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Inevitabilmente prevedibile

Ieri è andato in scena il Derby d’Italia numero 228.
La gara di andata, che vedeva le due squadre in posizioni di classifica diametralmente opposte rispetto ad adesso, si era chiusa con uno 0-0 ed è stata, a detta di Massimiliano Allegri, la svolta della stagione per la Juventus. (“Un girone fa pareggiammo con loro che andavano a mille e capì che poteva cambiare la nostra stagione”)

Era anche la sfida della difesa più solida del momento (in campionato non subisce gol da 8 gare, miglior difesa) e l’attacco rinnovato dell’Inter che è andato in gol in 7 delle ultime 8 gare.

I campioni in carica sono scesi in campo con il consueto 3-5-2: Buffon in porta con il trio difensivo Chiellini-Bonucci-Barzagli, il ritrovato Alex Sandro sulla fascia sinistra e l’irremovibile Lichtsteiner su quella destra. A centrocampo, senza l’infortunato Marchisio, Allegri schiera Khedira, Hernanes e Pogba a supporto del duo offensivo Dybala-Mandžukič.

Mancini cambia ancora una volta modulo e decide di schierare la sua Inter con una formazione a specchio: Handanovič tra i pali, difesa composta da Murillo-Miranda-Juan Jesus e con D’Ambrosio e Telles sulle fasce. Il centrocampo privo di Brozović (squalificato) è formato da Kondogbia, Medel e Felipe Melo. In attacco Palacio e Icardi.

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La partita inizia inaspettatamente a ritmi velocissimi; Nei primi 10 minuti la Juventus confeziona 3 occasioni da gol: al quinto minuto Hernanes fa partire un sinistro che va a sbattere sulla traversa, due minuti più tardi Mandzukic trova Dybala nel cuore dell’area di rigore; il tiro dell’argentino è però fuori misura. Altri due minuti ed è Mandzukic ad avere una buona occasione, ma il suo destro in seguito al rinvio corto di Murillo finisce alto. L’Inter pressa molto alto fin da subito, ma in maniera non propriamente organizzata e finisce per pagare l’aggressività nelle ripartenze coordinate dei bianconeri.

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La disorganizzazione nel pressing dei nerazzurri: D’Ambrosio lascia libero lo scarico a Chiellini, Kondogbia da molto spazio a Hernanes che può ricevere palla tranquillamente, Palacio è costretto a coprire Melo che si spinge troppo avanti per fare il lavoro di Icardi. Non a caso, nel rovesciamento di fronte, Hernanes colpirà la traversa.

La mobilità dei centrocampisti della Juventus mette in difficoltà la mediana nerazzurra; Pogba e Khedira che svariano cercando spesso l’inserimento, Kondogbia e Felipe Melo fanno fatica a seguirne i movimenti e spesso sono spinti fuori posizione. I movimenti di Dybala, che spesso esce a prendere palla sui piedi a metà campo, mandano in confusione Medel e i centrali interisti, sempre in dubbio su chi uscire, lasciando spazi a Mandžukič, che nei primi dieci minuti confeziona due palle gol: la prima fallita da Dybala e la seconda dallo stesso croato.

Dopo lo shock iniziale, l’Inter riesce a disporsi in maniera più organizzata, addormentando la partita e chiudendo gli spazi ad una Juventus in carenza di idee. Penalizzata dalla squalifica di Brozović e dalla mancanza di un centrocampista centrale bravo in fase di impostazione, i nerazzurri si affidano alla fisicità e alla capacità in fase difensiva di Melo, Medel e Kondogbia.

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La partita di Medel, in 56 minuti neanche una verticalizzazione.

Nella prima frazione, il piano partita nerazzurro funziona; la superiorità numerica a centrocampo impedisce di fatto la creazione di azioni pericolose da parte della Juventus, che si ritrova costretta ad allargare il gioco, tentando più volte il cross dalle fasce. La scelta di lasciare in panchina i giocatori più pericolosi nella metà campo avversaria limita la transizione offensiva degli uomini di Mancini; l’uscita palla al piede è lenta e macchinosa e le uniche azioni pericolose sono cross innescati dal tandem Telles-Kondogbia (12 passaggi tra di loro, maggior numero di combinazioni dopo quelle Kondogbia-Juan Jesus). Palacio è molto mobile ma non è mai messo in condizione di essere pericoloso e di conseguenza lascia Icardi da solo contro i 3 centrali juventini.

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Più che la Juventus brava a chiudere le linee di passaggio, è l’Inter a non crearle. La poca mobilità dei nerazzurri risulta facile da prevedere e il gioco si sviluppa orizzontalmente,  la mancanza di movimenti dei centrocampisti costringono i difensori a lanci in profondità poco pericolosi.

Il primo tempo si conclude così con uno scialbo 0-0, con l’Inter che ha avuto un solo tiro in porta

Puntando sul contenimento ma non schierando giocatori adatti a ripartenze veloci, l’idea di Mancini era quella di giocare per lo 0-0? La Juventus dal canto suo, non si scompone e si adatta al sistema di gioco dell’Inter, dando sempre l’impressione di essere padrona della gara e aspettando l’episodio giusto per passare in vantaggio.

Paradossalmente il primo e il secondo tempo sono due partite completamente differenti. Il muro eretto da Mancini crolla infatti un minuto dopo il fischio d’inizio del secondo tempo, a causa di un errore individuale, forse l’unico modo possibile per sbloccare una partita tattica come questa. Punizione sulla trequarti di Dybala, la palla supera tutte le teste bianconere ma D’Ambrosio, non avvisato dai compagni di non avere l’uomo alle spalle, interviene di testa di fatto servendo a Bonucci una palla d’oro che il centrale difensivo non fallisce.
La Juventus abbassa il baricentro attendendo l’Inter nel proprio centrocampo, forte della solidità difensiva e della capacità di ripartire velocemente sia per vie centrali sia sulle corsie esterne. L’Inter continua a faticare in fase d’impostazione non riuscendo a verticalizzare. Mancini corre così ai ripari inserendo Ljajić prima e Perišić poi e passando dal 3-5-2 al 4-4-2 (4-2-4 in fase offensiva). I due esterni riescono soltanto moderatamente a vivacizzare la squadra nerazzurra nonostante entrino fin da subito nel gioco nerazzurro. Ljajic si costruisce lo spazio per la conclusione due volte ma senza risultare pericoloso, Perisic fa un buon lavoro sulla fascia sinistra  (il 43% degli attacchi dell’Inter nascono dal suo settore), ma non riesce mai a trovare il passaggio chiave decisivo. Essendo però sicuramente dei migliori palleggiatori di Medel hanno il merito di aumentare il possesso palla nerazzurro.

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Il 4-2-4 dell’Inter. Ljajic spesso fa la finta ala svariando per tutto il campo, costringendo i nerazzurri a sviluppare la manovra principalmente sulla corsia di sinistra

Possesso palla che però risulta sterile, lento e prevedibile. La squadra di Mancini non dà mai l’impressione di poter effettivamente recuperare lo svantaggio, così come la Juventus non sembra mai veramente in difficoltà. Forse è in questo contesto che si sente di più la mancanza di un centrocampista con visione di gioco e capacità di verticalizzare. Anche oggi Icardi non viene mai messo in condizioni di sfruttare il suo fiuto del gol.

Perisic e Ljajic danno più movimento e più creatività negli ultimi 20 metri ma di fatto non alterano il piano gara, la Juventus sembra non perdere mai il pallino del gioco, così come in altre occasioni controlla la partita pur non avendo il possesso.
La marcia in più dei bianconeri è senz’altro la panchina lunga: Rugani ha sostituito Chiellini senza sfigurare e all’82esimo, per velocizzare le ripartenze, Allegri inserisce Morata.
Proprio lo stesso Morata 2 minuti dopo, in seguito ad una cavalcata di 50 metri, si guadagnerà e trasformerà il rigore del 2-0.
Soltanto dopo il secondo gol, l’Inter riesce a risultare pericolosa e a scaldare i guantoni di Buffon che ancora una volta si è fatto trovare pronto superando il proprio record personale di imbattibilità.
Leggendo superficialmente le statistiche della partita (53% possesso palla Inter, 8 tiri contro i 9 della Juventus) si potrebbe pensare ad una partita equilibrata, in realtà la Juventus ha tenuto praticamente per 90 minuti il pallino del gioco, arrivando al tiro l’89% delle occasioni da vie centrali. L’Inter in fase offensiva è risultata spenta e poco incisiva, in realtà solo il 38% dei tiri provengono da vie centrali, dimostrazione di come ancora una volta la difesa della Juventus, nonostante l’uscita di Chiellini per infortunio, sia risultata estremamente efficace.

La Juventus ha dimostrato anche contro l’Inter di avere una solidità difensiva e offensiva senza pari in Italia, mantenendo i ritmi bassi ha superato quasi senza problemi un’avversaria rinunciataria fin dall’inizio.
Inter che sembra non abbia mai cercato veramente di uscire dallo Stadium con qualche punto, in un certo senso imitando la Roma di Spalletti che rinunciò completamente a giocare nella sconfitta per 1-0 del 24 gennaio scorso.
Probabilmente lo schieramento iniziale non poteva che portare ad una sconfitta vista la totale mancanza di giocatori che potessero valorizzare i due attaccanti, ma l’impressione è che, se la gara d’andata è stata giocata praticamente alla pari, ieri ci sia stato un gap qualitativo e quantitativo notevole tra Inter e Juventus.
Juventus che ora può guardare a Fiorentina-Napoli con molta più tranquillità, ma soprattutto con i 3 punti del derby d’Italia in tasca.

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