Vai al contenuto

Diego Milito, nato in camicia

Nel corso della storia, tra Medioevo ed Età moderna, il concetto di “prìncipe” ha continuato a cambiare connotazione, mantenendo costantemente una determinata accezione di base. Il più importante, una persona che eccelle per i suoi meriti e le sue capacità, il primo cronologicamente: l’erede al trono. Oggigiorno, nel mondo in cui viviamo, è ancora presente la forma di governo della monarchia, infatti Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Spagna e molte altre nazioni affidano il proprio potere nelle mani di una sola persona: il Re. Anche se spesso in maniera simbolica, l’opinione del sovrano è molto considerata, sia a livello politico che a livello sociale. Le vicende della famiglia reale sono sulla bocca di chiunque e la nascita dell’erede al trono è sempre accolta con una festa nazionale.

Bildergebnis für milito hermano
I fratelli Milito (Foto: elgrafico.com)

Eppure, in Argentina, nonostante la Monarchia non si vedesse più dal XIX secolo, il 12 giugno 1979 viene al mondo il più importante, la persona che eccelle per i suoi meriti e le sue capacità, il primo cronologicamente: Diego Milito, El Principe de Bernal.

Nessuno ha insistito per farmi giocare a calcio, è iniziato tutto naturalmente. Sono nato con un pallone, già a 6 anni giocavo. E lì nella squadra del mio quartiere ho iniziato la carriera. Ho sempre fatto l’attaccante, mio padre ha sempre appoggiato me e mio fratello Gabriel, ma lui non ha mai insistito particolarmente. Si vedeva fosse passione pura, la mia.

È lecito pensare che un principe abbia una destino ben segnato e una vita agiata, ma non è sempre così, infatti, Diego parte dal basso per arrivare un giorno, inconsapevolmente, sul tetto del mondo.

Inizia a calcare i campi da gioco argentini, militando in diverse squadre locali dove fatica a mettersi in luce. I pianeti non erano ancora allineati, ma Milito, piano piano, riesce a trovare la propria realtà. Area di rigore, questa la sua zona, il confine tra il reale e il metafisico, dove Diego trasforma in oro tutto quello che tocca. Per tutta la carriera non si muoverà più da quei 15 metri quadrati che culminano con 3 pali e una rete, il suo obiettivo domenicale.

Esordisce ventenne nel Racing Club e il derby è già una partita speciale, il Principe, infatti, è pronto a mettere in difficoltà il fratello Gabriel, difensore dell’Independiente, l’altra squadra di Avellaneda. In Sudamerica corre e sorride per 5 anni, durante i quali segna 34 gol in 137 presenze. Il destino bussa alla sua porta e, con lo sguardo perso nel vuoto, decide di salire sul treno, direzione Italia, il suo futuro e inconsapevole regno.

Ähnliches Foto
Scontro di gara tra fratelli durante il derby argentino (Foto: marca.com)

Ad aspettarlo si presenta il grifone, una creatura leggendaria con il corpo da leone e la testa da aquila, la rappresentazione divina dell’attaccante, forte e intelligente, un rapace con la muscolatura da mammifero. Il Genoa di Preziosi milita nella serie cadetta e, con l’acquisto di Milito, punta al grande salto di categoria, dopo diversi anni trascorsi nel dimenticatoio.

Il principe decide di mettere in pratica le lezioni effettuate qualche tempo prima nel giardino reale, siglando 21 reti e conducendo i rossoblu alla vittoria del campionato. In panchina siede un sempreverde Serse Cosmi che, dopo i festeggiamenti di rito e il bagno di folla, si vede catapultato in C1 per illecito sportivo. Nel giugno 2015, infatti, la società ligure, insieme al Napoli, viene accusata di aver aggiustato il risultato di qualche partita a proprio favore. Tutto da rifare per il Genoa, la tristezza sulle gradinate del Marassi è palpabile, gli stendardi rossoblu smettono di volare, il grifone si trasforma in fenice e deve risorgere dalle proprie ceneri.

La seconda volta non si scorda mai

Diego, dopo il fallimento del proprio progetto italiano, sceglie di volare in Spagna, a Saragozza, dove all’aeroporto trova il fratello Gabriel, che questa volta sarà suo compagno di squadra. Dopo le foto di rito si dirige verso il centro sportivo, ammirando il tramonto iberico, con la folta chioma mora che si avvolge nella brezza autunnale. L’innamoramento è cronico, 3 anni intensi, la media di 1 gol ogni 2 partite. Record storici per la Real che riesce a centrare la qualificazione in coppa UEFA sotto l’insegna dei fratelli Milito, muro e cannone della compagine.

Ogni principe, però, ha un dovere morale con tutto il suo popolo e, i sudditi di Milito, lo stanno aspettando, ma nello stivale, precisamente in Liguria, regione abbandonata contro la sua volontà qualche anno prima. Rifiuta il Tottenham, accetta il Genoa, accetta la proposta di Preziosi, accetta di calpestare il manto erboso del Marassi, un’altra volta. Una seconda opportunità, lo stesso film, questa volta in Serie A, ma la colonna sonora è molto più gradevole. Gli stendardi tornano a brillare e i tifosi intonano ogni domenica lo stesso nome, dopo ogni gol. Conclude l’annata con 24 reti segnate, i derby vinti e la stima di tutto il popolo che aspettava da anni il suo ritorno.

Bildergebnis für milito genoa
Milito con la maglia del grifone (Foto: ilseconoloxix.it)

Il regno

La grande chiamata. A braccetto con il suo amico Thiago Motta, Diego sbarca a Linate tra la perplessità generale dei tifosi interisti. Gli appassionati della squadra meneghina vedono soffiarsi dalle mani Ibrahimovic, il loro gioiello più prezioso, per far spazio all’argentino e, successivamente, ad un certo Samuel Eto’o. Il sottofondo musicale è sempre più trionfale, nonostante la trama del film sia cambiata. José Mourinho trasforma Milito in uno degli attaccanti più prolifici della storia nerazzurra, schierandolo inizialmente affianco del camerunese ex-Barcellona e poi come unica punta.

Gol su gol, il principe conquista San Siro, il suo nuovo palazzo reale. Tutte le competizioni fanno spazio ad un nuovo protagonista che, fino a quel momento, viaggiava sul confine degli attori comparsa. Quel 22 sulle spalle diventa un incubo per ogni portiere che, mentre raccoglie la palla dal sacco, vede quelle due cifre avvicinarsi alla bandierina, pronte a nutrirsi degli applausi della sua gente.

Bildergebnis für milito finale madrid
L’esultanza dopo il gol in finale di Champions (Foto: progettointer.com)

L’animo argentino si sposa alla perfezione con il caldo infernale di quel maggio 2010. Il periodo più significativo della storia del club milanese sotto la presidenza della famiglia Moratti. Il 5 maggio segna alla Roma, il 16 maggio segna al Siena, il 22 maggio segna al Bayern Monaco, i nerazzurri vincono Coppa Italia, Campionato e Champions League. L’Inter è sul tetto di Europa. Il principe diventa Re nella notte di Madrid, due gol fotocopia, due piazzati a silurare Butt. Lacrime di gioia, lacrime di liberazione, lacrime di chi ce l’ha fatta, di chi partendo dal nulla è riuscito a costruirsi il proprio castello, mattone dopo mattone, liberando i propri sudditi dopo 45 anni di sofferenza.

Una gioia mai provata, indescrivibile. Sono felicissimo per l’Inter, perché ci tenevamo a questo traguardo, per il presidente che è il primo a meritare questo trofeo, è una sensazione unica. Questo è il calcio, ti dà sempre una rivincita. Io ho sempre lottato, ho sempre cercato di dare il massimo e di imparare, anche se ho 30 anni. Ce lo meritiamo.

La storia è fatta per essere scritta, nel bene o nel male, chi riesce ad entrare nei libri, nei pensieri, nei ricordi diventa un pezzo indelebile di un enorme mosaico. Le imprese eroiche non avvengono per caso, il destino prevede tutto e aiuta chi se lo merita. La carriera di Milito è il simbolo di chi, partendo dal basso, è riuscito ad arrivare dove voleva, con il sudore e la fatica. Non esistono percorsi senza salite, non si può vincere la Champions League senza essere passati per la retrocessione in Serie C, non si può costruire un impero senza incastonare il primo mattone.

La storia di Diego Milito, il più importante, una persona che eccelle per i suoi meriti e le sue capacità, il primo cronologicamente: il Principe de Bernal, il Principe che dalle ceneri si è trasformato in Re.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.