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Il paradosso del gioco più bello del mondo

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Il calcio è una religione paradossale i cui fedeli sono i più agnostici dei credenti e i più credenti degli agnostici. Ognuno crede a ciò che vuole, tutti credono nella stessa cosa.

Davos, Svizzera 2020. Il famoso incontro annuale del World Economic Forum (WEF), nella suggestiva e candida cornice delle alpi svizzere, festeggia il suo 50esimo anniversario. L’organizzazione fondata dall’ingegnere ed economista tedesco Klaus Martin Schwab nel 1971 per influenzare l’agenda di accademici, capi di stato e imprenditori, ha riunito dal 20 al 24 gennaio esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale. 60 capi di stato, 250 ministri, 1.000 CEO, 800 vice presidenti di multinazionali, 300 giovani leader e 450 rappresentati della società civile hanno discusso delle principali sfide delle società di oggi, dei loro paradossi e delle possibili soluzioni.

World Economic Forum 2020 davos
Foto: qz.com

Paradossi di un globalismo sempre più provinciale e di un provincialismo sempre più globale. Paradossi, tra i più inquietanti e inquinanti c’è il collasso ecologico, ma a Davos l’attenzione di Yuval Noah Harari, storico, filosofo, autore prolifico e proficuo è rivolta alla “tecnologia distruttiva”. Tale formula esprima la teoria secondo la quale uno sviluppo tecnologico non soggetto a regole e controlli possa causare disordini al delicato equilibrio globale, trasformando le società umane e il significato della vita.

La vita, un altro paradosso, come il calcio. Dramma di un processo decisionale la cui autorità è sempre meno umana e sempre più artificiale. La gente si fida e affida a Facebook per conoscere ciò che è nuovo, a Google per conoscere ciò che è vero, a Netflix per sapere cosa guardare e ad Amazon e Alibaba per sapere cosa comprare. Il paradosso è che la vita non è più un dramma, ma è sempre vita questa? Come a dire, saremo disposti ad accettare un’esistenza le cui scelte sono dettate esclusivamente da un’altra persona? Saremo disposti a non vigilare sullo sviluppo e la gestione di una tecnologia paradossale tanto potente da divenire autodistruttiva?

Il paradosso di una soluzione in teoria semplice, per un problema in pratica complesso. Il paradosso di un gioco isolano dal fascino continentale. Yuval Noah Harari ha illustrato ai leader politici presenti a Davos l’esistenza di una competizione mondiale in grado di regolare le relazioni internazionali, stimolare la competitività, incentivare l’uguaglianza e al tempo stesso preservare l’unicità e le tradizioni delle nazioni. La coppa del mondo di calcio. Una competizione tra nazioni nella quale le persone esibiscono un forte legame con le proprie squadre nazionali, ma al tempo stesso decidono di accettare regole condivise per salvaguardare la competitività e la credibilità del gioco. Gli Stati Uniti non possono giocare contro la Cina, a meno che entrambi non accettino di sfidarsi secondo le medesime regole.

Federazione FIFA
Foto: itasportpress.it

Le regole, un altro paradosso. Limiti comuni per rendere l’uomo libero. Il 6 dicembre 1882, le quattro federazioni del calcio britannico, allora ancora football, s’incontrarono al Queen’s Hotel di una Manchester vittoriana e industriale per creare un’associazione che vigilasse sull’uniformità delle regole del gioco, l’International Football Association Board (IFAB), che ancora oggi disciplina il calcio. Venti anni dopo, il 12 ottobre 1902, si disputò a Vienna il primo incontro tra squadre nazionali sul continente. Le due nazioni poste sotto il comando della doppia monarchia austro-ungarica si sfidarono in un vero e proprio derby. Risultato: Austria 5, Ungheria 0. Due anni più tardi, il 21 maggio 1904, al 229 di Rue Saint Honoré a Parigi nella sede dell’Union des Societés Françaises de Sports Athlétiques (USFSA), i rappresentati delle federazioni belga, olandese, svizzera, danese, tedesca, svedese e il Madrid FC, al quale sarà legato più tardi l’epiteto di Real, s’incontrarono per fondare la Fédération Internationale de Football Association (FIFA).

All’epoca la Francia era ancora sprovvista di una federazione di calcio, per cui era rappresentata sul piano internazionale dal USFSA, fondata nel 1889 e che vanta tra i suoi fondatori il padre dell’olimpismo moderno: Pierre de Coubertin. Il primo a muoversi per organizzare il football internazionale era stato però nel 1902 il segretario generale della federazione olandese, ma fu Robert Guérin, redattore del quotidiano francese Le Matin, tesoriere del USFSA e futuro primo presidente della FIFA, a rilanciare il progetto olandese. La FIFA nasceva dal bisogno di regolare l’internazionalizzazione del calcio, l’organizzazione degli incontri tra squadre nazionali e la conseguente possibilità di ricavarne profitto. Tuttavia, questi incontri erano la risposta agli stimoli internazionalisti e pacifisti della conferenza di Pace dell’Aia del 1899 e della paradossale Belle Époque europea, pronta a vivere il suo periodo migliore prima dell’oblio.

Oggi il calcio sembra l’unico paradosso nel quale poter credere affinché ognuno creda a ciò che vuole e tutti credano nella stessa cosa.

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