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Emil Forsberg, il magico artista da Sundsvall

Gli è sempre scorso nelle vene, il calcio. Svegliarsi e vedere il paesaggio della città di Sundsvall completamente innevato, giocare al laghetto cristallino nel bosco vicino casa, densamente ghiacciato d’inverno. Le gelide carezze di ogni soffio di vento girovagante nell’oscurità dell’autunno svedese, ostile alle attività nemmeno troppo avverse al gelo, lo avrebbero potuto indirizzare verso un’altra strada. Del resto, in un paese come la Svezia, in cui l’hockey fa ardere la passione anche nelle persone più fredde, sarebbe stato facile preferire i pattini alle scarpe con i tacchetti. Figuriamoci se poi l’hockeista più famoso di Svezia porta il tuo stesso cognome. Ma Emil Forsberg non era un ragazzino come molti. La storia della sua famiglia non era come molte. Il nonno, detto “Foppa”, era stato una leggenda del club di calcio della città di Sundsvall. Così come poi il padre di Emil, “piccolo Foppa”, in onore del quale il Sundsvall ha addirittura ritirato la maglia numero 10. Il manto erboso era destinato a diventare il palcoscenico di Emil, prevalendo sul ghiaccio pattinabile o sul lucido parquet di una qualche palestra. Per “Mini Foppa” forse, la cornice del suo destino era inevitabile, ma ciò che ha deciso di dipingervi all’interno ha superato la bellezza e grandiosità di chi nella sua famiglia lo aveva sportivamente preceduto.

Emil Forsberg che esulta dopo un gol con la maglia del Lipsia
Foto: independent.co.uk

 

Forsberg lo svedese

Da giovanissimo Emil Forsberg era piùttosto gracile e di bassa statura. Per questo motivo i suoi allenatori non vedevano in lui un futuro professionista. Già, perchè in Svezia l’imponente struttura fisica è una caratteristica che si dà quasi per scontata. Emil però si sentiva forte e voleva dimostrare il valore che sapeva di avere come calciatore. Un giorno decise di voler demolire l’assurda credenza che un giocatore di calcio dovesse per forza essere alto e fisicamente ben strutturato per diventare un valido professionista. Si presentò per questo motivo all’Elite Camp di Halmstad, dal quale la federazione calcistica svedese sceglie i giovani talenti del paese che andranno a formare le nazionali giovanili blågult (gialloblù). Non andò bene. Quella bocciatura lo mortificò. “Ero a pezzi. Pensai, cosa dovrei fare? Crescere magicamente e diventare improvvisamente alto? Se non riesco nemmeno a farmi valere in questo camp, come farò in futuro a giocare per la Svezia?”. Difficile da digerire. Trova conforto e ritrova la motivazione per merito di una giovane calciatrice di nome Shanga: “Intorno a quel periodo, quando avevo all’incirca 14 anni, conobbi Shanga. Da subito cominciò a motivarmi e mi aiutò a diventare sportivamente più aggressivo e a migliorarmi”.

Forsberg dopo aver segnato il gol dell'1 a 0 contro la Svizzera durante la Coppa del Mondo in Russia
Foto: The Local Sweden

 

Non mollò. Continuò imperterrito, seppur tentato per un periodo di dedicarsi al floorball. Calmo e completamente padrone di sè, fino a quando quello che credeva impossibile alla fine accadde: crebbe improvvisamente in un periodo molto breve della sua adolescenza. Ormai l’ostacolo più grande non poteva più impedire la sua ascesa ed all’età di 17 anni nel 2009 debuttò come suo nonno e suo padre nel Sundsvall. Ce l’aveva fatta. La prima tappa della sua carriera l’aveva raggiunta. “Mini Foppa” convinse tutti nel Golfo di Botnia. Il degno erede del “piccolo Foppa” per la squadra di Sundsvall ed i suoi tifosi. Tifosi che esultarono per ben 24 volte per le reti messe a segno da Emil il predestinato, nelle 97 partite disputate nei campionati dal 2009 al 2013 . Ci volle poco tempo affinchè tutti gli spettatori alla Norrporten Arena capissero che Emil avrebbe avuto davanti a sè un futuro calcistico più importante e radioso rispetto a quelli dei Forsberg che lo avevano preceduto. 

Emil Forsberg in posa con la maglia del Sundsvall
Foto:GIF Sundsvall

 

Troppo forte, tecnico, leggero e delicato col pallone per passare inosservato. Il Malmö FF chiamò, e “mini Foppa” rispose presente. Lasciò il Nord della Svezia per trasferirsi all’estremo sud del paese, dove una città intera, Sundsvall, sperava che Emil Forsberg avesse l’opportunità di splendere. Non deluse nessuno Emil, che con la maglia bianca e celeste degli “Himmelsblått” (i celesti) mostrò alla Svezia intera la sua tecnica sopraffina e la sua visione di gioco periferica. Giocò ovunque a centrocampo. Regista, mediano, mezz’ala e ala, per Emil non fa differenza perchè sa impostare, galoppare sulle fasce, crossare, interdire e segnare. Nella contea della Scania vinse due campionati, venne eletto miglior centrocampista dell’Allsvenskan mettendo a segno 19 reti in 57 presenze e coronò il suo sogno di giocare per la nazionale svedese. Nel 2015 concluse la sua esperienza a Malmö e prese una decisione che non convinse molti in Svezia.

Emil Forsberg durante la sua presentazione al Malmo
Foto: Malmö FF

 

Lipsia Calling

Emil decise di proseguire la sua carriera in Germania là dove le note di Bach si intrecciano con i versi di Goethe, la città di Lipsia. Il RB Lipsia lo acquistò per raggiungere l’obbiettivo Bundesliga. Nel frattempo, in Svezia tutti si chiedevano se fosse stata la decisione giusta. Tutti tranne Emil Forsberg, lui non ebbe dubbi, la sua arte sarebbe esplosa ancor di più. Dopo i primi 6 mesi di ambientamento in Sassonia, nella stagione 2015/2016 il bilancio fu: promozione ottenuta, 8 goal e 7 assist. Il Lipsia era ambizioso, così come Emil. La Bundesliga li attendeva.

Giocatori del Lipsia festeggiano la promozione in Bundesliga davanti ai loro tifosi
Foto: mopo.de

 

Alla prima stagione in Bundesliga il Lipsia sorprese tutti e fece paura anche alle grandi del campionato tedesco. Insidiò il Bayern Monaco finchè potè prima di concludere la stagione 2016/2017 al secondo posto ottenendo il titolo di vicecampioni di Germania e la qualificazione ai gironi di Champions League. Emil Forsberg è l’uomo immagine di quel Lipsia forte, giovane e vivace. I numeri che descrivono la sua stagione sono da capogiro, frutto di grande intelligenza tattica, eccellente tecnica ed ottima conoscenza dei propri compagni di squadra. Furono infatti 19 gli assist che fornì ai compagni nella prima stagione nella massima serie tedesca, oltre ad 8 goal.

Forsberg allarga le braccie dopo aver segnato un gol con il Lipsia
Foto: m-api.allfootballapp.com

 

A Lipsia gioca anche sua moglie, calciatrice come lui, per la squadra femminile del RB Lipsia. Chi è sua moglie? Chi se non Shanga, colei che convinse Forsberg a perseguire il suo sogno.

Forsberg e la moglie Shanga durante un evento organizzato dalla Red Bull
Foto: rblive.de

 

La seconda stagione venne rovinata da un’infiammazione all’osso pubico che ne rallentò l’ascesa, oltre a tenerlo lontano dal campo per 63 giorni. Sono stati solo 2 gli assist forniti da Forsberg in quella maledetta annata, l’ultima in ordine cronologico, in cui il Lipsia si è classificato solamente al sesto posto. Tuttavia, Emil ebbe l’onore di disputare il primo match della storia del RB Lipsia in Champions League nel pareggio contro il Monaco per 1-1.

La delusione col Lipsia viene però cancellata in fretta, in fondo con la Nazionale svedese ai mondiali è andata alla grande. Emil Forsberg infatti trascina la sua Nazionale fino ai quarti di finale, risultato storico per la Svezia, ottenuto grazie alla vittoria agli ottavi contro la Svizzera proprio grazie ad una sua rete. Forse, quel giorno è riuscito nell’impresa di far gioire il popolo svedese come non mai per una partita di calcio.

Emil Forsberg esulta con la maglia della Svezia durante i Mondiali in Russia
Foto: indiatoday.in

 

Emil Forsberg è oggi più che mai fondamentale per il suo club e la sua nazionale. Conosce i propri compagni alla perfezione, ai quali fornendo assist al bacio fa capitalizzare al meglio le occasioni da goal. Fino a settembre di quest’anno, il 43% dei suoi assist li ha sfruttati Timo Werner, con il quale forma una coppia letale.

Emil Forsberg e Timo Werner esultano doo un goal
Foto: T-Online

 

Oggi ricopre un ruolo più arretrato e centrale rispetto alle scorse stagioni. I suoi numeri sono molto diversi ma forse più preziosi. Meno goal e meno assist ma più corsa, percentuale di passaggi riusciti maggiore e più contrasti vinti in mezzo al campo.

“Mini Foppa” è dunque entrato nella storia. Un artista, che vuole ancora regalare gioie alla Svezia intera. Un numero 10, ma diverso, più potente e pragmatico. Un leader, silenzioso e lucido. Emil Forsberg, colui che voleva crescere magicamente, ma che di magico, sul manto erboso, ha fatto e farà altro.

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