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FrogLife Ep. [9] – La rinascita

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Una volta toccato il fondo si può solo risalire, dalla terra al cielo, fino allo spazio. Fino a rivedere le stelle e sfiorarle con le dita.

Sento qualcosa, non so dargli un nome, ma ora non è importante. 

Una di quelle sensazioni che si percepiscono sulla pelle, in cui il corpo sembra aver già scelto, d’istinto, prima che la testa possa comprendere. Quasi le sensazioni potessero parlare, una voce rimbomba assordante nella testa. È troppo forte, per non prestarle ascolto: dice che devo entrare. Non importa dove, sarò sul campo, a lottare, quando ribalteremo il corso della battaglia finale, conquistando infine le stelle. 

Le gambe si alzano, quasi non le controllo. Corrono a scaldarsi, dopo l’assenso, un po’ stupito, del mister. Non so quanto sia passato: a me sembra un secondo, alle gambe, scalpitanti, forse anni. 

Cerco il mister con lo sguardo. A parole non saprei spiegargli, ma bastano i miei occhi, perché lui si fidi, volti le spalle ai pensieri, da sempre ombra alle sensazioni, e mi chiami a sé. È il mio momento. 

Appena messi i piedi dentro al terreno di gioco, la sensazione prende corpo: Matias salta più in alto di tutti e schiaccia la sfera a terra, infilandola sul palo lontano. La storia si è capovolta, siamo avanti.  

Corro. Non ci credo, o forse si. Perché gli occhi avevano già visto, avevano già parlato, e la pelle lo sapeva. Ella, figlia zingara della ragione, sa sempre qualcosa in più, in fondo. Attraverso i suoi impulsi, compone i dettagli che vanno a completare il puzzle della vita. I dettagli, sono sempre loro a fare la differenza. 

Volgo gli occhi al cielo: mi sento riconoscente, non so bene verso chi, o verso cosa. 

Navigo a pelle, in questa notte senza luna. L’istinto, la mia bussola. 

Sento qualcosa, non so dargli un nome. 

Vedo una stella brillare, illumina la rotta, è così vicina.

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