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DAZN e il futuro del calcio italiano

Nuova stagione e nuove regole. Ecco, infatti, che la Lega Calcio decide di reinventare la distribuzione dei diritti TV. Salta subito all’occhio il fatto che nessuna azienda possa prendere la totale esclusività delle sfide del nostro campionato, obbligando gli appassionati a diversificare, o meglio aumentare, la propria spesa mensile per riuscire a vedere tutte le partite della Serie A.

Facendo un riassunto generale, il calendario prevede 10 partite settimanali, divise tra anticipi del sabato, partite delle 12:30 e delle 15 e posticipi della domenica e del lunedì sera. La Lega Serie A, organizzatrice del nostro massimo campionato, ha deciso di dividere le vendite delle partite in tre diversi pacchetti, permettendo ad una singola azienda di accaparrarsi al massimo due di questi. Ed il gioco è fatto: Sky si è aggiudicato il 70% della trasmissione, mentre il restante 30% è stato prelevato a sorpresa dal gruppo Perform, società inglese sorta nel 2007.

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Perform, nata dalla fusione di Premium TV Limited e Inform Group, è un’agenzia che offre la visione di eventi sportivi in streaming, ovvero trasmettendo il segnale tramite rete Internet e non attraverso un’antenna televisiva. La concreta gestione delle partite di Serie A è stata attribuita a DAZN, piattaforma dal costo di 9,99 euro al mese già diffusa in altri paesi come Canada e Germania, che manderà in onda le sfide del posticipo serale del sabato sera, la partita delle 12:30 e una delle partite domenicali delle 15. Tra il resto, la società inglese si è aggiudicata 4 dei 20 “big match”, il cui spettacolo può essere assaporato in esclusiva su DAZN.

I più esperti avevano previsto una collaborazione molto stretta tra Perform e Sky, con la seconda che avrebbe acquisito i diritti per poter trasmettere lo spettacolo offerto da DAZN interamente sulla propria Pay TV. Le cose non sono andate come previsto, anche se un punto di incontro è stato raggiunto, infatti gli abbonati Sky potranno avere uno sconto per vedere le partite sulla piattaforma streaming, mentre gli abbonati Mediaset potranno vedere il 30% delle partite possedute dall’azienda inglese direttamente sulla propria televisione.

Uno scambio di favore, quindi, basato su un’interscambiabilità di immagine e pubblicità, ma anche di personale, quali operatori e telecronisti. Accordi che favoriscono tutti, ma che destabilizzano di gran lunga il consumatore finale, nonché gli appassionati di calcio, che si trovano a dover cambiare canale in continuazione, oltre che a pagare un abbonamento aggiuntivo.

Strategia di business

Dopo le prime esperienze a seguito dell’inizio del campionato, una grande quantità di persona avrebbe potuto pensare che la piattaforma streaming non potesse durare ancora tanto, cedendo i propri diritti a Sky. Non è arrivata una smentita ufficiale, ma DAZN ha risposto con i fatti, facendo saltare agli occhi di tutti la propria solidità.

Facciamo un passo indietro però, perché la strategia di Perform non coincide con l’inizio del campionato, bensì con il momento in cui l’azienda ha scoperto che avrebbe avuto l’esclusiva sul 30% della Serie A, della Serie B e della Liga spagnola per il prossimo triennio.

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La strategia di DAZN è molto semplice: essere popolari. In effetti sembrerebbe molto banale, ma DAZN ha iniziato la propria avventura cercando di farsi conoscere da tutto il pubblico italiano. Inizialmente è riuscito ad ingaggiare Diletta Leotta, personaggio pubblico conosciuto anche al di fuori del mondo calcistico e messo sempre in secondo piano dalla figura ingombrante di Ilaria D’Amico, storica presentatrice di Sky e compagna di Gigi Buffon. In secondo luogo sono comparsi i volti di Crespo e Maldini, a seguire quelli di Camoranesi, Shevchenko e Rolando Bianchi come opinionisti e infine quello di Cristiano Ronaldo. Ad aggiungere valore al brand si è fatta largo tra la folla la “Bobo Summer Cup”, torneo estivo organizzato da Christian Vieri, ex goleador e popolarissimo influencer, che ha scelto la piattaforma di Perform come main sponsor per l’evento.

La politica di espansione del marchio passa dalla pubblicità, ma, più banalmente, anche dalla scelta del nome. DAZN, difficile da pronunciare (“Dazon”), viene ripetuto continuamente all’interno degli spot, creando un motivetto a tratti logorroico, ma molto efficace a livello di marketing. Pubblicità che punta ad utenti specifici, ovvero agli utenti di Sky, ma anche ad altre piattaforme streaming come Spotify, in modo tale da convertire clienti che, in ogni caso, hanno già qualcosa a che fare con il mondo DAZN sia a livello di contenuti che di esperienza online.

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Come funziona

DAZN e lo streaming sportivo sono un’arma a doppio taglio. Da una parte esistono diversi vantaggi legati alla nuova esperienza visiva, ma d’altro canto, tale mondo digitale presenta ancora alcuni limiti ben visibili.

L’inizio di avventura, facendo riferimento alla prima giornata di Serie A, non è stata sicuramente rose e fiori per la piattaforma di Perform che ha riscontrato diversi problemi tecnici durante Lazio-Napoli, entrando così nell’occhio del ciclone, racimolando dissensi tra i consumatori, già alterati in partenza per la situazione del “doppio abbonamento”. Problemi che sembrerebbero essere stati risolti nei giorni seguenti, ma che manifestano ancora una mancanza di fluidità rispetto alla trasmissione tramite antenna televisiva.

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I vantaggi che DAZN può offrire sono legati principalmente alla praticità. Comodo e veloce accedervi, avendo la possibilità di vedere le partite in qualsiasi luogo ci si trovi (sempre all’interno del territorio italiano) senza rimanere incollati al proprio divano o a luogo dove è posizionato il decoder. Un ulteriore punto di forza è la possibilità di poter vedere le partite in streaming da più dispostivi contemporaneamente; concessione che Sky non permette senza aggiungere un rincaro sull’abbonamento.

La trasmissione sportiva in streaming è un passo verso il futuro, o semplicemente un passo falso?

 

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