Vai al contenuto

Brasile 2.0

Qualche giorno dopo l’inizio del campionato del mondo in Russia si cominciano a scoprire quelle che saranno le rose pronte a darsi battaglia nel mese che ospita la competizione più importante a livello calcistico. Una delle squadre favorite per la vittoria finale, quasi per antonomasia, è il Brasile che, dopo il disastro del Mineirazo avvenuto ormai quattro anni fa nella coppa disputata in casa, sembrerebbe, almeno sulla carta, pronta a riprendersi il trono che manca dal 2002.

 

La disperazione di David Luis dopo la sconfitta nella semifinale contro la Germania
Per provare a centrare il sesto titolo nella sua storia la nazionale verdeoro ha cercato di rinnovarsi, non voltando però completamente le spalle alle sue radici. La compagine assemblata dal Commissario Tecnico Tite ha come suo punto di forza l’attacco tra cui risaltano i nomi di Willian, Roberto Firmino, Coutinho e Gabriel Jesus, oltre a quello di Neymar, stella indiscussa che rientra dall’infortunio che lo ha tenuto lontano dal campo, ma non dalle polemiche negli ultimi due mesi della stagione. I verdeoro però sembrerebbero aver imparato dagli errori passati, nonostante la forza del Brasile sia sempre stata temuta e rispettata anche in virtù della storia quasi mistica della nazionale, la rosa a disposizione vede nelle sue file una squadra meno brasiliana e molto più europea. Non solo la presenza dei giocatori provenienti dal Brazilerao è nettamente scesa ma, come nel caso del centrocampista Renato Augusto o dell’esterno dello Shakhtar Donetsk Taison, sono stati pescati giocatori provenienti da campionati non proprio competitivi ma pur sempre filo-europei come stile di gioco. Per fare un esempio di questo cambiamento radicale all’interno della rosa sia Casemiro che Paulinho sono i classici giocatori che garantiscono equilibrio in una rosa di campioni (proprio il numero 16 del Real rappresenta la trasformazione del centrocampista tipo brasiliano) che, fino a qualche anno fa, non sarebbero stati convocati a favore di qualche giocatore dal più alto tasso tecnico. Il cambiamento a livello strutturale del Brasile cerca di essere la base per quello che, dovrebbe essere un cambiamento di tendenza nella Coppa più importante. La solidità difensiva basata sull’esperienza internazionale dei propri giocatori, il cambiamento nella zona centrale del campo ed il sempre sconfinato talento offensivo caratteristico delle squadre sudamericane proveranno ad essere un mix vincente per portare la Selecao alla vittoria.

 

Casemiro con la maglia verde-oro della Seleçao
L’ultima esperienza in un torneo continentale porta con sé un ricordo che rimarrà immancabilmente tracciato nelle menti e nei cuori di tutti i tifosi del calcio, in particolare rappresentato dalle lacrime che hanno caratterizzato un popolo intero coinvolgendo tre generazioni di tifosi. Un ulteriore tratto caratteristico del torneo disputato quattro anni fa è rappresentato dalla paura di fallire, di tradire la propria gente. L’entrata in campo dei giocatori brasiliani mano nella mano al compagno era simbolo di una squadra costretta all’impresa e caduta miseramente sotto i colpi della fredda e spietata Germania, uno scontro agli antipodi, non solo guardando il lato calcistico. La pressione ha sempre rappresentato un problema per la nazionale verdeoro, nonostante alcune edizioni della Coppa del Mondo siano state disputate in Sudamerica, la compagine brasiliana detentrice di questo speciale record insieme alla Spagna è appunto una delle due nazionali a non aver mai trionfato in casa, una rarità per una federazione che ha conseguito il titolo di Pentacampeao.

 

Tutto il talento della nazionale brasiliana

Come andrà a finire?

Sarà un’altra volta Europa contro Sudamerica, uno scontro titanico che da sempre ha contraddistinto le competizioni calcistiche. I brasiliani per loro stessa ammissione sono semplicemente il calcio, in contrapposizione a questa idea si presenta quella inglese, secondo cui proprio i tre leoni fondarono lo sport più bello ed antico del mondo. Un legame quello tra Europa e Sudamerica calcistica basato su un insieme di contraddizioni; soffermandoci sul gioco possiamo notare quella che è considerata una vera e propria ovvietà anche per colui che non segue il calcio, la fisicità, la freschezza atletica e la ruvidità nei contrasti sono caratteristiche principali della maggior parte delle squadre appartenenti al continente europeo. Capisaldi che cadono in presenza di uno scontro contro squadre sudamericane, espressione della tecnica innata, del gesto puro e della concezione del calcio come un gioco con cui divertirsi funzionano da kryptonite per le compagni avversarie. Il rapporto di forza si è ribaltato con l’assegnazione dell’ultimo trofeo alla Germania e la tendenza del popolo tedesco a volersi “brasilianizzare”, divenendo un ibrido perfetto tra i due modi di giocare. Il Brasile, dopo 16 anni e 4 edizioni di digiuno, vuole tornare a vincere per tracciare un solco ancora più profondo nella storia, tornare a primeggiare per imporre uno stile, un sentimento; il calcio divenuto in questi ultimi anni un business sempre più spietato e globale, in fondo, non è altro che un gioco il cui ingrediente principale è il divertimento.

 

Articolo a cura di Luca Bozzetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.