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Le 6 giovani promesse del calcio italiano

L’Italia, i giovani, il futuro.

Un periodo sicuramente poco roseo per lo sport italiano in generale, partendo dallo sci, passando per l’atletica, arrivando fino al calcio. La stessa nazione che per anni è stata definita patria del mondo del pallone, sta avendo un lento declino. Anzi, per essere più precisi, ha avuto un lento declino, culminato nella mancata convocazione al mondiale russo. Come si dice in questi casi, più in basso del fondo non si può andare, siamo arrivati al limite, ora si può solo che migliorare.

Vedendo l’andamento del campionato, possiamo essere decisamente più soddisfatti delle passate stagioni. Cinque squadre in una manciata di punti non succedeva dal tempo delle sette sorelle, soprattutto se tra le prime della classe è presente la finalista della scorsa Champions League. Ma si sa, l’Italia è la patria del critico e della polemica, troppi stranieri, poca attenzione ai giovani italiani.

Con la nostra classifica, abbiamo deciso di elencare le promesse più promettenti del calcio italiano, i talentini Under 21 presenti nel nostro campionato. Per ragioni più che razionali, in questo ranking non sarà presente Gigio Donnarumma, futuro numero 1 della nostra nazionale, considerato già un giocatore fatto e finito e protagonista del mondo dei grandi.

Sembra strano da dire, ma il nostro paese è stato molto ispirato dall’anno 1996 fino ad oggi, sfornando giovani meritevoli e talentuosi. Per ragioni riguardanti l’incisività all’interno del nostro campionato, facendo riferimento alle presenze e ai gol segnati, piccoli prodigi come Keane, Pinamonti, Parigini, Orsolini e Pellegri saranno esclusi dalla nostra classifica, in attesa della loro definitiva consacrazione.

Accomodatevi e prendetevi un attimo di pausa, sorseggiate un the caldo, magari nei pressi del vostro albero natalizio, che vi illumina il volto, perché ad illuminarvi la mente ci pensano loro.

6) Alessandro Murgia

9 agosto 1996

Nato e cresciuto nella Lazio, tra le vie del centro romano, nella sua città. Ancora acerbo, ma già decisivo più di una volta. Un centrocampista trasparente, tanto lavoro sotto traccia, in aiuto alla squadra sia in fase di recupero palla che di impostazione.
In un centrocampo pregno di talento e freschezza come quello degli aquilotti, Murgia riesce a ritagliarsi un minutaggio più che dignitoso, per la precisione 685 minuti in questa stagione. Jolly di Inzaghi che ha dimostrato di puntare tutto su di lui, costringendo di fatto Cataldi a salutare la capitale.
Lo ricordiamo per il gol alla seconda presenza in campionato a Torino, ma soprattutto per la marcatura decisiva in Supercoppa italiana, contro l’altra torinese, la Juventus.

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Il gol decisivo di Alessio Murgia in Supercoppa contro la Juventus

5) Patrick Cutrone

3 gennaio 1998

Ad oggi, la sorpresa del campionato, arrivato a Milanello come uno dei tanti giovani da girare in prestito a qualche squadra delle serie minori, si è gradualmente preso il cuore di tutti. Amato dai tifosi per l’abnegazione e la grinta, Patrick Cutrone sta scalando le gerarchie dell’affollato attacco del Milan a suon di gol, già 8 nelle prime 13 uscite; chi ben comincia è già a metà dell’opera.
Ha segnato in ogni competizione in rossonero, meritandosi la maglia della nazionale Under 21 che ha ripagato con 4 reti in 5 presenze.
Unico ed esplosivo, un vero e proprio diavolo predatore dell’area di rigore, forse proprio per questo tanto amato dai supporters rossoneri.

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Patrick Cutrone allo scadere decide la gara di Europa League contro Rijeka

4) Manuel Locatelli

8 gennaio 1998

Restiamo a Milanello, e da Cutrone passiamo al suo storico compagno di squadra; i due si sono fatti la trafila delle giovanili e delle nazionali minori prima di trovarsi ancora assieme coi grandi.
Aveva iniziato la passata stagione con prestazioni monstre, decisivo con un missile di sinistro contro il Sassuolo, decisivo con un missile di destro con la Juventus, Locatelli sembrava volesse prendersi il mondo il prima possibile.
Poi la sua crescita è bruscamente rallentata, probabilmente ci aveva abituato a standard eccessivamente alti, ma comunque Locatelli è uno dei migliori prospetti per il futuro; alto e filiforme, il 73 rossonero ha un’invidiabile visione di gioco e un ottima tecnica di base che lo rende quasi ambidestro.
Se Cutrone si sta godendo il suo primo angolo di fortuna, Locatelli sta lentamente vedendo il treno per l’Olimpo dei centrocampista passargli davanti agli occhi; paradossalmente il 19enne è già alla stagione che di fatto delineerà la sua carriera, deve dimostrare di essere il giocatore che ha messo in ginocchio la Juventus e non il fantasma di sè stesso, ammirato troppo spesso negli ultimi spezzoni.

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La bordata di Manuel Locatelli a silurare Gigi Buffon

3) Nicolò Barella

7 febbraio 1997

Sardo a tutti gli effetti. Statura minuta, velocità e animo bellico. Sicuramente il centrocampista più completo tra i giovani cresciuti nel nostro paese. Ricopre tutti i ruoli della mediana, sia in un centrocampo a 3 che in uno a 2, da mezz’ala o da trequartista, riesce sempre a dare quello spunto in più alla manovra della sua squadra. Cuore rossoblu, piccola parentesi a Como per farsi le ossa, pronto adesso per il grande salto. Da limare solamente l’affinità con il gol. Il buon tiro dalla distanza di cui è dotato e la capacità sui calci piazzati saranno, per il folletto cagliaritano, le armi per una maggiore prolificità futura.

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Nicolò Barella mette in luce le sue doti fisiche e tecniche

2) Lorenzo Pellegrini

19 giugno 1996

Il più esperto degli Under 21. Senza ombra di dubbio il suo curriculum è da invidiare. 60 presenze tra i grandi, calcando campi italiani ed europei. Sassuolo e Roma nello stivale, Europa League e Champions League nell’Unione. Il paradosso. Qualche anno fa stoppato da un’aritmia cardiaca, ritorna in campo e corre più forte di prima. Una stazza abbastanza ingombrante che non tarpa le ali alla sua indole da incontrista. Abile negli inserimenti e un buon tiro dalla distanza accompagnano una grande tecnica e visione di gioco, rendendolo un centrocampista a tutto tondo.

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La fantastica rovesciata di Lorenzo Pellegrini all’Europeo Under 21

1) Federico Chiesa

25 ottobre 1997

Figlio d’arte. Buon sangue non mente, e così è stato. Non è mai facile giocare con la pressione di dover dimostrare di essere all’altezza del cognome impresso sulla schiena. Bisogna avere le spalle forti per poter sopportare ogni critica di presunta raccomandazione. Federico Chiesa ce la sta facendo alla perfezione. Non vive all’ombra del padre Enrico e soprattutto gioca un calcio diverso dall’uomo che lo ha cresciuto. Rapidità, rabbia, ferocia agonistica e un fantastico sorriso. In qualsiasi situazione, prende la vita con leggerezza, da non confondere con la superficialità, ma con la consapevolezza di essere un privilegiato, di essere unico. Inserito in prima squadra lentamente, da quest’anno, dopo l’addio di Bernardeschi, è lui l’uomo copertina dei viola di Stefano Pioli. La personificazione dell’agonismo. Ala sinistra, pronto a rientrare verso il centro per scaricare il suo destro, ma mai un capello fuori posto quando deve ripiegare in difesa per aiutare la squadra. Da perfezionare, forse, la tecnica di base, ma dotato di una capacità invidiabile nel gioco nello stretto.

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Il grandissimo gol di Federico Chiesa, stop, rientro e tiro a giro sotto all’incrocio dei pali

 

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