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Thiago Motta, essere e tempo

Il 2018, in procinto di aprire la propria anima al periodo estivo, può essere considerato come l’anno della rinascita. Lo sviluppo e la concezione umana di quello che succede attorno a noi è inconsciamente in grado di adattarsi ai cambiamenti graduali, senza che la nostra persona si accorga del decorrere delle passioni personali. Il 2018, in un certo senso, può essere paragonato al periodo tra il 1280 e il 1310, quando a Firenze, sotto l’ala protettrice di Dante e Petrarca, inizia a svilupparsi il movimento del “Dolce stil novo”. Attraverso un susseguirsi di versi, si sciolgono le ancore della lingua volgare al fine di elevarsi ad un complesso linguistico più aulico, capace di esprimere, in maniera raffinata e nobile, i propri sentimenti.

Inutile girarsi attorno, chiudersi sotto il cappuccio e far finta di non sentire, adagiandosi gli auricolari nei timpani. A giorno d’oggi gli atteggiamenti grotteschi propinatici dalla televisione hanno raggiunto un livello di piena esasperazione, annoiando anche chi cercava una via di fuga dai pensieri quotidiani. L’educazione e le buone maniera si stanno facendo spazio tra la folla, creando quasi un circolo del bon ton, a cui ci si sente vuoti se non se ne prende parte. Elevare i propri sentimenti, proprio ciò su cui si basa il Dolce stil novo, una morbosa ricerca della correttezza formale.

E allora, il 2018 può essere considerato il periodo giusto per apprezzare l’eleganza di un personaggio criticato per la sua esasperata ricerca del buongusto. Il periodo giusto per valutare quello che è stato sinonimo di esistenzialismo, il modo d’essere specifico dell’uomo di Thiago Motta Santon Olivares.

Tra dandy londinesi e broker pronti ad invadere i portoni di Wall Street, l’ex centrocampista del Paris Saint Germain decide di appendere silenziosamente gli scarpini al chiodo. Una scelta dettata dalla completezza d’animo di chi si sente di aver dato tutto, tanto, o ancora troppo poco per farsi apprezzare da chi non riesce a catturare lo spirito di quel ragazzo con gli scaldamuscoli più lunghi del normale.

La moda passa, lo stile resta. Una massima di banale natura, che riserva nelle sue sei parole costitutive un fondo di verità assoluta. Ciò che non si apprezza oggi, non perde il proprio stile, che in un’epoca storica, più o meno lontana, si riuscirà a cogliere.
Nei primi anni 2000, con l’invasione dei rapper e lo sviluppo della cultura “street”, chiunque indossasse colletto e polsini veniva considerato un alieno che non si adattava ai cambiamenti temporali. L’ideale della camicia è sinonimo di una categoria precisa, mai atterrata e tornata prepotentemente nella vita quotidiana. Le giocate di Thiago Motta vengono definite fuori moda per l’epoca in cui viviamo, ma si sposano alla perfezione con il calcio degli anni ’90 e quello che si sta sviluppando attualmente, dove l’idea vintage di Guardiola sta invadendo il mondo del calcio. Fuori moda, forse, ma senza mai snaturare il proprio essere, Thiago abbandona il calcio allacciandosi l’ultimo bottone e sistemandosi i gemelli.

Il nostro destino viene formato dai nostri pensieri e dalle nostre azioni. Non possiamo cambiare il vento ma possiamo orientare le vele.
[Anthony Robbins]

Questione di destino. Non è una casualità se un calciatore porta a casa 30 trofei in carriera, non è una casualità se viene celebrato da tutte le squadre in cui hai giocato, non è una casualità se è stato un punto fermo per diversi club. Tornando ai primi anni 2000, non è una casualità che Thiago Motta sia cresciuto nel Barcellona, tanto da sfiorare le cento apparizioni con una delle squadre che ha scritto gran parte della storia calcistica spagnola.

Non è tutto oro quel che luccica. Non è una casualità, infatti, che si sia affermato solo a ventisei anni a chilometri di distanza dalla sua terra natia, non è una casualità che la maglia della sua nazionale non corrisponde a quella di São Bernardo do Campo, luogo dove è stato cullato.

I neuroni di chi pensa al mediano italo-brasiliano si collegano repentinamente al concetto di eleganza. Una tranquilla indagine della stabilità che non lo fa sfigurare in nessuna situazione, senza cadere, però, nell’esagerazione. Alla fine per avere classe nella vita quotidiana bastano delle semplici doti innate, per avere classe tra quei 100 metri quadrati, invece, bisogna avere una mente superiore. Mantenere la tranquillità, non sbagliare un passaggio e sapere sempre dove posizionarsi assumono le sembianze di qualità che evitano di compensare gli errori con le qualità fisiche.

Tra presente, passato e futuro

Raccontare il calcio è molto semplice, ma spiegare questo sport è tutta un’altra musica. L’essenza di ciò che i bambini dovrebbero imparare alle scuole calcio, invece che farli correre ammucchiati alla ricerca del pallone. Semplicità, come abbiamo detto prima, eleganza. Due triangoli, due uno-due, come volete chiamarli, quattro semplici passaggi per arrivare in porta e concludere a rete.

Tra presente, passato e futuro. Capire Thiago Motta, capire il gioco del passato personificazione del gioco del futuro, quello tanto professato dal nostro amico Pep e altrettanto amato dai tifosi. C’è chi invece il calcio all’avanguardia del Manchester City, lo praticava già un po’ di tempo fa. Tra le critiche e le perplessità degli amanti del tiki-taka, ne esce vittoriosa l’eleganza di Thiago Motta, promotore dei due tocchi in un’epoca sbagliata.
La moda passa, lo stile resta, l’eleganza insegna, ma non sempre al momento giusto.

3 commenti su “Thiago Motta, essere e tempo Lascia un commento

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