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Il nuovo Milan passa dal TAS

Se le big di Serie A, Juve su tutti, si stanno muovendo massicciamente sul mercato, con il chiaro obbiettivo di rinforzarsi, il Milan ha dovuto giocoforza rinunciare ad una scoppiettante sessione di calciomercato, in attesa di due avvenimenti: chiarezza sui potenziali cambiamenti interni e le sanzioni UEFA.
E’ passato poco più di un anno da quando il misterioso Yonghong Li ha preso in mano le sorti del mondo rossonero. L’ormai ex presidente però per rispettare e completare l’aumento di capitale sociale deliberato in assemblea dei soci – utile e necessario per la vita del club – si è trovato costretto a chiedere un nuovo prestito al fondo Elliot. Ricordiamo, lo stesso fondo che ha permesso l’acquisizione delle azioni del Milan grazie alla concessione di un finanziamento di oltre 300 milioni di euro.

Il direttore Fassone con Mr. Li

Entro le ore 17 del 6 di Luglio, lo stesso Mr. Li avrebbe dovuto rimborsa il fondo Elliot di quei ulteriori 32 milioni concessi, ma così non è stato.
Il club milanese, così è di fatto passato al fondo speculativo americano capeggiato da Singer.
Le intenzioni di quest’ultimo sembrano quelle di valorizzare il club per gonfiarne il prezzo di vendita.
Il cambio societario ha probabilmente giocato un ruolo cruciale in quella che è stata la principale causa dell’immobilismo sul mercato dei rossoneri: la sentenza UEFA della Camera Giudicante, che aveva escluso il Milan dalle coppe europee.

“La camera aggiudicativa – si legge sul sito – può assumere le seguenti decisioni finali: archiviare il caso; accettare o respingere l’iscrizione del club alle competizioni UEFA per Club; imporre misure disciplinari; confermare, annullare o modificare una decisione del Responsabile Inquirente del CFCB”; il 27 giugno l’organo UEFA si era espresso sulle sanzioni destinate ai rossoneri, in seguito al mancato adempimento, da parte dell’AC Milan, del requisito del pareggio di bilancio (“break-even requirement”), previsto dagli articoli 58-63 del Regolamento UEFA sul Club Licensing and Financial Fair Play. La decisione arrivava dopo il rifiuto da parte dell’UEFA di stipulare un Voluntary Agreement o un Settlement Agreement,  una sorta di patteggiamento con il quale la società avrebbe potuto concordare le sanzioni e il percorso per rientrare nei parametri del Fair play finanziario.

Dal 27 giugno al 20 luglio i rossoneri hanno subito un importante scossone societario che ha permesso di ribaltare le carte in tavola: il fallito tentativo di cessione del club di Yonghong Li e la conseguente escussione del pegno da parte del fondo Elliot hanno permesso al Milan di allontanarsi dall’oscura e misteriosa figura del cinese, a torto o a ragione uno dei più grandi motivi per il quale l’UEFA rimase restia a patteggiare coi rossoneri.
L’ultima spiaggia per le speranze rossonere di giocare in Europa era Losanna, il TAS, il tribunale arbitrale dello sport, una organizzazione giudiziale sportiva alla quale la società rossonera ha presentato ricorso, che ha di fatto il potere di annullare la decisione della camera aggiudicativa UEFA.

In un lungo ed estenuante 19 luglio, 10 esponenti rossoneri sono stati ascoltati a Losanna in un udienza che si è prolungata dalle 10 del mattino fino a sera inoltrata, nella quale sono intervenuti, tra gli altri, Marco Fassone, ad del Milan e Franck Tuil, manager e rappresentante del fondo Elliott.

La difesa del Milan faceva leva principalmente su due punti: la disparità di penalizzazione, secondo i rossoneri infatti le sanzioni inferte a PSG, City e Inter su tutte non erano in linea con la ben più sanguinosa scelta di escludere il diavolo dalle coppe; e sulla ritrovata stabilità societaria: Paul Singer, famosissimo uomo d’affari non è di certo una figura misteriosa come Mr. Li, e la presenza di Franck Tuil pare abbia assicurato i tre giudici a Losanna con una frase molto importante :“I nostri impegni, in genere, durano almeno tre anni”.

In data 20 luglio la procedura arbitrale, condotta da un Collegio del TAS composto dal Prof. Dr. Ulrich Haas (Germania), Presidente, e dai Sig.ri Pierre Muller (Svizzera) e Mark Hovell (Regno Unito), si è espressa in favore del Milan: “la decisione dell’Adjudicatory Chamber dell’UEFA CFCB del 19 giugno 2018 è annullata nella parte in cui stabilisce l’esclusione Milan dalla prossima competizione UEFA per la quale si sarebbe, altrimenti, qualificato nelle due stagioni successive .

Questo non rende i rossoneri esenti da altre tipologie di sanzioni, ma è una vera e propria boccata d’ossigeno per la società, che può ora lavorare con più tranquillità e con una maggiore stabilità economica. L’Europa League rappresenta infatti una generosa fonte di ricavi per i rossoneri che la passata stagione, nonostante un cammino relativamente breve, avevano incassato solo dall’UEFA 6 milioni di Euro, ai quali vanno aggiunti gli incassi al botteghino (nelle sette gare in Europa San Siro ha contato un apporto totale di 259.311 tifosi, che hanno portato quasi 8 milioni nelle casse rossonere) e il market pool (si stima intorno ai 4 milioni di Euro). Una quantità di denaro non indifferente che permette ai rossoneri di pianificare con più tranquillità il mercato in entrata e, soprattutto, di poter forse non fare a meno di qualche big in uscita.

Bonucci, Donnarumma, Suso e compagni sono consapevoli dell’importanza di giocare una competizione europea, anche se non quella più ambita e prestigiosa. Questa sentenza potrebbe non essere sufficiente affinché nessun pilastro rossonero si presenti un giorno nell’ufficio di Massimiliano Mirabelli per chiedere la cessione al club, ma non può che ridonare ai giocatori, allo staff, all’allenatore e non per ultima ai tifosi la speranza per un futuro – finalmente – più roseo e stabile.

La nostra opinione

Lungi dal pensare di poter giudicare – presuntuosamente – la competenza professionale e l’operato della Camera Giudicante UEFA, ci troviamo in pieno accordo con la decisione del TAS.
La società AC Milan è stata giustamente incriminata per il mancato rispetto del Break-even-point nel triennio 2014-2017, condizione stabilita dal Financial Fair Play. L’apertura di una procedura amministrativa nei confronti del club è quindi assolutamente lecita e prevedibile.
Ma quante nazioni europee ha fatto esperienza di una definitiva rinascita economica-finanziaria grazie a sanzioni pesanti e incredibilmente gravose?
Quante economie sono rinate a seguito dell’applicazione di sanzioni/imposizioni derivanti dalla cosiddetta politica di “Austerity”?

Paul Elliott Singer proprietario del fondo Elliott che possiede il 99,7% delle quote del AC Milan

Il calcio è sì un mondo peculiare, ma viene comunque ad essere influenzato fortemente dalle stesse dinamiche economiche, sociali e politiche che contraddistinguono la società attuale e quindi – in primis – l’Unione Europa. Le stesse che hanno indotto l’Union of European Football Associations ad adottare norme che impongono sanzioni restrittive in ambito di spending review, per quelle società che non rispettano i paletti del Fair Play Finanziario.
Alla luce di ciò, ci pare totalmente appropriata la decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport.
L’interesse lecito della UEFA è la salute economica-finanziaria-patrimoniale dei club europei? Per supportare gli stessi ad un’effettiva rinascita economica sarebbe del tutto deleterio e controproducente non permettere loro di disputare competizioni europee che, oltre a garantire un’appeal maggiore ai club stessi, migliorano sensibilmente i conti e quindi i bilanci d’esercizio.

La nuova proprietà ha inoltre assicurato il TAS sulla ritrovata stabilità finanziaria del club, il che è stato giudicato positivamente dal tribunale. Ciononostante ribadiamo la nostra assoluta condivisione relativamente a future sanzioni pecuniarie che il club AC Milan dovrà fronteggiare e che la UEFA -giustamente- comminerà.
Le regole sono uguali per tutti, anche per una società dalla storia gloriosa e dal presente sofferto come il Milan.

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