Vai al contenuto

Cosa manca al Milan

E’ più facile fare in modo che le nostre aspettative siano conformi ai nostri mezzi piuttosto che i nostri mezzi conformi alle nostre aspettative
(Robert E. Lee)

Ha poco a che vedere con il mondo del calcio un generale americano, certo, ma la sua citazione può facilmente essere riproposta in ambito calcistico; dall’America dell’800 ci spostiamo a Milano, nel 2017.
Un Milan gonfiato da una nuova società, rimpolpato da 10 facce nuove si appresta ad iniziare una stagione che deve categoricamente essere positiva.
Gli investimenti sono tanti, per lo più giocatori di fascia media-alta, pochi grandi profili ma comunque innesti che dovrebbero alzare la qualità della rosa.
Aspettative altissime investono l’ambiente, l’entusiasmo di tifosi rossoneri inonda d’affetto la nuova facciata rossonera; ma è solo un castello di carte, senza i mezzi per poter resistere alla prima folata di vento.
Al giro di boa del campionato il Milan naviga a metà classifica in serie A, nonostante i 230 milioni di euro investiti in estate per giocatori come, tra gli altri, Leonardo Bonucci, André Silva, Frank Kessié, Nikola Kalinic e Lucas Biglia.
La pomposa campagna acquisti ha portato in casa Milan un controproducente ottimismo ventilato da tifosi e media; ciònonostante i rossoneri non sono riusciti nemmeno lontanamente a tenersi in linea con le aspettative; a 23 punti dal Napoli capolista e 14 dalla Roma quarta, il Milan può, già alla fine del girone d’andata, dire addio a sogni di Champions.
A fine novembre le scarse performance in confronto alle aspettative avevano portato al rimpiazzamento di Vincenzo Montella e la promozione di Gennaro Gattuso come allenatore della prima squadra.

Le colpe di Montella, secondo i maggiori media italiani, erano di aver fallito nello scegliere un 11 di partenza ben definito con uno schema tattico fisso.
Nemmeno il tentativo di passare alla difesa a 3, abbandonata da Gattuso dopo una partita perchè “poco affidabile”, ha permesso a Montella di salvare la disastrosa situazione iniziale.

Nel frattempo un’ombra di dubbi sulla solidità finanziaria del Milan e della nuova proprietà cinese continuava ad alzarsi, alimentata dalle inchieste dei media esteri e nazionali. Questa incertezza non può non aver portato a ripercussioni interne, minando la serenità dei giocatori.
Gli atleti e la società rossonera sono vittima di un circolo vizioso, le sabbie mobili delle alte aspettative stanno pericolosamente sotterrando il Milan verso una situazione catastrofica in vista delle future campagne acquisti; le risicate possibilità di raggiungere la Champions League mettono a repentaglio la stabilità finanziaria del club, aumentando la pressione sui giocatori, che faticano a migliorare la posizione in classifica.
Come se non bastasse, la UEFA ha recentemente gettato benzina sul fuoco, rifiutando il voluntary agreement rossonero, dando inevitabilmente spazio a nuovi interrogativi sulla gestione cinese.
Per rincarare ulteriormente la dose, sono riemersi a galla i problemi estivi riguardanti Gianluigi Donnarumma e il suo nuovo contratto, che hanno indirettamente fatto calare le performance del gioiello del Milan.

Quella dei rossoneri è una situazione catastrofica, da ogni punto di vista, ma è sempre possibile rialzarsi, per lo meno per finire in maniera dignitosa una stagione già da buttare a Natale; come sempre nel calcio l’unica soluzione a problemi del genere deve venire dal campo, dai risultati.
Per capire perchè il Milan stia faticando così tanto nonostante la rinnovata rosa basta identificare i principali problemi tecnici e tattici.

Analizzando con occhio attento le principale statistiche, in relazione con quelle delle altre squadre di Serie A, emerge qualche dato preoccupante:
-xG basso nei tiri totali, quindi una scarsa qualità di occasioni da gol
-Un valore basso di dribbling medi per match, che porta a grandi difficoltà nel creare superiorità numerica.
-Donnarumma sta rendendo nettamente al di sotto delle sue capacità, in confronto alle performance della stagione passata.

Occasioni da gol poco nitide

Un indicatore per determinare la qualità delle occasioni da goal di una squadra è quello degli xG (Expected Goals) per tiro.
Dai dati estrapolati da understat.com si evince che i rossoneri viaggiano ad una Media di xG per tiro nettamente inferiore alla media degli altri 19 club: 0,08 contro 0,1.
Restringendo il confronto ai club nella top 5, il Milan registra un xG per tiro inferiore del 32% rispetto alla media di Juve, Napoli, Inter, Roma e Lazio.

DPpVnRzXUAAjLXN.jpg
Milan-Torino è il lampante esempio di quanto emerge da questa analisi: nonostante i 16 tiri il Milan raggiunge un xG totale di poco sopra a quello del Torino, che in 90 minuti si è reso pericoloso in appena 7 occasioni.

Ciònondimeno i rossoneri, per quanto riguarda il rendimento difensivo, concedono nitide occasioni da gol ai loro avversari, con una media di 0,1 per tiro, 14% più alta rispetto alle cinque sorelle là davanti.

MIL_xGSh.png
Il  paragone tra Milan e le altre prime 5 della classe nel rapporto tra xG e tiri e tra xGA (expected Goals subiti) e tiri subiti. fonte Soccerment

Il basso xG è correllato con la posizione nel campo dalla quale partono i tiri, forse il maggior problema del Milan: se le prime cinque squadre vanno al tiro il 57% delle volte all’interno dell’area di rigore, il Milan non effettua neanche 1 tiro su 2 dai 16 metri: 48%.

MIL_Sh_breakdown.png
La divisione dei tiri per zona di campo del Milan paragonato a quello delle top 5. Il 52% dei tiri dei diavoli parte da più di 16 metri di distanza. fonte Soccerment

In questo senso è palese come il Milan fatichi a trovare il Gol; solo 24 gol in 19 partite, 11esimo miglior attacco. Il capocannoniere rossonero in serie A è Suso, con 5 gol, quattro dei quali da fuori area con una giocata individuale difficile.
La stagione rossonera è ancora a galla grazie ai tiri a giro dell’8 spagnolo; è evidente però che non possa essere l’unica freccia nella faretra di Gattuso che deve assolutamente lavorare per aumentare la pericolosità nell’area avversaria, andando in aiuto alla punta centrale.

ezgif.com-video-to-gif.gif
3 dei 5 gol in Serie A di Suso. Salta subito all’occhio l’altissimo coefficiente di difficoltà di ognuna delle 3 segnature (in realtà anche il gol al Sassuolo era tutt’altro che semplice). Un giocatore del genere, in grado di fare la differenza con questa semplicità deve essere un valore aggiunto, non un salvagente.

La pioggia di fischi che copre Kalinic ogni volta che viene sostituito è infatti solo parzialmente giustificata, il croato è molto utile in fase di manovra, nella copertura della palla; è protagonista della rete di passaggi rossonera con un 80% di precisione ed una media di 20 passaggi a partita, dati simili a quelli nel periodo in Viola.

ezgif.com-video-to-gif-9
Qualche esempio dell’importanza di Kalinic nella manovra rossonera. Non sarà l’attaccante più prolifico della Serie A, ma l’apporto in fase di impostazione è essenziale per i rossoneri. 

Rispetto alla passata stagione è però meno pericoloso, effettua il 33% di tiri in meno e il 50% in meno di tiri nei 16 metri, nonostante si assesti su un numero di chance create più alto. Questa disparità è dovuta ad una mancanza di palle giocabili; Nikola Kalinic non è di certo un top-player, ma è supportato in maniera inadeguata dalla squadra.

 

Schermata 2018-01-11 alle 15.28.15.png
La heat map di Kalinic nella sconfitta di Verona; appena 3 tocchi nell’area di rigore avversaria, 13 tra la metacampo e la trequarti. Il generoso aiuto in fase di impostazione è importante, ma  come può Kalinic segnare se non gli giungono palloni in zona-gol?

Difficoltà nel creare superiorità numerica

Un altro dato dove i rossoneri si assestano su valori nettamente inferiori agli altri top-teams è quello dei dribbling, caratteristica evidentemente assente nel ventaglio di soluzioni dei giocatori, solo 6 dribbling a partita contro una media di 10.
In questa speciale classifica il Milan è addirittura al 17esimo posto, quasi ogni squadra di Serie A salta l’uomo più frequentemente dei rossoneri e, in un campionato dove la compattezza difensiva è fortemente dominante, non saltare l’uomo per creare una fase di gioco favorevole è un limite più grosso di quanto si possa credere.

ezgif.com-video-to-gif (3).gif
Il Milan cambia lato, concedendo a Rodriguez il tempo e lo spazio di puntare l’uomo. Lo svizzero però preferisce non rischiare e concludere l’azione con un debole tiro. Azioni del genere caratterizzano la manovra rossonera-

Problema, quello dei dribbling, che è ovviamente strettamente correlato con quello degli xG poco pericolosi: l’inabilità a creare superiorità numerica forza i ragazzi di Gattuso a tentare soluzioni poco pericolose.
Difficoltà sottolineata dalla penuria di giocatori in grado di saltare l’uomo, subito dopo Suso, ad oggi salvatore del Milan in diverse occasioni, il miglior dribblatore è Kessiè, che raramente ha portato grossi pericoli agli avversari.

ezgif.com-video-to-gif-10
“Beast Mode” Kessiè è fondamentale per i rossoneri grazie alle sue sgroppate palla al piede. Nonostante la frequenza di dribbling riusciti, però, la precisione al momento dell’ultimo passaggio o del tiro lascia sempre a desiderare.

I due fanno insieme più della metà dei dribbling medi per partita dei rossoneri, a dimostrazione del fatto che a Milanello manchi un pizzico di creatività e audacia per creare la superiorità numerica e ripartire in velocità. Ovviamente a risentirne maggiormente è l’attaccante centrale, quasi mai in un pulito 1 contro 1 con il portiere.

MIL_DribblesP90_breakdown-1.png

Il “caso” Donnarumma

Gianluigi Donnarumma, il gioiello appena 18enne, sembra tutt’altro che sereno; sebbene valutare le prestazioni di un portiere dal punto di vista statistico sia estremamente difficile e inaccurato, le performance del campano sembrano essere quantomeno non ai livelli mantenuti la stagione precedente.
In particoalre, guardando al ratio di xGA (Expected Goal Against) rispetto ai GA (Goal Against), si può parzialmente comprendere quanto l’impronta del portiere sia significativa.
Più alto è il ratio, migliore la performance del portiere; è un ottimo indicatore di goal concessi in relazione alla qualità delle occasioni concesse.Il ratio xGA/GA dei rossoneri è di 0,3 , il 18% più basso dei restanti 5 top. Indica che Donnarumma, in contrasto con il suo stipendio e la sua situazione di mercato, stia facendo nettamente peggio degli altri portieri.

 

ezgif.com-video-to-gif (2).gif
Qualche piccolo errore costato caro al Milan. Non parliamo di certo di papere, ma il gioiello classe ’99 ci aveva abituato ad altri standard.
gigio.jpg
Un’altra sbavatura di Gigio: il tiro di Higuain è già partito e Donnarumma è ancora con entrambi i piedi staccati dal terreno impegnato in un pre-balzo propedeutico al tuffo.

In questa particolare classifica salta all’occhio anche l’alto rapporto di Roma e Juve, cartina tornasole delle ottime recenti prestazioni di Alisson e del tandem Szczesny-Buffon,


MIL_xGAonGA.png
Il rapporto tra xGA e gol effettivi subiti, che esprime l’incisività dei portieri nelle migliori squadre; anche qui il Milan si assesta su dati relativamente negativi.

Donnarumma non è di certo più “scarso” dei suoi colleghi portieri, sta semplicemente rendendo peggio rispetto ai suoi standard; non a caso, comparandolo alla sua stagione nell’annata 2016/17, si sta confermando su dati peggiori del 21%.
Di certo le continue accuse e polemiche non aiutano.

MIL_xGAonGA_17vs16.png
Il paragone tra Donnarumma della passata e dell’attuale stagione.

Per concludere, l’impressione è che la rosa attuale del Milan sia eterogenea, tenuta a galla dalle individualità; la campagna acquisti ha portato un accozzaglia di giocatori che si sono dimostrati difficilmente funzionali al progetto, incompatibili.
Il principale problema di Montella è stato quello di trovare un sistema di gioco di esaltare tutte le individualità dei suoi, senza però riuscirci.
Gattuso è tornato al 4-3-3 che aveva portato il Milan in Europa la stagione precedente, risolvendo qualche problema di stabilità.
Il problema del tecnico calabrese è di ritrovare una squadra distrutta dal punto di vista psicologico, nella trasferta di Verona e nella sconfitta casalinga contro l’Atalanta un buon Milan ha gettato la spugna alla prima difficoltà, emblema di un ambiente demoralizzato.
La vittoria nel derby ha senz’altro dato morale ai ragazzi di Ringhio, che possono ancora salvare una stagione disastrosa, o quantomeno addolcirla con un trofeo.
Ad ogni modo non serve essere troppo tragici; le difficoltà emerse dall’analisi statistica sono correggibili, Donnarumma, se messo nella condizione, tornerà a fare benissimo, e Andrea Conti, che è mancato come il pane ai rossoneri, sta scalpitando per tornare.
Gattuso sa dove lavorare ed è forse l’uomo più giusto per tirare fuori il meglio dai suoi;
d’altra parte, se c’è una lezione che giocatori e dirigenza hanno imparato, è quella di non sopravvalutare i propri mezzi.

Fonte: soccerment

2 commenti su “Cosa manca al Milan Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *