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Chi è Lautaro Martinez?

L’Argentina è da sempre patria di grandi racconti calcistici, storie piene di magia che mischiano nomi di grandi campioni ad eventi cosi carichi di emozione che il più delle volte sembrano un’inno all’ateismo.

E’ una normale serata primaverile allo stadio “Alejandro Perez” di Bahia Blanca , l’atmosfera sugli spalti è bollente, con poco più di 10.000 persone a seguito degli Altletico Liners, al secolo detti anche “Chivo“, impegnati in uno degli ultimi incontri stagionali. La partita di per se non è gran che, è una classica partita Under 17 di fine anno, con molte note alte di spettacolo ma poca concretezza là davanti. Molti giocatori sanno che sulle tribune ci sono diversi scout e per questo cercano spesso la giocata ad effetto. Ad osservare i giovani ragazzi c’è ,tra gli altri, anche Fabio Radaelli, nato in Argentina ma con buona parte di sangue italica. Fabio è subentrato nelle ultime due giornate del campionato alla guida del Racing Club de Avellaneda, squadra storica, considerata una delle cinque sorelle della Primera Division. A catturare la sua attenzione è un ragazzino spettinato di nome Lautaro Martinez, 16 anni, non tanto alto, ma fisicamente già ben messo, che fa sempre il movimento giusto non lasciandosi sfuggire mai un’azione.

Fabio è completamente rapito dalle movenze di questo chico e per lui è subito amore. Lo fa salire sulla sua arca ed in men che non si dica Lautaro si ritrova catapultato ad Avellaneda, nella Grande Buone Aires, crescendo e maturando nella stagione 14-15 nelle giovanili del club e dimostrando a tutti gli addetti ai lavori un certo feeling per il gol: 26 reti in altrettante partite. Ed i cancelli della prima squadra cominciano pian piano ad aprirsi per lui.

Serio, zitto, metodico. Si allenava con i più grandi nel tempo libero. Quando sua mamma mi disse che voleva mangiare solo pasta in bianco prima delle partite, per stare leggero, capii che forse non scherzava

[Fabio Radaelli]

Lautaro , che verrà più avanti soprannominato “El Toro” (e capiremo anche bene il perchè), impara i fondamentali dell’attaccare lo spazio senza pallone, movimenti rapidi per lasciare sul posto l’avversario e dimostra una tecnica di base che profuma letteralmente di torta di mele, a cui unisce una velocità di esecuzione impressionante. Fisico dominante e gamba gli permettono di vincere molti contrasti e si distingue anche per un notevole gioco aereo. Sviluppa inoltre un senso della posizione che il più delle volte si rivela la sua arma in più. Tatticamente parlando, si immedesima appieno nel ruolo di seconda punta atipica che si muove su tutto il fronte d’attacco, senza dare punti di riferimento, sapendo ben dialogare con il centroavanti e con gli esterni.

Lautaro-Martinez-Racing-Club
Lautaro con la “32” nel 2015.

Dopo essersi  diviso tra giovanili e qualche convocazione in prima squadra, si arriva alla notte del 31 ottobre 2015. Come detto inizialmente, è praticamente indispensabile una buona dose di “encanto” in qualsiasi storia che provenga dal Sudamerica, specialmente dall’Argentina, e neanche a farlo apposta anche questa volta ci sono tutti gli ingredienti per rimanere piacevolmente emozionati.

Siamo alla penultima giornata di campionato, al “Cilindro” arriva il Crucero del Norte, compagine ormai relegata in fondo alla classifica e con la testa già alla Seconda Division. Il Racing, al contrario, lotta ancora per un terzo posto che significherebbe accesso diretto alla Coppa Libertadores. La gara è dominata e controllata dal Racing che si impone con un netto 3-0 che include due reti di un certo Diego Milito, 36 anni sulla carta di identità, che realizza il secondo con un’aggancio al cashmere al volo in mezzo all’area, da rivedere più volte al giorno, magari prima di andare a dormire. Al minuto 79, Lautaro si alza dalla panchina e si avvicina a bordo del campo. Svariati metri più avanti di fronte a lui, Diego sta lentamente uscendo dal campo, accompagnato dagli applausi del pubblico che lo omaggiano in quella che sarà una delle sue ultime partite della carriera. Lautaro aspetta di poter entrare in campo, per il suo debutto, caricandosi con i cori dei tifosi, e aspetta quel cinque da Diego, che simboleggia un vero e proprio passaggio di consegna in cui l’allievo è pronto a prendere il posto del maestro alla guida dell’attacco dell’Academia.

Il primo gol arriva circa un’anno dopo contro l’Huracan: prende il tempo al difensore in mezzo all’area ed in spaccata la butta dentro. In quella stessa stagione 2016-17 indossa la Camiseta numero 10 e realizza 9 centri in 26 partite mostrando a tutti il proprio arsenale offensivo e meritandosi una convocazione nella Nazionale U20 per gli impegni nel campionato sudamericano. Inutile dire che, anche in quest’occasione, diventa capocannoniere del torneo con 5 reti di cui uno contro la Guinea da fuori area che reclama solo tecnica. Ah, non dimentichiamo che tre centri decisivi sono arrivati dopo il 90′. Letale.

La stagione in corso 2017-18 lo vede già a quota 15 gol in 19 partite, tra cui una tripletta in Libertadores contro il Cruzeiro in cui mostra una grinta e una fame su ogni pallone quasi disarmante.

Tutta la cattiveria di Lautaro nel secondo gol

Numeri e prestazioni importanti, se teniamo sempre a mente che stiamo parlando di un ragazzo classe ’97, che gli sono valsi i corteggiamenti di grandi squadre europee come Real o Borussia Dortmund. Il grande legame però dentro e fuori dal campo con il Principe Milito non poteva essere solo un caso, tant’è che il suo futuro è già dipinto di nerazzurro. L’Inter, per circa 25 milioni, lo porterà a Milano tra qualche mese, non prima però di far si che Lautaro catturi anche le luci della ribalta al Mondiale in Russia. L’Inter decide cosi di continuare la sua lunghissima tradizione di grandi attaccanti argentini, aggiudicandosi indubbiamente uno dei prospetti più interessanti del calcio sudamericano. Lautaro avrà, in coppia con Icardi, l’arduo compito di illuminare San Siro e farlo tornare ad emozionare con le sue giocate per consacrarsi definitivamente. E chissà che non riusciremo a vedere la sua grinta e la sua “garra” anche nella prossima Champions League.

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