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Il segreto dell’Atalanta

Un fuoco d’artificio squarcia il silenzio e si erge imponente sopra il Palazzo della Ragione. Un rituale centenario per i bergamaschi che coincide con l’inizio del nuovo anno; con il passare dei minuti si augura meccanicamente a parenti e amici un anno ricco di felicità.
Il Gewiss Stadium, un paio di chilometri dal centro di Bergamo Alta, è stato palcoscenico di diversi fuochi d’artificio negli ultimi anni, a cominciare dal primo indelebile botto; era la stagione 16-17 e l’Atalanta di Gasperini era un po’ a sorpresa tornata in Europa.

Da quella campagna europea la “Dea” ha continuato a progredire a livello di risultati sportivi andandosi a prendere per la seconda volta la qualificazione, raggiungendo una finale di coppa nazionale per poi aprirsi infine le porte dell’Olimpo calcistico. Eppure, nonostante questi straordinari traguardi in Italia, l’Atalanta è considerata una dolcissima favola. Ci sono alcuni punti che certificano però la dimensione da big che la truppa nero-azzurra ha ormai consolidato. 

IL PROGETTO TECNICO ED ECONOMICO 

Nel mondo calcistico odierno esiste un abuso del termine “progetto” che ha portato a decontestualizzarlo all’interno di un dato discorso. Per iniziare un percorso solitamente bisogna avere chiara un’idea, un concetto di fondo da elaborare ed ampliare poi nel corso del tempo. L’idea dalle parti di Zingonia è quella di far crescere i ragazzi del proprio settore giovanile, fargli fare quell’esperienza necessaria perchè siano realmente formati per una prima squadra ed, infine, lanciarli con la maglia nero-azzurra per poi venderli al miglior offerente. Non si guarda però solo nel proprio giardino ed in quelli limitrofi, la dea è attenta anche ai mercati esteri.

Con la regia del direttore sportivo Giovanni Sartori in tandem con il vice-presidente Luca Percassi le reti orobiche arrivano anche a giovani sconosciuti che a Bergamo trovano terreno fertile per crescere, esplodere e spiccare il volo in club che staccano assegni milionari per accaparrarseli. Insieme ad un gruppo o a qualche individualità cresciuta in casa è stata costruita una base solida costituita da giocatori più esperti a livello anagrafico, con voglia di riscatto (Papu, Ilicic e Toloi su tutti) che, trovata la continuità di rendimento e l’ambiente ideale, si sono espressi a livelli mai toccati nelle rispettive carriere. 

Kulusevski Atalanta
Kulusevski con la maglia della Dea (Foto: bergamonews.it)

L’Atalanta quindi investe, ma a sua volta genera profitto. Con i dati (Transfermarkt) raccolti e basati sulle 10 cessioni più remunerative della storia dell’Atalanta, si può notare come 8/10 di tali compravendite siano state effettuate nel triennio 2017-2020. Prendendo in esame questo scenario e partendo dal valore 0 dei giocatori formati a Zingonia, il team di Percassi ha nella propria top ten 6 giocatori che hanno generato plusvalenze per 163,6 milioni di euro, bonus esclusi, dopo una sola stagione con la casacca della prima squadra. L’ultimo di questi, lo svedese Kulusevski, ha disputato solamente tre gare a Bergamo ed è stato ceduto alla Juventus per una cifra che si aggira attorno ai 40 milioni di euro.

In questo contesto rientrano poi due giocatori che danno il la al secondo punto da analizzare, il centrocampista Bryan Cristante e l’attaccante Andrea Petagna non sono cresciuti a Zingonia, ma sono stati plasmati da Gasperini il quale ha saputo modellarne qualità sempre lodate nei vari settori giovanili e mai espresse a livello di prima squadra. In questo triennio sono passati da Bergamo giocatori che nel corso delle proprie carriere godevano di un rinomato potenziale rimasto inespresso nel corso del tempo.

Il centravanti ex Milan, arrivato nel 2016 per un milione di euro, ha lasciato Bergamo due anni dopo per sposare la causa Spal per un esborso di 15 milioni di euro in favore delle casse dell’Atalanta. L’attuale centrocampista giallorosso viene pagato invece 5 milioni di euro in due esercizi di mercato (1 per il prestito e 4 per il riscatto) e venduto dopo una stagione e mezza con conseguente ammortamento del prezzo iniziale alla Roma in prestito con obbligo di riscatto (5+15) ed ulteriori 10 milioni di bonus, generando quindi 20 milioni netti di plusvalenza. 

Nonostante l’appeal raggiunto ed i giocatori di grido e comprovata esperienza internazionale nella propria rosa il modello economico di riferimento non è mai cambiato, si è alzato verso l’alto solamente attraverso adeguamenti contrattuali di giocatori già in rosa, risultando il tredicesimo monte-ingaggi del nostro campionato. Interessante il dato che vuole come il roster considerato titolare pesi per il 75.7% sul totale complessivo, ma che nessun giocatore della rosa tocchi i 2 milioni netti come ingaggio individuale. 

IL MISTER , L’UOMO DELLA RIVOLUZIONE 

Sartori scandaglia mezza Europa e porta i giocatori a Bergamo sotto l’egida di un signore che da queste parti ha fatto la storia ed è divenuto cittadino onorario: Giampiero Gasperini.

Si dice che il tecnico originario di Grugliasco abbia fallito nella propria unica esperienza in una grande squadra, una big in fase di involuzione che guardava al futuro sperando nel passato. In barba alle critiche dal 2016 in poi, l’ex Genoa si è creato la dimensione di grande squadra partendo da 0. 

Fondamentale per il processo di crescita collettivo e di conseguenza individuale è stato il pre-partita di Atalanta-Napoli, giornata 7 del campionato 2016-17. Come raccontato dall’attuale tecnico orobico in una telefonata col presidente Percassi gli avrebbe anticipato l’impiego in massa di giocatori giovani fin lì utilizzati poco o nulla ottenendo il massimo appoggio in un momento di classifica complesso. Il risultato è un 1-0 firmato da Petagna che regala la seconda vittoria consecutiva, manda k.o. Il Napoli dopo 7 giornate e dà il via alla rincorsa europea. 

Se analizzassimo quella formazione ci renderemmo conto di come, nonostante gli uomini siano cambiati nel corso delle stagioni, l’impianto di gioco sia rimasto lo stesso. Attenzione, qui si entra nell’ambito di una delle più aspre critiche al tecnico di Grugliasco, ovvero la propria fossilizzazione su un determinato spartito tattico basato su un solo modulo di gioco, che si porta dietro in ogni esperienza, e che sarebbe stata la causa prima del proprio allontanamento da Milano. Questo assunto è vero a metà. Dalle parti di Bergamo, infatti, non è cresciuta solo la squadra grazie al tecnico, ma il processo è stato anche inverso. In ragione di questo si può notare come nella propria triennale esperienza l’allenatore nero-azzurro abbia optato per una difesa a 3 iniziale, capace di mutare nel corso delle partite o solamente in alcuni spezzoni di esse, adattandosi all’avversario e divenendo fluida grazie ai movimenti degli esterni.

L’Atalanta di Gasperini è una squadra moderna con radici però ben piantante nel passato. Se è vero che nella fase di non possesso punta ad un pressing intenso ed organizzato, in linea generale dimostra anche una tenuta atletica ottimale. Si può notare come nella classifica stilata dalla Lega Serie A i nero- azzurri si piazzino settimi per km percorsi a partita (108.68), terzi dietro ad Inter e Juventus se si considerano esclusivamente le prime posizioni della classifica. Il primo giocatore per km percorsi a partita è il laterale Castagne, ma è il secondo nome in questa classifica a far capire davvero l’idea difensiva di Gasperini. Il centrale albanese Berat Djimisti ha percorso in media 10,807 km a partita, sposando il sistema di gioco dell’allenatore che organizza la difesa uomo contro uomo a tutto campo.

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10,807 km a partita corsi per Brat Djimsiti (Foto: calcioatalanta.it)

La fase offensiva è la vera rivoluzione copernicana portata in auge da Gasperini: media gol partita di 2,67, la maggior quantità di assist forniti e il numero più alto di tiri nello specchio della porta avversaria. A rendere questi dati ancora più rilevanti, si aggiunge la considerazione che agli orobici è mancata la propria punta di diamante per buona parte della stagione. Nella macchina perfetta di Gasperini non sono andati a rete solo gli attaccanti, ma ben 12 giocatori diversi. La fluidità di gioco e le numerose soluzioni di un reparto d’elite, di cui il Papu Gomez è divenuto meraviglioso regista, consentono di valorizzare gli inserimenti dei laterali e dei centrocampisti rendendo la squadra una freccia imprevedibile e velenosa che vortica continuamente nell’aria alla ricerca del bersaglio. 

IL CONTESTO AMBIENTALE, UNA SOCIETà ALL’AVANGUARDIA 

Tutte le componenti hanno trovato il proprio perfetto incastro in quello che sembra un puzzle perfettamente riuscito. Al di là delle considerazioni puramente di campo, l’Atalanta è riuscita a combinare la propria natura con una visione societaria all’avanguardia. Bergamo è per antonomasia della sua gente, questo Percassi lo sa bene e ad ogni nuovo nato della città fa arrivare una maglia coi colori nero-azzurri, un gesto elegante, ma allo stesso tempo deciso ad evitare future contaminazioni calcistiche di squadre più rinomate.

Si diceva la città alla sua gente, vedendola in questa ottica la società ha utilizzato parte dei ricavi di questi anni per costruire due importanti luoghi simbolo. Il centro sportivo “Bortolotti” di Zingonia è stato riqualificato nel 2017 con la creazione di una palazzina a due piani e la sistemazione degli spazi già presenti dotati di ogni tipo di confort dal punto di vista sportivo, ma anche di aule studio in cui formare intellettualmente i ragazzi. All’interno del centro è stato aggiunto un ulteriore edificio polifunzionale su due piani denominato “Accademia Mino Favini” dal nome dello storico talent scout nero-azzurro scomparso nello scorso aprile. La ciliegina sulla torta al progetto industriale è quella dello stadio, finanziato e realizzato sulle ombre del vecchio impianto grazie alla collaborazione con aziende ed enti del territorio, con un quasi raddoppiato numero dei posti a sedere.

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L’interno del nuovo Gewiss Stadium (Foto: archistadia.it)

Dal primo luglio 2019, il Gewiss Stadium è la nuova casa della Dea, con l’azienda elettronica che ha acquistato per sei stagioni il diritto di naming della struttura. Un processo, nato l’8 agosto 2017, quando la società orobica acquistò tramite asta il terreno su cui è ubicato tuttora l’immobile. Nel biennio 2019-2021 la società ristrutturerà, con la collaborazione dell’azienda del territorio “De8 Architetti” tutte le ali dello stadio ed il proprio interno rendendolo un vero e proprio polo commerciale e sportivo aperto 7 giorni su 7. 

Un piccolo passo per l’Italia del calcio, un grande passo per l’Atalanta che punta a diventare a tutti gli effetti una realtà vera e consolidata. A questo punto, non si parli solamente di effimera favola.