Vai al contenuto

Il numero 10

Spesso nella vita quotidiana ci troviamo ad affrontare innumerevoli coincidenze. Quella che più confonde ogni essere vivente su questa terra, però, è il continuo incontro con i numeri. Chiedete alla persona vicino a voi se ha un numero preferito. Non esiterà a rispondervi. Perché? Semplice, il motivo ha ovviamente cause ignote, forse astrali, comunque a noi non ben definite, però ognuno nel corso della propria esistenza vive un rapporto morboso con i numeri. La superstizione ci aiuta, facendoci evitare le combinazioni sfortunate, ma facendoci innamorare di quelle che riconducono a momenti positivi.
Il numero 10. L’origine. Composto da due cifre non banali, anzi, le più significative mai esistite. 0, l’inizio di tutto, e 1, la prima cosa che accade. Uniteli. Ecco a voi la perfezione. Esso è divino poiché perfetto, in quanto riunisce in una nuova unità tutti i principi espressi nei numeri dall’1 al 9. Per questo motivo il numero dieci è anche denominato Cielo, ad indicare sia la perfezione che il dissolvimento di tutte le cose.
Come una contagiosa scia, la magica sfumatura si è trasferita nello sport, più precisamente nel calcio, dove la personificazione di questo gioco è riassunta nella pettorina con il numero 10 ricamato sulla schiena, dove l’umano incontra il divino e il pallone diventa qualcosa di inconcepibile.

1
Il Fenomeno Ronaldo durante la sua prima stagione in nerazzurro

In passato, i numeri di maglia assumevano una funzione ben precisa, che è andata scomparendo nell’ultimo ventennio con l’avvento dei nomi sulle casacche. Come avete ben capito le cifre sulla schiena degli atleti avevano la funzione di tratto identificativo, per prendere nota delle ammonizioni e delle marcature. Di conseguenza, i titolari indossavano i numeri dall’1 all’11 e le riserve dal 12 al 18, così come funziona oggi tra i dilettanti. L’usanza vedeva anche la spartizione dei numeri in base al ruolo, il portiere era il primo, il centroavanti il nono. Nonostante le tradizioni tendono a venir meno, il calcio moderno si accomuna con quello passato per il valore attribuito al giocatore che indossa la maglia numero 10.

Quasi come una religione, come un Cristo o un Maometto, ogni squadra deve avere il proprio numero 10. Cosa significa indossare quelle due cifre? Responsabilità. Sì, perché dal momento che si riceve quella casacca, nel giocatore, si innesca spontaneamente un processo di metamorfosi. Il calciatore diventa l’anima della squadra, il condottiero, colui che in ogni momento è in grado di tirare fuori i compagni dalle sabbie mobili. Solitamente parte dietro alla punta, per fornire assist o disegnare qualcosa di straordinario con la bacchetta magica che indossa al posto dei piedi.

ezgif.com-video-to-gif-2
Riquelme mette in luce le sue qualità tecniche, prima con un meraviglioso colpo di tacco e poi concludendo a rete con un siluro di mancino

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.
[Dal film Amici miei]

Che cosa è il genio, quindi? Il numero 10. La citazione presa dal film si modula alla perfezione con il concetto di talento che deve avere un giocatore che indossa quel numero. Infatti, nel corso della storia, soprattutto quella italiana, ogni fantasista aveva la peculiarità di vedere cinque cose dove un giocatore normale ne vedeva solamente due. Il numero 10 può essere paragonato alla divinità romana Giano, con due volti, poiché può guardare il futuro e il passato, ma anche perché, essendo il dio della porta, può guardare sia all’interno che all’esterno. Esattamente così, essere in grado di vedere ciò che succede alle tue spalle è una dote che pochi calciatori hanno ed essere in grado di compiere una giocata senza vederne il destinatario è ancora più complicato.

Roberto Baggio, Francesco Totti e Alessandro Del Piero all’interno dello stivale, Platini, Riquelme e Messi nel mondo, Pelé, Maradona e Ronaldo nell’Olimpo. In Italia siamo abituati bene, perché il genio di quei tre sopra, senza dimenticare Gianni Rivera e molti altri, hanno presentato il massimo concetto di questo sport. Se il calcio è l’attività agonistica più seguita al mondo è solo grazie a signori come loro, che trasformavano un pallone di cuoio in una dolcissima poesia comprensibile agli occhi di tutti.

2
Platini e Maradona, con il consueto numero 10 sulle spalle, in uno scontro al vertice tra Juventus e Napoli

Caratteristiche tecniche. Cosa aggiungere? Niente di più di quello che già sappiamo. Ottima visione di gioco, eccellente tocco di palla e finalizzazione. Sì, perché chi più e chi meno, ha lasciato il segno non solo per l’eleganza nelle giocate, ma anche per aver siglato innumerevoli gol decisivi.

Per innamorarsi del calcio serve poco tempo e poca fatica. Bastano alcune gesta incredibili di qualche fuoriclasse ed il gioco è fatto. Ma se dal calcio si vogliono estrapolare emozioni folli, da capogiro, non serve un fuoriclasse, ma serve genio, serve un numero, due cifre, le più belle. Perché il numero 10, può essere letto anche come “io”, guardate me, perché sono io che posso decidere l’epilogo di ogni esperienza domenicale.

ezgif.com-video-to-gif-2 copia
Il meraviglioso gol di Messi che entra di diritto tra le marcature più belle di sempre

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.