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Ciccio Caputo, controcorrente

Drin. Suona la campanella, il professore entra in classe e chiude la porta alle sue spalle. Lo sguardo di ghiaccio dietro agli spessi occhiali, così grossi da risaltarne le pupille e renderle esageratamente sproporzionate rispetto al volto. Barba incolta, guance incavate e registro sotto il braccio. Si schiarisce la voce, appoggia il terribile volume dalla copertina blu sulla cattedra ed inizia a fare l’appello. Caputo? Assente. Scorre le lettere fino ad arrivare alla “r”, iniziale che compone l’ultimo cognome in ordine alfabetico, si alza in piedi ed inizia ad introdurre la lezione.

Toc-toc. Con un orgoglioso affanno e con la cartella rigonfia entra in classe un ragazzino ai più sconosciuto. I compagni si guardano in volto increduli mentre alcuni vicini di banco vengono ripresi dal professore durante il loro pettegolo battibecco sull’identità di quel soggetto ignoto. “Mi scusi per il ritardo, mi chiamo Francesco Caputo, sono un alunno nuovo e non trovavo la classe”.

Caputo Empoli
Foto: tuttomercatoweb.com

 

Per quale ragione ci siamo accorti di Francesco Caputo così tardi?

Una ragione è troppa, due sono poche, storpiando un celebre proverbio televisivo, si è in grado di catapultarsi all’interno della carriera di Ciccio Caputo solo dopo che l’attaccante abbia spento 31 candeline. Il pugliese, originario di Altamura, città rinvigorita da Federico II dopo la devastazione saracena, è il brutto anatroccolo di una specifica categoria di giocatori, di quei bomber che fanno faville nella serie cadetta, senza mai riuscire a confermarsi nel massimo campionato.

Ne sono passati tantissimi, Cacia e Granoche solo per citarne alcuni, ma ciò che li accomuna è la mancanza di quel pizzico di pepe in grado di farli fare il salto di qualità. Che Caputo sia riuscito a condire la propria carriera solo da ultra-trentenne può suonare strano alle orecchie dei più attenti, considerato anche le qualità messe in mostra le passate stagioni.

La gavetta

Caputo sbarca sul pianeta Serie B a 21 anni, dove è il Bari ad investire sul giovane attaccante proveniente dal Noicattaro, squadra per cui la stagione precedente aveva gonfiato la rete 11 volte in 29 presenze. Trovato la confidenza con la città, non poi così distante da Altamura, ed in 27 presenze il giovane Ciccio si trova già in doppia cifra mettendo a referto 10 gol. Un bottino niente male per un calciatore alla sua prima esperienza in categoria, tanto da meritarsi la chiamata della Salernitana, o tanto da non meritarsi la conferma della squadra della città di San Nicola.

ciccio caputo noicattaro
Ciccio Caputo con la maglia del Noicattaro (Foto: vitoprigigallo.eu)

 

La stagione successiva, con la maglia granata, ha l’obbligo di dimostrare il proprio valore a chi realmente ha creduto in lui assegnandogli un ruolo da protagonista assoluto nello scacchiere salernitano. Caputo gioca sempre, ma limita la sua capacità realizzativa, forse destabilizzato da un ambiente del tutto imploso dal cambiamento di 4 allenatori, che portano il pugliese a siglare 6 gol in 36 presenze.

Che nel calcio l’assurdo faccia da padrone è risaputo da tempo e così, il Bari, dopo aver conquistato la promozione in Serie A, bramata ormai da diverso tempo, decide di ripuntare sull’attaccante. Sereno per il doppio salto di categoria in un paio di anni, il bomber di Altamura respira per la prima volta l’aria della massima categoria. L’ambiente è totalmente diverso, gli stadi sono grandi, spesso vuoti, ma la passione arde nel cuore della gente all’impazzata, questione di vita o di morte. A 24 anni, con la voglia di spaccare il mondo, la fiamma di Caputo si trasforma in fiammella, fino a spegnersi nel suo unico gol in 13 presenze.

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L’esultanza con la maglia della Virtus Entella (Foto: m.tuttosport.com)

 

Ridimensionato e levatosi l’accappatoio dopo la doccia di umiltà della stagione in forza al Bari, l’attaccante, forse conscio dei suoi limiti, decide di ripartire dalla Serie B, quella che per lungo tempo ha pensato di essere la propria ed unica dimensione. Siena, Bari, Entella, Empoli: 7 stagioni in Serie B, una della quale non può essere schierato, ingabbiato dallo scandalo calcioscommesse. Rimanendo sempre sulla cresta dell’onda e lavorando sotto traccia, servono 106 gol a Ciccio Caputo per tornare a prendersi la Serie A. Questa volta è tutto diverso, ad Empoli, infatti, il suo nome echeggia come quello di un leader, di un vero trascinatore in grado di portare i toscani a rivedere le stelle grazie ai suoi 27 gol che brillano di luce propria.

Ed ecco che in una serata di maggio, tra le riflessioni di una lunga pausa estiva, arriva la chiamata di Andreazzoli. “Il prossimo anno voglio puntare su di te, sarai il nostro attaccante titolare”.

Il battesimo

Una sensazione mai provata precedentemente, è vero, la Serie A già l’aveva assaporata, ma mai da protagonista, e a 31 anni, mentre il suo subconscio pensava già alla prossima meta, alla squadra che avrebbe dovuto aiutare a conquistare la massima serie, come un fulmine a ciel sereno, arriva la fantastica proposta.

Prendere o lasciare? Il treno passa una sola volta dicono, forse per chi non se lo merita è così, ma per chi lotta e si impegna il treno passa ancora, e lo fa con regolarità. Ciccio Caputo è pronto a prendersi la Serie A e a condurre il suo Empoli ad una salvezza tra le onde di un oceano popolato da pescecani.

Il salto di categoria affonda lui e tutta la squadra toscana, si porta via l’allenatore che tanto lo aveva voluto e fa sedimentare l’Empoli nelle parti basse della classifica. Il lavoro e la qualità pagano sempre e i biancoblu sembrano avere qualcosa in più di alcune dirette avversarie in termini di palleggio e con la consapevolezza di una ritrovata tranquillità, la truppa di Iachini inizia ad ingranare, ad aumentare i giri del proprio motore. Il salto di qualità porta la firma del bomber di Altamura, di Ciccio Caputo, in grado di mettere a segno 7 gol in 14 partite, ai quali si aggiunge un preziosissimo assist.

A 31 anni, con un’esperienza ed una formazione maturata sul campo, tra le quattro linee che delimitano il prato verde, forse c’è da chiedersi perché così tardi. Ciccio Caputo, che finalmente si trova nell’Olimpo del calcio italiano, è riuscito a mantenere una crescita di rendimento costante, modulato dall’influenza di grandi allenatori come Andreazzoli e Conte che hanno fatto del pugliese un giocatore associativo prima che un rapace d’area di rigore.

Se un giocatore capace di fare la differenza in Serie A ha avuto l’occasione di trovare spazio definitivamente solamente a 31 anni, è dovuto ad una crescita esponenziale del calciatore o ad un sistema che non crede a fondo nelle risorse del nostro calcio? Poco importa, mano alla bocca, immaginando un boccale di Birra Pagnotta, la sua, prodotta con il pane della sua Altamura. Cin Cin, offre Ciccio Caputo, controcorrente, come sempre.

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