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Di Scouser in Scouser, seguendo le orme di Gerrard

Articolo a cura di Luca Bozzetti

Come nasce il Liverpool che piace in Inghilterra e domina in Europa? Dal post Benitez, un processo che ha visto passare prima Rodgers e poi Klopp, capaci di rafforzare la squadra e migliorarla stagione dopo stagione, nonostante le sistematiche cessioni eccellenti, inserendo molti giocatori inglesi nello scheletro portante. Un processo che ha come punti di riferimento due Scouser: Steven Gerrard e Trent Alexander Arnold.

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Arnold pronto ad entrare in campo con l’ex capitano Jamie Carragher

Nella straripante vittoria in Champions dei Reds ai danni del City spicca la prestazione di Alexander Arnold, giovane proveniente dall’Academy e già beniamino dei propri tifosi non solo per le prestazioni in campo, ma per i valori e la cultura Reds che gli scorre nelle vene. Una storia, quella del terzino destro inglese, legata con un file rouge, pardon reds a quella del leggendario capitano Steven Gerrard.
Nella notte già leggendaria di Anfield Road, infatti, sono tornate a galla, nel cuore e nella mente dei tifosi del Liverpool, quelle emozioni, quel senso di fedeltà ed amore incondizionato che i fans vedevano racchiusi nella maglia numero 8 del proprio condottiero; traslate nel ragazzo che sulla schiena porta il 66. Non è una questione di eredità tecnica o dileadership, ma di valori: di Scouser in Scouser.

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Un giovane Steven Gerrard con la maglia Reds

Nel 1998 a Liverpool, precisamente il 7 ottobre, nasceva il piccolo Trent. Esattamente un mese e 15 giorni dopo, durante Liverpool – Blackburn, un giovane Steven faceva il suo esordio con la maglia rossa addosso.
Chissà se quel giovane Steven, futuro capitano e leggenda di Liverpool, nel momento in cui ha calcato il campo, ha ripensato al maledetto 15 aprile 1989, quando tra le vittime della tragedia di Hillsborough figurava anche Jon -Paul Gilholeey, all’anagrafe cugino di Stevie G: “Io gioco per Jon-Paul” scrisse poi il Capitano nella sua autobiografia. Una delle pagine più nere della storia del club, fatta di lacrime e sofferenza, si intreccia con altre lacrime, quelle che in tribuna e nella Kop sono state versate in un mercoledì di Coppa di 29 anni dopo. Una felicità talmente incontenibile nel giorno successivo alla partita, per le strade della metà rossa del Merseyside si incontrano operai pronti per il turno in fabbrica bardati fieramente in maglie di epoche e calciatori diversi, ma con un comune denominatore: la fenice sul petto.
Liverpool vive di Liverpool, nei momenti tristi a livello umano, nei momenti bui a livello di risultati. La gente non volta mai le spalle ai propri beniamini, ma ricorda a loro che non rappresentano solo la squadra, ma un modo di essere. Parte di queste riflessioni hanno spinto prima Steven Gerrard a rifiutare, dopo la finale del 2005, nel pieno della maturità calcistica, un’offerta faraonica del Chelsea; una scelta di cuore. Stessa risposta anche quella che diede nel 2012 il 14 enne Trent ad un’icona del calcio mondiale quale Sir Alex Ferguson, che provò in tutti i modi a portate il ragazzo nell’Academy dell’Old Trafford.

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L’intera Kop che intona il coro simbolo “You’ll never walk alone”

Da Scouser a Scouser; così come lo sono Steven e Trent, e proprio per questo motivo lo storico Capitano, dopo l’esperienza ai Galaxy, ha deciso di tornare dove tutto ebbe inizio, nell’Academy di Melwood, alla ricerca di nuovi Gerrard, alla ricerca di nuovi Alexander-Arnold per vivere altre favole in rosso vicino ad Anfield Road. Il progetto dell’ex Capitano è parte integrante della nuova politica societaria che sta lentamente raccogliendo i suoi frutti. Dopo gli anni dei trionfi e delle grandi campagne europee, terminate con il ciclo della squadra guidata da Benitez, la società ha vissuto un periodo transitorio in cui alcuni giocatori cardine (Torres, Xabi Alonso, Agger) se ne sono andati per fare spazio a giocatori con più fame e meno esperienza europea, base su cui costruire un nuovo ciclo sotto la guida dell’allora tecnico Brendan Rodgers. L’apice dell’esperienza in rosso dell’attuale allenatore del Celtic fu la stagione 2013-14 con la conquista del secondo posto in campionato ed un titolo sfumato per il “braccino” tennistico avuto dal gruppo nelle partite che hanno chiuso il girone di ritorno. Anche se il mister irlandese ha lasciato un ricordo agrodolce a Liverpool, il merito per quanto raggiunto dalla squadra di Klopp va in una minima percentuale anche a lui. Nonostante qualche colpo di mercato quantomeno discutibile (chiedere di Lambert per credere) il manager irlandese ha portato sotto la Kop giocatori proveniente dal campionato inglese con un età media bassa (Lallana e Clyne), ragazzi dell’accademy (Alexander-Arnold, Woodburn) e giocatori prelevati dal campionato tedesco, ma con una grande esperienza alle spalle (Firmino su tutti), costruendo l’ossatura dell’attuale squadra che ora sogna un posto a Kiev.

Di Scouser in Scouser; 13 anni fa era Steven, oggi è Trent, con in comune, oltre alle origini ed al sangue Reds, un chiaro obiettivo: la coppa dalle grandi orecchie.
Di Scouser in Scouser, di padre in figlio, da Gerrard ad Arnold, You’ll never walk alone.

 

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