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Il momento di Diawara

Un freddo sabato di metà inverno a Napoli si trasforma in un momento spartiacque nella storia recente della società azzurra in un attimo. La lavagna luminosa del quarto ufficiale come quadro, come manifesto di questo momento storico. Al minuto 28 della ripresa di un match ampiamente dominato, Marek Hamsik si gira verso la propria panchina per l’ultima volta nella sua carriera e accoglie l’ultimo abbraccio del suo Stadio, quel San Paolo che ha rappresentato casa sua per undici anni e che in fondo lo rimarrà sempre. Il centrocampista slovacco si accomoda assieme ai compagni assorto da mille pensieri ed una malinconia lancinante, ma questa inquadratura perfetta ha un’altra storia al suo interno, che si collega anche a quella di Marekiaro, a cui subentra quel numero 42 che rischierebbe di rimanere un grande punto interrogativo nel futuro dei partenopei. Ma adesso più che mai, Amadou Diawara deve far sapere a sé stesso prima che al mondo intero cosa vuole fare da grande.

Una carezza…in uno schiaffo

Diawara nasce in Guinea nel 1997 e sviluppa subito una grande passione per il calcio. Passione che gli costerà “caro”: quando il padre scopre il figlio, che giocava di nascosto, lo punisce con un ceffone, che Amadou subirà senza colpo ferire, ma continuando a coltivare la sua immensa passione. Quella di Diawara non è la storia del classico stereotipo africano: il calcio non è visto come unica via di fuga da un infanzia difficile ma semplicemente come uno svago con cui crescere e divertirsi, o almeno questo è quello che pensano i suoi genitori. Amadou perde la mamma a 15 anni, un anno prima di arrivare in Italia, dove approda in Emilia-Romagna, la regione fondamentale per la sua crescita. Cesena, San Marino e Bologna le tappe della sua adolescenza, dove imparerà a diventare un uomo e conoscerà meglio l’Italia e il calcio.

Percorso a 360°

“‘O’ sarracino”, come è stato simpaticamente denominato dai tifosi campani, si è dovuto abituare a concetti, costumi e modi di fare totalmente nuovi per lui: l’unica cosa a cui non si è dovuto abituare è proprio giocare. Il ds che l’ha lanciato, Massimo Andreatini, dichiarò che Diawara non aveva mai fatto colazione prima di arrivare in Italia. Non era tra le sue abitudini, semplicemente. Amadou ha cominciato a maturare da un punto di vista personale, entrando nei ritmi e nelle usanze “occidentali”. A 17 anni il centrocampista africano si fa notare con la maglia del San Marino, dove fa il suo esordio nel febbraio del 2015. Pochi mesi e diverse prestazioni interessanti dopo, Diawara si ritrova catapultato in una situazione da sogno. 130 kilometri equivalgono al doppio salto di categoria: la maglia rossoblu del Bologna, la Serie A alle porte. A 18 anni.

Una delle partite di Diawara con la maglia biancoazzurra. Prestazione da non strapparsi i capelli, ma siamo sicuri che sia consentito dalla Costituzione retrocedere da ULTIMI in Serie D con Diawara e Sensi a centrocampo?

Ceci n’est pas un rookie

Il primo anno di Diawara in Serie A è semplicemente imbarazzante. Viene quasi da chiedersi se sia sul serio il suo primo anno o se si sia scambiato le qualità in qualche strano esperimento biogenetico col suo compagno di reparto Donsah, l’altro africano che porta i felsinei a disputare una dignitosa stagione in acque costantemente tranquille. L’esempio più lampante della dominanza di Amadou è la partita di ritorno al Dall’Ara contro una Juventus lanciatissima, che una settimana prima aveva appena sconfitto il Napoli per issarsi in vetta alla classifica, a compimento di quella folle rincorsa di quell anno. La sua pagella redatta Eurosport in quella partita recita: “Un professore. Potenziale fuoriclasse nel ruolo di regista difensivo. Partita mostruosa, sotto tutti i punti di vista e gli si può perdonare anche l’evitabile cartellino giallo finale. Raddoppia ogni incursione centrale bianconera, imposta, trova sempre la posizione giusta. Veterano di 18 anni.” La continuità nelle prestazioni è un fattore ancor più sorprendente della consistenza stessa di esse: quasi mai Diawara scende sotto il 6 o il 5,5, rappresentando una costante nella fase difensiva e di proposta del gioco della squadra di Donadoni, probabilmente nella sua miglior versione prima di inaridirsi e cadere nel vortice delle polemiche. Una maestosa stagione gli vale in estate l’acquisto del Napoli, che sborsa 15 milioni per aggiudicarsi le sue prestazioni. A soli 19 anni Diawara gioca in una delle migliori 3 squadre d’Italia, costante presenza in Champions League.

Rollercoaster

Amadou entra in spogliatoio e si trova vicino a gente come Pepe Reina, Lorenzo Insigne o Kalidou Koulibaly, star internazionali dalle comprovate qualità. Ma è la concorrenza nel suo ruolo a mettere paura: a centrocampo il Napoli dispone di Jorginho, Hamsik, Allan, Zielinski ed il nuovo arrivato Rog, talento croato che tanto bene aveva fatto agli europei. Timori reverenziali? Neanche per sogno: Diawara parte come ultima ruota della mediana e si impone alternandosi con il mediano brasiliano, che per alcuni tratti assume quasi il ruolo di seconda scelta. La partita-manifesto della stagione del guineano si gioca a Madrid: al Santiago Bernabeu, negli ottavi di Champions, Diawara viene lanciato titolare da Sarri. Non gli tremano le gambe, al contrario gioca una partita eccellente, in cui si notano le sue qualità migliori.

La prestazione (2017/2018) di Diawara a Manchester contro il City

Amadou Diawara è un mediano moderno: smista palla con precisione e intelligenza tattica, ha un senso della posizione molto sviluppato e contribuisce anche in fase di non possesso, con letture e presenza fisica. Se riuscisse a sviluppare qualche kilo di muscoli in più saremmo di fronte ad un potenziale top del ruolo. Diawara è presente incostante, ma soprattutto futuro: nella sua seconda stagione a Napoli viene messo da parte rispetto ad un Jorginho nel miglior stato di forma della sua carriera. Sarri vuole lo Scudetto e non può permettersi né esperimenti né pazienza per chi cresce, puntando tutto sull’italo-brasiliano. Nonostante ciò, la stagione riserva alcuni lampi: l’ottima partita giocata nei gironi di Champions all’Etihad Stadium, premiata dal rigore della bandiera, e il fondamentale gol del 2-1 contro il Chievo a tempo ormai scaduto dell’aprile scorso, che ha mantenuto vive le speranze di titolo per il Napoli.

What’s next

Partito Jorginho -sostituito da Fabiàn Ruiz, Diawara ha mantenuto il ruolo da riserva di lusso, giocando fino ad ora 10 partite di campionato, ma con prestazioni notevoli: contro il Milan e contro la Lazio, in entrambi gli scontri al San Paolo non ha demeritato, mettendo in mostra le doti per cui è conosciuto. Ancelotti gli sta trasmettendo una fiducia misurata, inserendolo nel 4-4-2 fluido accanto ad Allan o Fabiàn come backup di Hamsik. Con la dipartita dello slovacco e la persistenza di campionato ed Europa League, dove Carletto intende andare il più lontano possibile, e la contemporanea partenza di Hamsik, Diawa guadagnerà minuti ed importanza. Fino a questo momento è l’occasione maggiore ricevuta per mostrare quel salto di qualità che tutti si attendono: il mediano ex Bologna è “in giro” da diversi anni, ma a luglio compirà solo 22 primavere. Starà a lui decidere se rimanere un giocatore dalle buone prospettive, o spiccare il volo tra i migliori centrocampisti della sua generazione: le premesse per fare bene ci sono, la fiducia della società pure. Amadou, it’s your time to shine.