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L’Atalanta del Gasp

Ad sfondo giallo robinodds guadagna con le partite di calcio

Non ci sono dubbi: l’Atalanta è la squadra del momento, e allo stesso modo l’ottimo lavoro di mister Gasperini è sulla bocca di tutti. Infatti, proprio prima dello stop forzato per il Coronavirus, la Dea aveva cominciato a ricevere apprezzamenti anche all’estero, grazie alle splendide prestazioni negli ottavi di Champions contro il Valencia che le hanno garantito l’accesso ai quarti di finale; in Italia invece è ormai la quarta stagione che possiamo ammirare il lavoro della squadra bergamasca, un progetto iniziato nella stagione 2016-17 e che ha condotto a risultati impensabili fino a qualche anno fa per una provinciale come l’Atalanta.

Da una parte il merito va ricondotto sicuramente all’abilità della dirigenza e del presidente Percassi, ma altrettanto merito va attribuito al lavoro di campo di Gian Piero Gasperini e del suo staff, in grado di plasmare una macchina pressoché perfetta, in grado di esaltare le qualità dei giocatori a disposizione e trasmettergli coraggio e personalità. Nello specifico andiamo a scoprire il sogno Atalanta dal punto di vista tattico, analizzando nei particolari l’abito che il tecnico ex Inter e Genoa ha cucito sui suoi ragazzi.

La somma non fa il totale

Il sistema di riferimento è il 3-4-3 (1), che poi a seconda degli interpreti in attacco si schiera come un 3-4-1-2 o 3-4-2-1. Tra i pali Gollini è titolare indiscusso; i difensori sono Toloi, Palomino e Djimsiti, con l’importante ritorno di Caldara a gennaio per farli rifiatare; i due mediani sono De Roon e Freuler, mentre sugli esterni giocano Hateboer a destra e Gosens a sinistra, con Castagne come rimpiazzo per entrambi; davanti sono insostituibili Gomez e Ilicic (veri e propri leader tecnici della squadra, che hanno raggiunto sotto la sapiente guida del Gasp una maturità tale da riuscire a decidere anche le gare più complicate grazie a delle giocate individuali), mentre l’ultimo posto del tridente se lo giocano principalmente Zapata (sarebbe stato anche lui titolare fisso se non avesse avuto problemi fisici), Muriel e Pasalic, e la scelta tra questi determina anche la scelta dello schieramento iniziale.

Dopo aver visto gli interpreti in campo, risulta evidente che alla base dei risultati ottenuti ci sia un forte spirito di squadra, una forte coesione che ha fatto raggiungere obiettivi inizialmente impensabili: infatti, solo considerando le qualità individuali, l’Atalanta non sembra sulla carta una squadra capace di raggiungere il terzo posto nello scorso campionato e i quarti di finale di Champions in questa stagione, ma al contrario, grazie alla forza del gruppo e delle idee del tecnico, ogni singolo giocatore è riuscito a innalzare il proprio valore, con il chiaro risultato che le prestazioni della squadra si sono rivelate, e si stanno rivelando, ben superiori rispetto alla semplice somma della qualità dei giocatori. Ed è questo a fare la differenza.

Rotazioni e rombi: la via per il gol

In fase di possesso l’Atalanta ha un atteggiamento fortemente propositivo, che le ha permesso di diventare il miglior attacco della Serie A, con ben 70 gol realizzati finora e oltre 20 tiri tentati a partita. Analizzandola tatticamente, è evidente come la Dea inizi sempre l’azione dal basso, muovendo molto la palla per attirare la pressione degli avversari, e poi colpirli in verticale; nello specifico, in fase di costruzione cerca di ottenere la superiorità numerica con delle rotazioni, in particolare sulla destra, dove il mediano si abbassa come terzo di difesa, consentendo al braccetto (il nome tecnico per indicare il terzo di difesa) di allargarsi in fascia e guadagnare l’ampiezza; di conseguenza, il quarto di centrocampo stringe leggermente il campo (2); sulla sinistra invece Freuler si abbassa al fianco del braccetto esternamente, con l’ampiezza che è dunque garantita principalmente dal quarto di centrocampo, non essendoci una sovrapposizione da parte del braccetto (3).

Le azioni dell’Atalanta si sviluppano dunque principalmente per le catene laterali, dove vengono a formarsi dei rombi di cui il braccetto e il trequartista di parte ne sono rispettivamente il vertice basso e il vertice alto, mentre il quarto e il mediano sono gli appoggi laterali, rispettivamente esterno ed interno: spesso questa struttura è visibile contemporaneamente su entrambi i lati del campo, in modo da poter spostare la palla rapidamente da una parte all’altra, disorientare l’avversario ed avere al tempo stesso la superiorità numerica per proseguire lo sviluppo. Esuli da questa organizzazione il centrale di difesa e il Papu Gomez, che non occupa mai una posizione fissa e gode della libertà di movimento per creare gioco e fare male agli avversari dove meglio crede, avendo reso il proprio ruolo negli ultimi anni sempre più vicino a quello di un tuttocampista (4). Grazie al proprio gioco, spesso l’Atalanta riesce a schiacciare l’avversario nella propria metà campo, riuscendo ad invaderla nella sua quasi totalità con ben 8 uomini, avendo così numerose linee di passaggio per controllare il possesso e creare numerose occasioni da gol (5).

Inoltre, un altro aspetto che va assolutamente sottolineato in fase offensiva, è lo straordinario apporto dei quarti, vero e proprio asso nella manica delle squadre di Gasperini, in grado nelle scorse stagioni di valorizzare giocatori come Conti e Spinazzola tra gli altri, e in questa Gosens (autore senza dubbio della sua miglior stagione in carriera con 8 gol e 5 assist) ed Hateboer, che ha realizzato tra le altre un’importantissima rete nell’andata degli ottavi di Champions (6). Infine, per quanto riguarda l’attacco della profondità e della porta avversaria è necessario fare una distinzione rispetto alla presenza in campo o meno di Duván Zapata: quando manca il centravanti colombiano la profondità viene attaccata dal trequartista (in questo caso è Pasalic), dai quarti di centrocampo o in alcuni casi anche dai mediani, in quanto spesso oltre a Gomez anche Ilicic si abbassa per fare gioco (7); al contrario, quando al centro dell’attacco c’è Zapata, la sua presenza è sicuramente un valore aggiunto per i suoi compagni, perché grazie alla sua fisicità garantisce una variante tattica, riuscendo sia ad attaccare lo spazio alle spalle della linea difensiva avversaria e ricevere i passaggi filtranti dei compagni per poi calciare in porta, sia a gestire e smistare i lanci lunghi dalle retrovie giocando spalle alla porta; in questo caso, si inserisce in area anche Ilicic (8).  

3. A sinistra il braccetto si abbassa esternamente, liberando spazio
per il movimento incontro del trequartista
4. Il modello di gioco dell’Atalanta prevede la costruzione di rombi lateralmente
7. Senza Zapata, anche Ilicic, oltre a Gomez, si abbassa per fare gioco, e la profondità
viene attaccata da altri giocatori, in questo caso Pasalic
8. La presenza di Zapata consente un’alternativa al gioco manovrato: sponda del colombiano e inserimento di Ilicic alle spalle della linea difensiva avversaria

Prova a uscire se riesci!

Dopo aver analizzato il piano tattico proposto da Gasperini in fase di possesso, è il momento di scoprire la fase di non possesso. Innanzitutto, bisogna dire che anche in questo caso la parola chiave è “Coraggio”: l’Atalanta è una squadra che ha personalità da vendere, e sicuramente l’aspetto in cui lo dimostra maggiormente è la fase difensiva, basata su un sistema di marcature a uomo caratterizzato da una forte aggressività. Tuttavia, non bisogna ridurre il piano difensivo dei bergamaschi ad un semplice uomo contro uomo a tutto campo; al contrario, il pressing della Dea è altamente organizzato e studiato a tavolino prima di ogni partita: infatti, per ogni squadra da affrontare, ciascuna con il proprio sistema di gioco e una diversa interpretazione di esso, Gasperini con l’aiuto del suo staff prepara diverse uscite in pressing, con l’obiettivo generale di ripristinare la parità numerica sulla costruzione del gioco avversaria.

Bisogna differenziare l’organizzazione del pressing nelle situazioni con palla centrale e quelle con palla laterale: nel primo caso infatti vengono marcati tutti i riferimenti centrali, in modo da indirizzare la giocata avversaria verso l’esterno, zona di campo certamente meno pericolosa (9); non appena la palla finisce ad uno degli esterni avversari, scatta il pressing vero e proprio, con il quarto di parte che scala in avanti alla ricerca dell’anticipo, mentre quello opposto si abbassa e stringe il campo effettuando la diagonale, seppur non in modo propriamente tradizionale, rimanendo quindi sempre pronto a scalare nuovamente in avanti sul proprio riferimento qualora ci fosse un cambio gioco (10). Sono proprio le scalate in avanti da parte di tutti i giocatori che permettono quindi di andare a pressare la costruzione avversaria in parità numerica, costringendo il possessore rivale a forzare la giocata corta su un compagno marcato oppure a lanciare lungo nella metà campo avversaria, dove i centrali dell’Atalanta hanno spesso la meglio rispetto agli attaccanti.

Proprio le richieste fatte da Gasperini ai propri centrali di difesa sono un aspetto da evidenziare: se da una parte l’organizzazione del pressing nel modo descritto consente diverse volte di recuperare palla nella trequarti avversaria, e da lì generare ripartenze rapide, i difensori devono tenere un alto grado di concentrazione perché spesso si trovano a dover affrontare gli attaccanti in 1vs1 con molto campo alle spalle, senza quindi una copertura reciproca; ed è proprio questa la vera differenza, e probabilmente anche il valore aggiunto, dell’Atalanta rispetto alla maggior parte delle altre squadre. La linea difensiva, infatti, non lavora mai di reparto, ma ciascuno dei tre difensori si muove esclusivamente in funzione del proprio riferimento, facendo sì che rompano spesso la linea, senza preoccuparsi dello spazio alle proprie spalle (11).

9. Con palla centrale, vengono presi a uomo tutti i riferimenti, mentre entrambi gli esterni restano in una posizione intermedia pronti ad andare forte
10. Con palla laterale, tutti i riferimenti in zona palla vengono presi a uomo,
mentre il quarto opposto si abbassa per dare equilibrio
11. I difensori giocano in funzione del proprio riferimento: rompono spesso la linea
ed accettano senza problemi le situazioni di parità numerica

Come far male alla Dea?

Dopo aver analizzato nel dettaglio il modello di gioco proposto dalla squadra di Gasperini, cerchiamo ora di capire come potergli far male, evidenziando alcune situazioni da cui è possibile creare un’occasione da gol contro di loro. Innanzitutto credo che una chiave per poter colpire l’Atalanta sia proprio quella che è probabilmente la loro arma migliore: il pressing. Infatti in diverse occasioni durante la costruzione dell’azione i difensori rischiano la giocata nel tentativo di superare la prima pressione, e questo può portare ad alcuni errori tecnici, come è successo ad esempio in occasione del 4-1 realizzato dal Valencia nell’andata degli ottavi di Champions (12). Infine, ritengo che per creare un’occasione da gol contro questa squadra, non si possano non cercare di sfruttare al meglio gli spazi alle spalle dei difensori, in particolare dei braccetti, che lavorando individualmente e non di reparto, possono essere attirati facilmente fuori posizione (13).

12. Palomino, sotto pressione, forza la giocata centralmente e perde il possesso
13. La forte aggressività e le continue scalate in avanti sui propri riferimenti
spesso lasciano spazio da attaccare alle spalle

Questo è il modello di gioco dell’Atalanta che sta stupendo l’intera Europa: senz’altro ci vogliono tanto coraggio e personalità per riuscire a metterlo in pratica, altrimenti questo può sembrare un forte rischio e anzi diventare controproducente. Tuttavia, si può dire che negli ultimi anni a Bergamo si sia creato un binomio perfetto tra società e allenatore, e quindi a giudicare dai risultati ottenuti, non vedo perché il Gasp debba modificare il proprio modello di gioco e la sua idea di calcio.

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