fbpx
Vai al contenuto

Buona fortuna, Amato

1993. Madre natura decide di essere generosa e di aiutare tutto ad un tratto il mondo del pallone. Paul Pogba, Mauro Icardi e Paulo Dybala.

Ma a Roma, il 31 dicembre, in punta di piedi, più sul mancino che sul destro, entra nella corte dei predestinati un ragazzetto dalla folta chioma bionda e dallo sguardo di ghiaccio: Amato Ciciretti.

“Senza l’esperienza vissuta degli opposti, non ci può essere l’esperienza della totalità”. [Ernst Jünger]

Proprio per questo Amato inizia a brillare con la casacca azzurra della Lazio e nel 2013, obbligato dalla sua passione, abbandona le aquile per volare dalla parte opposta del Tevere. Con la Roma vince un campionato primavera con la maglia numero 10 sulle spalle. La stessa maglia che più di Romolo e Remo è sinonimo di storia. La stessa maglia che non potrà più vivere. La stessa maglia che è appesa da 24 anni sulla parete della sua camera.

Che nelle vene del capitolino il sangue avesse anche sfumature gialle non è mai stato un segreto. Roma? Non solo, anche Messina e Benevento. Salire sul carro degli estimatori è tanto facile, ma chi ha creduto veramente in Amato Ciciretti non lo ha visto giocare di certo per la prima volta il 20 agosto 2017. Che a portarlo a Roma fu un certo Bruno Conti non può essere una casualità, ma chi ha veramente investito in lui possiede sembianze totalmente sconosciute alla maggior parte del panorama calcistico.

Carrarese, L’Aquila, Pistoiese e poi il ricongiungimento con i suoi colori in quel di Messina e Benevento. In Sicilia gioca 21 partite segnando 3 reti.

Facilità nelle giocate. Un’ala rapida e di qualità. Piede mancino e velenoso. Non è un nuovo Lionel argentino e tanto meno il suo antagonista portoghese, bensì possiede delle doti rare da trovare nei giocatori moderni. In un calcio all’avanguardia come quello attuale, spesso si prediligono atleti che abbiano una gran gamba e che possano fare il lato lungo del prato verde all’incirca trenta volte a partita. Se, invece, un allenatore cerca fantasia, rapidità, genio e tenacia allora Ciciretti fa al caso suo.

Giugno 2015, la Roma decide di cedere a titolo definitivo il giocatore dalla cresta bionda al Benevento. Consacrazione. 63 presenze, 13 reti e tante magie, troppe per chi in Campania era abituato a giocate di gran lunga più modeste. Serie B, conquistata con una giornata di anticipo battendo con un netto 3-0 il Lecce, e poi il sogno chiamato Serie A, dopo il trionfo contro il Carpi ai playoff.
Serie A che il Benevento assapora per la prima volta dall’originaria fondazione del 1929. La squadra campana si presenta come una timida matricola al primo giorno di università che porta con sé un ottima preparazione dalle scuole superiori.
Il primo gol è storia. Il primo gol è Amato Ciciretti descritto in movenze e gesti tecnici.

“Se mi chiama la Roma vado anche a piedi”.

Così risponde ad un giornalista, testimoniando il romantico destino che lo lega alla squadra della sua città. Lo stesso destino che impedisce ai suoi muscoli di essere pronti a pulsare correttamente contro i giallorossi mercoledì 20 settembre; come se il Dio del calcio volesse evitare qualsiasi forma di tradimento nei confronti della lupa che lo ha allattato fin dai primi passi.

ProVercelli - Benevento

Tatuaggi, caratteristico calzetto strappato sul polpaccio e ciuffo sbarazzino. Un nuovo Balotelli, o forse un nuovo Cassano. Ai posteri l’ardua sentenza. Caratterialmente, però, con i due bad boys italiani non ci azzecca molto. Tipico sorriso e carattere espansivo romano, umiltà e determinazione. Tanta voglia di soffrire, tanta voglia di migliorare e poca voglia di apparire.

31 dicembre 1993. Il destino gli ha indicato la strada, con asfalto rosso e linee gialle. A 24 anni è arrivato il momento di decidere se percorrere il sentiero o mettere la freccia, e imboccare altre strade con tonalità e sfumature differenti.

Buona fortuna, Amato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.