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Il mito del Monaco 1860

Come spesso accade, durante le festività mi reco a Monaco di Baviera per fare visita a mia nonna. Bavarese dalla nascita, ha vissuto alcuni anni della sua vita in Italia e per questo sa parlare correttamente l’italiano, e ogni volta che è con me si sforza a parlarlo per mantenere viva la conoscenza della lingua. Nei nostri discorsi ha spesso prevalso il tema dello sport, e molte volte mi racconta di cosa succede nel panorama calcistico tedesco, mostrandomi articoli di giornale estrapolati direttamente dall’Ebersberger Zeitung , il giornale locale.

L’ultima volta però, si è rivolta a me con una frase che trasudava felicità e sconsolatezza allo stesso momento: “Forse non ci crederai, ma i Leoni sono primi nella RegionalLiga!”. Con un po’ di rammarico, ammetto che era da molto tempo che non sentivo parlare dei cosidetti Leoni , ma conosco ancora bene il loro nome e la loro storia, una delle più storiche di Germania. Perchè pur essendo passati dal paradiso all’inferno nel giro di brevissimo tempo, il TSV-München 1860 rimane comunque una delle realtà più antiche e prestigiose dell’intera Baviera.

TSV è l’acronimo di “Turn und Sport Verein” che, letteralmente tradotto, significa “Associazione di ginnastica e sport”. Viene fondato nel 1860 nel quartiere operiaio di Giesing, e proprio da qua deriva l’altro soprannome con cui sono conosciuti ovvero Sechziger , “del sessanta”. I colori di rappresentanza sono il bianco e il celeste, gli stessi che si possono trovare sulla bandiera bavarese, quasi a voler mostrare che loro sono la squadra del popolo, la prima vera squadra della città che ha il diritto di macchiarsi con quei colori, anche perchè il più famoso Bayern nascerà la bellezza di quarant’anni dopo. La storia di questa società è un racconto travagliato, fatto di inizi promettenti e di vittorie, di successive cadute e imminenti rialzate, fattori che l’hanno resa un simbolo del calcio tedesco.

Nel 1911 viene inaugurato lo stadio, il Grünwalder Stadion, che prende il nome dalla strada dove è stato costruito: Grünwalder Strasse. Su quel prato il TSV comincia a disputare i primi campionati regionali, fino a partecipare alla cosiddetta Gauliga Bayern voluta dal regime nazista, vincendola inoltre per due volte. Sono anni d’oro per la società, che cresce a pari passo con la fine della guerra, e nel 1943 conquista il primo titolo nazionale, la Coppa di Germania ai danni dello Schalke 04. Nel frattempo dall’altro lato della città il Bayern dopo aver conquistato il campionato tedesco nel 1931, viene etichettato come “club ebreo” dal regime, vivendo in maniera complicata il periodo del Terzo Reich.  E’ esattamente in questi anni che prende vita la rispettosa, e in futuro paradossale, rivalità tra i due club.

 

Ha dell’incredibile come le due squadre di Monaco si siano divisi i vari decenni del XX secolo, contrapponendosi l’un l’altra tra vittorie e declini, e dividendo una città intera tra gioie e dolori.

 

Gloriosi sono indubbiamente gli anni che vanno dal 1962 al 1967, dove i Leoni si sono resi grandi protagonisti, sotto la guida dell’allenatore Max Merkel. Nel 1962 partecipano alla prima edizione della Bundesliga, a discapito dei cugini che non vengono ammessi alla competizione. Alla fine dell’annata la squadra conquista la sua seconda Coppa di Germania, accedendo cosi di fatto alla Coppa delle Coppe dell’anno successivo nella quale arrivano in finale, venendo però battuti dal West Ham. Nel 1966 arriva la definitiva consacrazione vincendo il primo e unico Meisterschaale della loro storia, il titolo di Germania. E’ un quinquennio storico, condito da grande entusiasmo, dove i Leoni vengono riconosciuti anche a livello internazionale, e sembrano poter aprire un ciclo vincente, la prima grande dinastia bavarese. Sono attimi di un calcio passato, quasi antico, nostalgico. Mister Merkel fa allenare i suoi ragazzi nelle palestre dei circoli sportivi, e dopo una breve camminata intorno al lago, si ritrovano tutti riuniti per giocare a carte o per spillare una Weisse in compagnia.

La squadra Campione di Germania nel 1966

Ma come la schiuma che abbandona il boccale, anche i sogni possono avere vita breve, e dopo aver conquistato un “ultimo” secondo posto in Bundesliga, la squadra priva di Merkel in panchina e del migliore Rudolf Brunnenmaier in attacco, un delicato airone da 139 gol nel decennio, scivolano pian piano in fondo alla classifica, retrocedendo nella Regionalliga e dando di fatto il via alla prima vera crisi della Monaco biancoblù. Parallelamente a ciò il Bayern dà il via al proprio dominio in Germania conquistando campionati e coppe, e accaparrandosi i migliori giocatori del nuovo Staat.

L’attaccante Rudolf Brunnenmaier

Gli anni che vanno dal 1970 al 1993 sono lunghi e complicati. La città è sconvolta e macchiata dagli eventi accaduti alle Olimpiadi del 72 e fa fatica a ripartire. Seguono a ruota i Löwen che registrano solamente due promozioni in Bundesliga in queste due decadi con la squadra che di fatto si trasforma in  una meteora nel panorama calcistico tedesco di alto livello. La ripartenza è lenta, il calcio sembra aver acquisito un sapore diverso da quello che aveva accompagnato i tifosi negli anni precedenti. Si dice che a volte anche cambiare aria fa bene e quindi i Leoni si trasferiscono all’OlympiaStadion, riuscendo anche a stabilire nuovi record per spettatori allo stadio.

Il supporto non manca mai e nel 1994 riescono finalmente a tornare in Bundesliga e tutto l’affetto che aveva accompagnato il club nei precedenti anni, ora trova qualche giustificazione in più. Al termine della stagione 99/00 si piazzano al quarto posto in classifica, accedendo alla fase di qualificazione della Champions League per la prima volta nella loro storia. A piè di pagina registriamo anche due apparizioni nella vecchia Coppa Uefa. Inoltre, sono questi gli anni in cui finalmente si possono vedere i Derby cittadini nella massima serie. Il risultato però è, salvo qualche rarissima sorpresa, sempre scontato.

Nel 2004 si ritorna di nuovo in Zweite Liga, ed è in questo periodo che il presidente Karl-Heinz Wildmoser decide di fare il passo più lungo della gamba e, sull’onda dell’entusiasmo, contribuisce al sostenimento delle spese per i lavori di costruzione della nuova Allianz-Arena assieme al Bayern. Come in un film, il finale sembra già scritto: Wildmoser viene arrestato per le tangenti sugli appalti e la società sfiora la bancarotta solamente grazie all’aiuto dei cugini che accettano di comprare il 50% delle loro quote e facendoli, di fatto, pagare l’affitto per giocare. Lo stadio viene inaugurato nel 2005 e all’esterno si colora di blu o di rosso a seconda di quale delle due squadre ci gioca. Il colpo d’occhio è affascinante, lo è meno la realizzazione complessiva dell’operazione decisamente mal riuscita. I tifosi sono delusi e disgustati allo stesso tempo, e la squadra perde vertiginosamente di credibilità, venendo sbeffeggiata e derisa dalle tifoserie avversarie. Anche quelle minori.

Già quanto raccontato, basta per rendere l’idea di una squadra perennemente sovrastata da problemi che sembrano arrivare da qualsiasi direzione, ma sono gli anni dal 2010 ad oggi i più terribili per la società. Nel 2010 si presenta a Monaco un investitore giordano che risponde al nome di Hasan Abdullah Mohamed Ismaik che, interpretando la figura del salvatore della patria, compra il 49% delle quote del club senza sapere però che per stando alle regole della Federazione tedesca bisogna possedere il 50+1 delle quote per poter controllare di fatto il club, e dopo non essersi sentito rispettato per tutto l’intero mandato, si sposta in Inghilterra per nuovi affari. Nel 2013 viene annunciato l’arrivo in panchina di Sven Goran Eriksson, che però risponde subito di non aver mai parlato con il club e non aver mai avuto nessun accordo con i Leoni, umiliando per l’ennesima volta  pubblicamente il club.

Nel 2015, una luce nel buio, un miracolo si materializza nell’inferno biancoblù: in una Allianz Arena gremita, la squadra si salva dalla retrocessione in Dritte Liga grazie ad un gol al novantesimo minuto della gara di ritorno dello spareggio contro l’Holstein Kiel, altra nobile decaduta.

É un susseguirsi di eventi che sembrano non voler trovare fine. Nel 2016 la società accetta di venir ripresa un intera stagione per produrre un documentario sulla vita interna ed esterna del club pensando potesse risultare una buona idea per mostrare al pubblico la rinascita dei Leoni, e tutto ciò che di buono si è fatto per cercare di riportare la squadra nella massima serie. Il risultato finale è disastroso: i telespettatori vedono con i loro occhi il dietro alla quinte dell’ennesimo fallimento societario, tra risse tra compagni in allenamento e in partita e Julian Weigl, capitano, privato della fascia dopo aver fatto l’alba, il giorno prima di una gara poi persa 3-0, e aver parlato male della propria squadra in presenza di un tassista tifoso dei Leoni, che non esita a fare la spia. 

Al termine della scorsa stagione è arrivata la pesantissima retrocessione nella Dritte Liga dopo essere arrivati 16° in classifica e aver perso lo spareggio contro lo Jahn Ratisbona. Come se la storia si fosse trasformata in un film comico, durante l’estate non viene formulata l’iscrizione al campionato e la squadra viene catapultata nell’incubo della quarta divisione, la RegionalLiga dove più di 100 anni fa, tra una Weißbier e una partita a carte vicino al lago, tutto ebbe inizio tornando inoltre a giocare tra le mura del leggendario GrünwaldStadion, come se il tempo si fosse fermato pronto per ripartire.

Se siete arrivati a leggere fino a qua, avete letto una storia infinita, al limite del reale, sfregiata da tinte grottesche di una società storica, che infonde genuinità, amata e sempre supportata dai propri tifosi nonostante le mille intemperie che hanno dovuto sopportare. É difficile spiegarsi come mai una società che abbia vinto cosi poco e che abbia passato molti anni nelle leghe minori sia ricordata per essere una delle più storiche e delle più importanti. La sofferenza fa parte della storia dei leoni di Monaco, e ci insegna che nonostante il blasone e al mito, tutto può crollare con estrema facilità.

Mi fermo e rileggo quello che ho scritto. Rifletto su questo racconto e ripenso alle parole di mia nonna, citate all’inizio e penso che probabilmente non aveva tutti i torti a rimanere cosi stupita. Monaco merita di riassaporare la antica rivalità tra le due squadre , e il velo di malinconia nelle sue parole racchiude quell’umore che ha accompagnato la squadra per tutti questi anni.

Chissà se i leggendari Leoni torneranno a ruggire, prima o poi.

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