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La maestria del saggio

Lo stereotipo dell’uomo saggio fa riferimento a un soggetto elegante, razionale e ben pensante. Fisicamente parlando, invece, sembra che dal momento in cui barba e capelli facciano a cambio di posto, l’anima umana si elevi a qualcosa di molto più intelligente e compiuto.

Impossibile prevedere che, questo processo evolutivo, potesse avvenire casualmente all’interno di un giovanotto nato il 12 gennaio del 1985 a Madrid.

Borja Valero Iglesias, tre nomi, due piedi e mille magie.

Con quel numero 20 sulle spalle ci ha abituati bene, troppo bene. Ma è lento. Lento nelle movenze, forse. Le sue gambe non girano alla velocità della luce, è vero, ma lui è velocissimo, sì, perché il pregio di Borja Valero è la rapidità di pensiero. Puoi correre dieci volte più forte, ma appena gli arriva la palla, batti le ciglia, e la sfera è miracolosamente sparita. Giocata di prima. Ebbene sì, lo spagnolo potrebbe rappresentare uno degli ultimi pionieri del tocco veloce tra le linee.

Non è un caso che la momentanea ripresa dell’Inter corrisponda con il suo approdo a Milano. Voluto fortemente da Luciano Spalletti, amante del palleggio, Borja sta emozionando i tifosi nerazzurri con le sue giocate. Il cervello della squadra, che permette ai compagni di esprimersi al massimo del loro potenziale.

Cresce nelle giovanili della squadra della città, nonché la squadra che ha scritto la storia di questo sport, il Real Madrid. Ma il suo destino è sempre stato molto distaccato dalla terra natia. Nella prima squadra delle Merengues, così come in nazionale maggiore, le sue apparizioni risalgono ad un solo tocco di dita. Avete capito bene, una presenza con il Real Madrid e una con la Spagna. Sicuramente non è nato nel periodo migliore per un centrocampista, in quanto le sue abilità, confrontate con quelle di gente come Xavi e Zidane, rischiavano di cadere nel banale.

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Allora prende la sua valigetta e inizia a girare in cerca di fortuna. Anno dopo anno, capello dopo capello. L’esperienza a Maiorca e in Inghilterra, vestendo la maglia del West Bromwich, risultano essere l’essenza del suo processo formativo. Migliorando il palleggio in Liga e adattandosi al ritmo elevato della Premier riesce a diventare un giocatore a tutto tondo e imprescindibile per ogni squadra.

Finalmente la grande chiamata, paragonato al suo passato, ovviamente. Prende una gran boccata d’aria e si immerge in mare con il sottomarino giallo di Villareal. Una squadra giovane, con molti giocatori di qualità, come Santi Cazorla e lo sfortunatissimo Pepito Rossi. L’esperienza europea ne ingigantisce le qualità, interpretando coi piedi una splendida poesia, che fa innamorare mezza Europa.

2012. Trascinato dal sentore del romanticismo italiano che molto gli si addice, decide di accettare la proposta dei viola. La Toscana gente di quel calibro ne ha ospitata eccome. Rui Costa, Baggio e Batistuta. Bastano? Credo proprio di sì.

Era la Fiorentina di Vincenzo Montella, rivoluzionata, e all’inizio di un fantastico ciclo. In quegli anni, la squadra dei Della Valle, era la massima espressione del calcio italiano, e Borja ne era assolutamente il direttore di orchestra.

“Amo talmente tanto la Fiorentina che se mi dicessero che andandomene da qui la squadra sarebbe in grado di vincere qualcosa, sarei disposto a farlo”

Cinque anni intensi e di amore profondo, ma per dei disguidi interni alla società, mette da parte il cuore e decide di lasciare la Toscana, direzione Milano.

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I ricordi sono molto più freschi e le critiche ancora più indelebili. Finito. Un aggettivo che possiede molte sfaccettature ed interpretazioni. Per molti tifosi avversari stava a significare che ormai la sua carriera era giunta al termine. Qualche mese dopo l’aggettivo cambia connotazione, finito è qualsiasi giocatore che cerca di interpretare il suo gioco e di riuscire a prevederlo.

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“La saggezza è un punto di vista sulle cose” [Marcel Proust]

E da lassù Borja ha una vista incredibile, che gli permette di inventare calcio ogni volta che tocca il pallone.

A 33 anni lui si diverte come un bambino, noi ci emozioniamo, ma con cautela, perché siamo tutti consapevoli che fra un po’ di anni, nessuno potrà godere delle sue poetiche coreografie, ma solo della magia che esse hanno liberato.

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