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La North London biancoblù

La globalizzazione nel mondo del calcio sta privando il tifoso del romanticismo, quell’amore appassionato e travolgente, quella passione ineffabile per la propria squadra o per il proprio beniamino.
In un contesto del genere, sempre più determinato dalla potenza economica di un club, le imprese del Leicester City sono una vera e propria manna dal cielo; una squadra operaia salvatasi quasi per miracolo nella stagione precedente che è prima in Premier League, guidata da un allenatore, “The Tinkerman” Ranieri, aspramente criticato dai media al suo annuncio. Questa circostanza imprevedibile ha focalizzato l’attenzione e il tifo di gran parte degli appassionati di calcio sui Foxes, paradossalmente mettendo in secondo piano tutte le piazze molto più media-friendly (il nuovo Liverpool di Klopp, ad esempio).
Se il Leicester City non stesse giornata dopo giornata confezionando un vero e proprio miracolo, la sorpresa della stagione sarebbe senz’altro un’altra non favorita al titolo ad inizio stagione: il Tottenham dello “sceriffo” Mauricio Pochettino, miglior difesa del campionato ed terzo miglior attacco (47 gol contro i 48 di Leicester e Manchester City.)
Paradossale anche come tutto l’hype per la battaglia dell’Emirates Arsenal-Leicester City (dove in 10 contro 11 per mezz’ora il Leicester ha perso solo all’ultimo secondo di gioco) abbia oscurato l’altro match principe della 26esima giornata di Premier League: Manchester City-Tottenham.
“Magari per voi non è un miracolo, ma i miglioramenti di questa squadra sono evidenti a tutti”, sbottava Pochettino prima di espugnare l’Etihad Stadium e di agganciare gli acerrimi rivali dell’Arsenal a -2 dalla vetta.

Nel 1882 degli studenti di grammatica della scuola secondaria di All Hallows Church fondarono l’Hotspur FC. L’origine del nome “Hotspur” è un vero e proprio mistero; molti ipotizzano però che sia un riferimento al nobile del 14esimo Secolo, Sir Henry Percy (l’Harry Hotspur dell’Enrico IV di Shakespeare).
Al nome venne successivamente aggiunto Tottenham, uno dei 19 wards del borgo Londinese di Harringey, luogo originario del club, un quartiere lavoratore ed abbastanza povero tagliato dalla High Road.
Ed è proprio percorrendo la trafficatissima High Road, lunga e ampia arteria che spacca Londra, che ci si imbatte in una sorta di fabbrica rettangolare, come un monumento in onore di questa zona ruvidamente operaia, White Hart Lane, la casa degli Spurs.
A poche miglia dallo stadio degli spurs, battezzato così in onore della vicina stazione ferroviaria, sulla parte opposta della High Road, sorge dal 1913 l’Highbury, lo storico stadio dell’Arsenal. E proprio per questa vicinanza che Arsenal-Tottenham è uno dei derby più sentiti dalle tifoserie.
Probabilmente il prossimo 5 marzo ci sarà uno dei “North London Derby” , il derby del Nord di Londra, più intensi e importante di sempre, perchè il calcio a Londra è soprattutto storia di quartieri.

Audere est facere

Osare è fare, motto sin dal 19esimo secolo dei biancoblu; unica squadra non iscritta al campionato nazionale a vincere la FA cup nel 1901, e prima squadra a conquistare il double nel 1960-61, vincendo FA cup e dominando il campionato realizzando il record di gol segnati, 115.
Nella storia più recente il Tottenham incarna quella squadra eternamente delusa, che oscilla nella metà alta della classifica senza mai riuscire a trovare la quadratura del cerchio, quel “quid” in più per poter ambire a vincere.
Dal 2009-10 si classifica tra il quarto ed il sesto posto, nelle campagne europee non è mai andata oltre ai quarti di finale persi contro il Real Madrid nel 2011 dopo aver eliminato agli ottavi il Milan.
Nelle ultime campagne acquisti , il Tottenham non ha mai azzardato grossi investimenti ed ha sempre chiuso in attivo il bilancio acquisti-cessioni, complici anche le cessioni monstre di Modric e Bale al Real Madrid.
Ed è probabilmente anche per la scarsa intenzione da parte di Daniel Levy, presidente degli Spurs che ha recentemente annunciato di aver messo in vendita la squadra per 1 miliardo di sterline, di investire grosse somme nell’acquisto di giocatori, che è stato chiamato a guidare i biancoblu Mauricio Pochettino, un allenatore in grado di valorizzare l’Academy degli Spurs.
Il 16 dicembre 2013 è una data che probabilmente molti Spurs ricorderanno ancora a lungo; reduce da una sconfitta per 6-0 a Manchester contro i citizens, il Tottenham ospita il Liverpool a White Hart Lane.
Brendan Rodgers opta per un 4-2-3-1 speculare all’ormai collaudato modulo di Villas Boas, con Suarez unica punta supportato da Coutihno, Sterling e Henderson.
Il primo tempo si chiude con uno 0-2; il Tottenham nella seconda frazione tenta di riaprire la partita ma al 63esimo Paulihno si fa espellere e il Liverpool segna altri 3 gol, realizzando la più sonora vittoria a White Hart Lane della loro storia: 0-5.
A fine partita Villas Boas si prende tutta la responsabilità della sconfitta e di comune accordo con il Tottenham decide di chiudere la sua avventura a Harringey.
Viene assegnato a Tim Sherwood il compito di traghettare la squadra fino a fine stagione; l’inesperto allenatore mantiene fondamentalmente invariata la disposizione tattica della squadra, salvo talvolta provare con risultati altalenanti un 4-4-2, e chiude, complice la disastrosa stagione dei red devils di Moyes, al sesto posto in Premier League.
In seguito alla cessione record di Bale, vero e proprio fulcro del 4-2-3-1 di Villas Boas, autore di 21 reti in campionato, molti media parlavano di anno 0 per il Tottenham, costretto a ricostruire la rosa dopo aver perso il loro trascinatore.
A White Hart Lane arrivano ,coi soldi di Bale, Nacer Chadli, Roberto Soldado, Etienne Capoue, Christian Eriksen, Erik Lamela e Vlad Chiriches, ma il nuovo Tottenham stenta a decollare.
Probabilmente il vero anno 0 si registra con un anno di ritardo con l’avvento di Mauricio Pochettino, “lo sceriffo di Murphy”,che conosceva già abbastanza bene il calcio inglese, essendo subentrato in corsa a Nigel Adkins con il Southampton in piena zona retrocessione, raggiungendo l’obbiettivo salvezza per poi piazzarsi all’ottavo posto nella stagione sucessiva.
Le idee di gioco di Pochettino, il suo 4-2-3-1 con la linea difensiva molto alta ed un pressing organizzatissimo, non erano sulla carta troppo lontane da quelle di Andrè Villas Boas, tanto che nella campagna acquisti Pochettino si limita a sostituire Naughton, Sandro e Dawson con Dier, Stambouli e Fazio.
L’inizio di stagione del nuovo Tottenham è abbastanza complicato, Pochettino si ritrova una rosa molto ampia ma con diverse lacune, fa fatica a trovare una coppia centrale affidabile e le prestazioni di Soldado e Adebayor deludono.
Ai Saints Pochettino aveva trovato in Rickie Lambert il terminale offensivo perfetto per il suo stile di gioco; un centravanti più fisico che tecnico che si integrava a perfezione nei movimenti senza palla di Lallana e Jay Rodriguez (Lambert chiuderà la stagione con ben 10 assist).
Come detto precedentemente, Levy decise di chiamare Pochettino anche soprattutto per la sua capacità di lavorare coi giovani; al Southampton lancia Luke Shaw e Calum Chambers, due terzini classe 1995 che a fine stagione vengono venduti per 60 milioni di euro.
La svolta nella prima stagione avviene proprio grazie ad un giovane: Harry Kane, il magico ragazzo dell’academy che tra dicembre e gennaio inizia a caricarsi sulle spalle il Tottenham sulle note di “Hurricane” di Bob Dylan intonate dal “lato Shelf” di White Hart Lane.
Assieme a Kane, Pochettino dà fiducia anche a Eric Dier, difensore centrale, all’evenienza mediano, scuola Everton che viene prelevato dallo Sporting Lisbona e Kevin Mason, mediano perfetto per il 4-2-3-1 proveniente dallo Swindon Town.
Dietro le punte si alternano principalmente Eriksen, Lamela, Dembelè e Chadli; sono tutti più trequartisti che ali di ruolo, a dimostrazione di come Pochettino prediliga il gioco interno con ali che si accentrano, come Lallana e Rodriguez ai tempi dei Saints.
In questo contesto Dembelè rappresenta il prototipo di centrocampista box-to-box; infatti, statistiche alla mano è uno dei migliori della Premier per dribbling, tackle, occasioni d gol, duelli aerei ed intercetti.
Gli esterni difensivi, Rose e Walker, sono entrambi principalmente offensivi e molto veloci, perfetti per attaccare lo spazio creato dal taglio verso il centro delle finte ali.

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Un’azione offensiva del Tottenham, Lamela taglia dentro al campo e ha 3 opzioni di passaggio in verticale per vie centrali, Eriksen entra a sua volta in mezzo lasciando tutta la corsia a Rose.

Il principale punto debole di questo Tottenham sono i due difensori centrali: con la grande corsa dei mediani, il baricentro medio alto della squadra e l’asfissiante pressing alto è importante avere due difensori complementari e soprattutto abili nel difendere i lanci lunghi; a Southampton la coppia Lovren-Fonte forniva ottime garanzie essendo praticamente insuperabile nel gioco aereo, agli Spurs Pochettino non riesce a trovare una coppia affidabile, non a caso il Tottenham chiude la stagione come quart’ultima peggior difesa con 1.39 gol di media a partita.

Un altro punto debole è la quasi esclusiva capacità di andare in gol con la punta, Harry Kane, che chiuderà la stagione con 21 reti in campionato con il Tottenham che fino alle ultime giornata lotta con il Manchester United per il quarto posto.
La stagione successiva lo scheletro della squadra rimane invariato, si aggiungono soltanto Alderweireld, Son e Clinton N’jie ma soprattutto Dele Alli, acquistato già a gennaio 2014 ma lasciato maturare ancora nel Milton Keynes Dons, squadra dell’omonima new town sorta nel secondo dopoguerra vicino a Londra.
Il ragazzo classe 1996, grande protagonista della cavalcata trionfale del Milton Keynes verso la Championship, stupisce Pochettino che lo schiera subito come mediano nel solito 4-2-3-1; il ragazzo non sfigura ma è l’attacco a far fatica, Harry Kane non è ormai più una sorpresa e le giocate del trio di trequartisti/falsi ali sono ormai prevedibili, lo stesso Son, acquisto più costoso dell’estate, non è un giocatore tanto diverso da Lamela e Chadli.
Pochettino si accorge subito della versatilità di Alli :”è un giocatore speciale, è un centrocampista box-to-box con grande qualità palla al piede, quando gioca da numero 10 si muove come un attaccante, quando gioca da numero 6 o numero 8 da centrocampista di contenimento”, e lo prova dietro ad Harry Kane.

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Il gol di Alli contro l’Everton, Eriksen si stacca per prendere palla e Kane si muove in orizzontale portando con sè il centrale difensivo dei toffees Stones, Alli si inserisce con i tempi giusti, controlla e batte Howard. Sono proprio questi i tipi di inserimenti senza palla quello che mancava agli Spurs

 

Il risultato è notevole; l’esuberanza di Alli dà imprevedibilità alla manovra biancoblu, l’intesa con Kane è perfetta, l’”uragano” rientra più nel gioco della squadra (1.18 passaggi chiave a partita contro gli 0.8 della stagione scorsa), segnando comunque 1 gol ogni 145 minuti, lasciando più spazio ad Alli di inserirsi senza palla tra le linee e permettendo alle due finte ali di avere più possibilità di passaggio in fase di costruzione (Eriksen crea in media 3,7 occasioni da gol a partita, Lamela 2,7; non troppo lontani da Ozil, migliore della premier con 4,55) .

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Un’altro esempio della varietà che Alli dona alla manovra offensiva degli Spurs, inserimento senza palla che porta via un centrale e tocco geniale per Harry Kane: come creare con un tocco un’occasione da gol.

In fase difensiva la coppia centrale belga Alderweireld/Vertonghen, aiutata dalla quantità di Dier, adattosi ormai a mediano al fianco di Dembelè o di Carroll, altro giovane lanciato da Pochettino, fornisce sicurezza e qualità in fase di uscita palla al piede.
I problemi della passata stagione sembrano ormai alle spalle, il Tottenham subisce in media 0,7 gol a partita realizzandone 1,8.

Prima del derby di North London gli spurs ospiteranno lo Swansea e giocheranno un altro derby di Londra ad Upton Park contro il West Ham; sfide non impossibili, e il rischio di assistere finalmente ad un Tottenham-Arsenal decisivo per la Premier è veramente alto.
Anche se probabilmente Kane, Alli e lo sceriffo Pochettino non hanno lo stesso fascino e romanticismo di Vardy, Mahrez e Ranieri, chi non si accontenterebbe di vedere trionfare gli Spurs?

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