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Il fu Mattia Destro

12 settembre 2010, tutto è pronto. A Marassi i grifoni accolgono il Chievo Verona di Moscardelli e Pellissier. Gasperini siede sulla panchina del Genoa e decide di schierare a sorpresa, al centro dell’attacco, Mattia Destro. L’orologio ha appena sancito l’inizio del sesto minuto di gioco, quando Palacio scodella un pallone in area clivense; il numero 22 rossoblu doma la sfera delicatamente e batte Sorrentino in uscita.

6 minuti tra i professionisti, e il numero 22 ha già gonfiato la rete una volta. Poco più di 6 minuti, e Mattia Destro entra con forza nelle case di tutti gli appassionati di calcio: una nuova rosa sembra sbocciata. In fondo l’epilogo sembra scontato, dopo essersi messo in mostra nelle giovanili dell’Ascoli e soprattutto con la maglia della primavera nerazzurra, dove condivideva il campo con Caldirola e Santon.

In poco tempo, Destro riesce a conquistare tutti, fuorché gli scout nerazzurri, che, dopo le 18 reti nell’ultima stagione nel campionato primavera, lo cedono al Genoa nell’affare Ranocchia per la classica logica delle plusvalenze, rompicapo contabile irrisolvibile.

Dopo Vieri, Del Piero e Toni, che l’anno successivo avrebbe preso il ruolo da attaccante proprio nel Genoa, finalmente in Serie A sembra essere comparso il bomber del futuro. A Marassi, in coppia con Palacio e supportato da Sculli, Destro chiude l’annata con uno score di 3 gol e 1 assist in 18 presenze, numeri convincenti mettendo sulla bilancia le sue 18 primavere, e la presenza in rosa di attaccanti competitivi come Paloschi e Floro Flores.

Nonostante la giovane età, la caratteristica che distingue il marchigiano dagli altri attaccanti, è la propensione al “combattimento”, una mentalità che fa lottare il bomberino su ogni pallone, facendogli fare la differenza sotto porta. Non a caso nel suo taccuino personale sono segnalati 4 cartellini gialli in quasi 20 partite, tanti, troppi, ma giustificati da quella lucida follia puerile.

È nata una stella

È solo un fuoco di paglia o Mattia Destro può davvero farsi spazio tra i possenti difensori centrali della nostra Serie A? Dalle parti di Siena questa domanda non se la sono sicuramente posta, hanno chiuso gli occhi e affidato le chiavi del reparto offensivo ad un ragazzo di 19 anni.

Investimento azzeccato, perché in 32 presenze Destro riesce a realizzare 13 gol e 4 assist. Numeri da capogiro, che fanno consumare di gelosia la dirigenza interista post triplete per aver perso un’opportunità “fatta in casa”, e che posizionano il marchigiano sopra a Osvaldo e Di Michele nella classifica marcatori.

Destro in azione con la maglia del Siena
Foto: zimbio.com

 

La garra del bomber non si placa, infatti colleziona 5 cartellini gialli, sintomo di un atteggiamento positivo in grado di rapire mezza Europa. Nella successiva estate, infatti, il presidente Preziosi, titolare del cartellino, si gode l’asta tra Inter e Roma per accaparrarsi l’attaccante rivelazione del campionato. Dopo quasi un mese di trattative,  a spuntarla è la dirigenza giallorossa, che si aggiudica la giovane promessa per una cifra che si aggira attorno ai 16 milioni.

Così così

Destro dopo aver segnato a Siena esulta ballando sulla bandierina
Foto: La Stampa

 

A Roma l’entusiasmo è a mille, il ragazzo viene accolto alla grande, i tifosi sono della sua parte e tutto sembra apparecchiato per ricordare le grandi gesta di Batistuta e Montella. Premettendo che Destro trascorre 2 stagioni e mezzo con la maglia giallorossa, siglando 29 gol in 68 presenze, ovvero una rete ogni 130 minuti circa, quello che ci si aspettava dall’attaccante era tutt’altro. Anche se 14 cartellini gialli e 1 rosso potrebbero fare apparire il contrario, il marchigiano non riesce a graffiare come ai tempi di Siena, mostrando una strana pacatezza durante le sue apparizioni.

Suonerà strano, perché dopo l’entusiasmo iniziale, con la maglia della Roma sembra avere il freno a mano tirato (6 gol in 20 partite) anche se in panchina siede Zdenek Zeman, allenatore innamorato del calcio offensivo e in grado di fare innescare alla sua squadra meccanismi da gol a ripetizione.

D’altro canto, l’arrivo di Rudi Garcia è in grado di cambiare la sinfonia, il francese lo rievoca, gli fa rivivere la giovinezza, rendendolo il miglior marcatore della Roma durante la stagione 2014-2015, che Destro con conclude con 13 gol in 20 presenze. Destro sembra tornato importante, tanto da meritarsi la chiamata in Nazionale ed esordire per la prima volta in Champions League (Lui che in effetti una Champions League può dire di averla vinta, con l’Inter, senza però mai vedere il campo). Ed è proprio con Garcia in panchina che, l’anno successivo dopo aver fatto centro per 5 volte, qualcosa nella Capitale si rompe, la magia svanisce e l’attaccante, accolto come erede del Re Leone, viene piano piano allontanato dal progetto giallorosso.

A Milano non si ricordano di lui

Percorrendo gli anelli di San Siro, quelli che illuminandosi la notte offrono una spettacolare illusione ottica, difficilmente si sente parlare bene della squadra e degli anni passati, e anche l’accostamento tra Mattia Destro e la maglia rossonera è un argomento morto e sepolto. Nel calderone dei numeri 9 milanisti, sicuramente, il nome dell’attaccante marchigiano non è tra quelli di lusso e prestigio, perché i 3 gol in 15 presenze non sono sufficienti a rapire i cuori dei tifosi e della dirigenza, che si rifiuta di prelevare a titolo definitivo l’attaccante dalla Roma.

Destro con la maglia numero 9 del Milan in azione a San Siro
Foto: rossoneriblog.it

 

È il Milan di Filippo Inzaghi, di una confusione tattica raramente ritrovatile nella storia rossonera e di un decimo posto che tocca il fondo dell’era Berlusconi, fino ad appoggiarsi saldamente e affermare le proprie radici sul terreno. Preso a gennaio, in prestito dalla Roma, Mattia Destro, arrivato a braccetto con l’amico Salvatore Bocchetti, non è in grado di dare la scossa ad un ambiente paralizzato ed entra di inerzia nel gruppo degli autori di uno storico fallimento.

Se le prestazioni deludenti al Milan sono figlie di una squadra semplicemente non all’altezza del nome, e di un gioco scarno che inevitabilmente penalizza l’attaccante, a Roma Destro fallisce l’occasione per fare il salto di qualità. Viene messo al centro di un progetto tecnico che porta due secondi posti ai giallorossi, senza riuscire a fare meglio di Siena.

In Toscana, nonostante si lottasse per la salvezza, Destro partecipa al 33% dei gol bianconeri, tirando 2,4 volte (1,8 dei quali dentro l’area di rigore) e fornendo 0,8 passaggi chiave a partita. Oltre all’apporto in attacco, Destro è preziosissimo in fase di non possesso, predisposto al sacrificio, il marchigiano effettuavo a 1,4 tackles a partita. La grossa quantità di palle perse (2.7 a partita) e la percentuale di passaggi riusciti(72%), lascia intravedere un ampio margine di miglioramento, giustificando anche con il senno di poi l’investimento dei giallorossi.

Ed in effetti Destro migliora a gestire il pallone, ne perde meno di 1.5 a partita e la percentuale di passaggi riusciti schizza sopra l’80%. D’altra parte però, non è più al centro del gioco, tira meno di 2 volte a partita fornendo 0,4 passaggi chiave per 90 minuti; anche in fase di non possesso la sua voglia di recuperare palla sembra scemata, da 1,4 tackle ne effettua 0,3 a partita. Un involuzione che lo normalizza, gli xG per partita (0,3 in media tra Milan e Roma) evidenziano una pericolosità non indifferente, ma non da attaccante di prima fascia.
Destro non fa il salto di qualità, rimane un buon giocatore, ma niente più.

Istogramma in giallo e nero rappresentante presenze e gol di Mattia Destro
La relazione tra presenze e gol con le varie maglie, nonostante l’exploit a Siena (1 gol ogni 180 minuti) i migliori anni sono a Roma (1 gol ogni 130 minuti), ma sono comunque numeri poco esaltanti per un attaccante centrale.

 

Ultimo treno

E arriviamo ad oggi, al Mattia Destro che conosciamo, quello che veste la maglia del Bologna da 3 stagioni ormai. Annate che sono la rappresentazione della carriera dell’attaccante, una parabola discendente, che lo fanno passare da risorto a deceduto definitivamente nel giro di 36 mesi. Nel complesso i 25 gol e gli 8 assist in 92 presenze non sono un dato così raccapricciante per una punta di una squadra che ha come obiettivo costante la sopravvivenza nella massima serie. Ciò che fa storcere il naso, però, è che metà delle marcature sia stata siglata alla prima stagione in maglia rossoblu.

Al Bologna, arrivato come uomo chiave del progetto, acquisto più costoso della storia felsinea, Destro torna il giocatore di Siena, tanti errori (3 palle perse a partita, 64% di passaggi riusciti), ma più pericolosità (2.4 tiri a partita, xG per partita di 0.4) e più sacrificio (0.7 tackles a partita). Ma il tempo scorre inesorabilmente, e le imprecisioni che ad un ventenne si perdonano, diventano limiti troppo grandi per un Mattia Destro, almeno sulla carta, nel pieno dell’età più performante nella carriera di un calciatore.

Destro con la maglia del Bologna sotto la pioggia del Dall'ara
Foto: pianetamilan.it

Poco, troppo poco, fino ad arrivare al punto più basso della sua carriera, nel momento in cui Santander e Falcinelli vengono visti molto più preparati dall’allenatore, fatalità proprio da Filippo Inzaghi, l’uomo che la possibilità di riconquistare la gente già gliel’aveva data con la maglia del Milan. E diciamocelo, non essere considerati da Pippo Gol non è motivo di vanto, tanto meno se la personale caratteristica distintiva sia sempre stata quella di essere un attaccante assetato di sangue.

Quello che rimane di Mattia Destro sono i suoi 17 cartellini gialli “bolognesi”, sintomo di un impegno che non finisce mai, di una cattiveria agonistica notevole, ma sinonimo di una mancanza di maturità, di una rosa che non è ancora sbocciata, e forse non sboccerà mai.

Chissà chi sa chi sei, chissà che sarai… Lo scopriremo solo vivendo

[Lucio Battisti]