson sicuro di se e con l’espressione di chi sa di avere accanto a se una macchina da gol.

A Manchester Ruud si ritrova uno squadrone: Beckham, Scholes , Giggs , Keane e il connazionale Stam solo per citarne alcuni. La stagione 2001/02 è il via per la sua consacrazione a livello mondiale: 36 gol stagionali di cui 10 in Champions in 49 partite per poi esplodere e migliorarsi in maniera mostruosa l’anno dopo con 44 gol in 52 partite di cui 12 centri in Champions e la Premier League cucita sul petto. Ruud comincia a scalare le classifiche dei vari top player e diventa anche il giocatore più veloce a raggiungere quota 100 gol con i Red Devils, impiegandoci solo due stagioni e mezzo.        A Manchester impara ad attaccare lo spazio e si trova sempre nel posto giusto al momento giusto diventando l’idolo dell’ Old Trafford. Nelle sue cinque stagioni inglesi segna la bellezza di 150 gol in sole 219 gare, e 35 in 47 di Champions League, vincendo una Premier , un Community Shield , una Coppa di lega e una Coppa di Inghilterra.

2002/03: Semplicemente letale.

Nel 2006 dopo diverse incomprensioni con Ferguson (tra cui le 7 panchine consecutive al termine della stagione 2005) esprime la volontà di trasferirsi altrove ed ecco che per “soli” 15 milioni trova casa al Real Madrid. In un batter d’occhio il titolo nazionale ritorna ai Blancos grazie anche ai sui 25 gol, e ripetendosi poi anche nella seconda stagione con campionato vinto e la “miseria” di soli 20 gol in stagione. Le ultime due stagioni a Madrid le gioca nettamente sottotono complice una carriera che stava lentamente terminando. Dimostrazione di questo fu il veloce logoramento di un fisico che Ruud aveva forgiato negli anni con un primo infortunio alla caviglia e poi un secondo di nuovo al ginocchio già operato prima del trasferimento inglese. Chiude con 67 gol in 101 gare l’esperienza madridista e si trasferisce all’Amburgo, riuscendo comunque a mettere il sigillo per 17 volte in 44 partite e poi tornando in spagna al Malaga,  chiudendo la sua carriera nel 2012 a 36 anni.

352 i gol in 593 partite di club. Una media impressionante di più di mezzo gol a partita. Quarto miglior marcatore della storia della Champions con la bellezza di 60 reti in sole 81 partite. Numeri che ormai quasi si sprecano, soprattutto se includiamo anche la sua esperienza in Nazionale. Un’esperienza travagliata, fatta di amore e odio che iniziò nel 1999 e si chiuse nel 2011 con in mezzo anche un primo ritiro, nel 2007. Anche in questo caso sono 35 reti in 70 partite. Di cosa ci stupiamo ancora?

Ruud Van Nistelrooij rimane uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi decenni, ma che spesso viene dimenticato o messo in secondo piano, nonostante anche un carattere focoso in campo in cui sicuramente non le mandava a dire, ma che purtroppo lo ha visto anche alzare meno trofei di quelli che probabilmente meritava (Champions e Nazionale). Era una macchina del gol che univa la potenza a una micidiale sostanza e fu un cultore nell’unire al gol la raffinatezza e la bellezza del gesto tecnico.

Questo era Ruud Van Nistelrooij: un’artista letale con il 10 sulle spalle.

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