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La storia infinita

19 dicembre 1999: Al San Nicola di Bari i padroni di casa sono sul 1-1 contro l’Inter nel match valido per la quattordicesima giornata. A tre minuti dalla fine, Perrotta prende palla sulla propria trequarti e lancia lungo verso un ragazzo con la “18” sulle spalle che , con un controllo di tacco se la porta avanti, salta due avversari e deposita in rete, correndo poi sotto la curva e prendendosi un ammonizione gratuita per aver esultato fuori dal campo. Lo stadio esplode, il Bari è momentaneamente settimo in classifica e la città acclama un nuovo gioiellino, un ragazzo di soli diciassette anni ,alla sua seconda presenza ufficiale, che risponde al nome di Antonio Cassano.

Genio e sregolatezza: due costanti che l’hanno condotto a scrivere il romanzo della sua carriera a modo suo.

“Errori? Nella mia vita ne ho fatti un paio… Al minuto però.”

Antonio chiude la sua stagione d’esordio a quota 21 presenze e 3 gol e quella successiva a 27 presenze e 3 gol. Bari lo ama, e come ogni meridionale, anche Antonio è molto legato alla sua terra. È originario del quartiere San Nicola, anche detto “Bari Vecchia” e fu per quelle strade che molti osservatori cominciarono a notare il suo talento proponendoli diversi provini: Casarano, Inter (si, proprio l’Inter ndr) e Parma non furono però convinte. Ci pensò Eugenio Fascetti, allenatore del Bari , a lanciarlo nel mondo dei grandi.

Dopo due anni di permanenza nella squadra della sua città, conditi da un decimo e un quattordicesimo posto, Antonio è pronto per il grande salto. Nel 2001 la Roma lo ingaggia. La città è in fermento. Secondo l’opinione pubblica, con questo acquisto si sono poste le basi per il futuro, per competere ancora per lo scudetto, quello scudetto che la Roma si è appena cucita sul petto. È a Roma che Antonio comincia a tirar fuori il meglio di se, facendo innamorare i tifosi per le magie che faceva con il pallone, per la tecnica sopraffina,per la varietà di ruoli che sapeva coprire, ma anche per le prime “cassanate” che contraddistingueranno la sua carriera. Antonio diventa “Fantantonio“, complice anche il supporto di Fabio Capello che riesce a valorizzarlo. 161 presenze ,52 gol e una Supercoppa vinta in cinque stagioni. In mezzo, il famoso calcio alla bandierina in quel Roma-Juventus , le corna rivolte all’arbitro Rosetti ma anche i gol nei derby , le marachelle in allenamento e i rapporti con la dirigenza e allenatori che cominciano a inclinarsi. Perché Antonio è uno spirito libero, ha bisogno d’affetto da chiunque per poter dare il meglio di se e lui e come sempre , decide di fare di testa sua.

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Non le manda di certo a dire, Antonio.

Capisce di non avere più stimoli in Italia, ed ecco che nel gennaio 2006 approda al Real Madrid alla corte di Lopez Caro, iniziando cosi una delle parentesi più deludenti della sua carriera. I tifosi madrileni sono eccitati ma allo stesso tempo dubbiosi. Antonio viene soprannominato (anche scherzosamente) “El Gordito” per i suoi chili in più. Meno scherzosamente la vede il suo allenatore che lo sottopone a diete e sessioni di allenamento apposite per eliminare il peso in eccesso. Fantantonio non si perde però d’animo e alla sua partita di esordio contro il Betis in Coppa del Re segna dopo tre minuti dal suo ingresso in campo.

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Il giorno che Cassano sbarcò a Madrid.

Da quel momento in poi però, Antonio vede il campo poche volte, chiudendo nel 2007 la sua esperienza spagnola a 29 partite totali e soli 4 gol.

Al Real è andata male, al 70% è stata colpa mia, ma ci sono state anche tante situazioni negative. Su questo devo migliorare.

Antonio è testardo. Sa che può rinascere, che può migliorare e che deve lasciarsi questa esperienza alle spalle,  ed ecco che si fa avanti la Sampdoria che nell’estate 2007 perfeziona il suo trasferimento. A Genova Antonio rinasce veramente andando in doppia cifra di gol nelle sue prime tre stagioni e facendo sognare i suoi tifosi trascinando la Samp al quarto posto in classifica e di conseguenza al preliminare di Champions League perso poi contro il Werder Brema. La sua esperienza blucerchiata sembra andare bene ma il finale è sempre lo stesso. A inizio stagione 2010/2011 viene messo fuori rosa dal presidente Garrone per comportamento irrispettoso e offensivo nei suoi confronti. Ci risiamo, Antonio ci è ricascato. A fine 2010 ottiene il permesso di aggregarsi al Milan e nella parentesi invernale del calciomercato 2011 il suo contratto viene depositato in Lega. Una nuova occasione. Come una fenice Antonio è pronto a risorgere, di nuovo. Il Milan è una squadra ben rodata, che punta allo scudetto, con in campo l’artiglieria pesante come Ibra, Boateng, Pato e Thiago Silva. Contribuisce con 4 gol in 21 presenze e a maggio può festeggiare il diciottesimo Tricolore rossonero ( con gentile calcione in testa da Ibra durante un intervista ndr). Antonio ha ritrovato la sua dimensione. Il 29 ottobre 2011 però accusa un malore in aeroporto e viene ricoverato. “Sofferenza cerebrale su base ischemica causata dalla presenza di un difetto interatriale” è la diagnosi, e deve operarsi a cuore aperto. Carriera a rischio? No, macchè. Antonio dopo 5 mesi è di nuovo in campo e nel 2012 approda dall’altra parte dei Navigli, sponda Nerazzurra. 39 presenze, 9 gol, 15 assist. Mica male.

Tutto il meglio di Fantantonio.

E poi ancora Parma, con la sfortunata parentesi dovuta ai problemi finanziari e societari del club, il ritorno alla Sampdoria, e l’approdo quest’estate all’ Hellas Verona appena promosso in A, con iniziale ritiro dal calcio giocato e successiva smentita. Nel mezzo di questa storia infinita anche la Nazionale con 39 presenze e 10 gol , la mancata convocazione ai Mondiali 2006, la finale all’Europeo 2012, e soprattutto le tante “cassanate” (ebbene si, anche in Nazionale) che lo hanno reso un giocatore unico e forse irripetibile.

Antonio rappresenta un eterno Peter Pan da 140 gol in carriera, un predestinato, un avventuriero, un genio del pallone, testardo e irriverente ,che ha portato avanti la sua carriera come voleva lui, alle sue regole. Quelle regole che non ha mai seguito ma che invece avrebbero potuto portarlo a traguardi ben più alti, facendo di lui di fatto uno dei più grandi rimpianti calcistici degli ultimi vent’anni.

Questo è Antonio Cassano, il talento di Bari Vecchia. Prendere o lasciare.

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