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Dembelè a Barcellona: un anno dopo

365 giorni fa il Barcellona iniziava una stagione apparentemente rivoluzionaria; Neymar aveva abbandonato la nave, accasandosi a Parigi. L’addio del brasiliano fu la scintilla di una serie di grandi movimenti di mercato che portarono Dembelè in estate e Coutihno a gennaio a Barcellona.

365 giorni dopo l’impressione è che il Barcellona non abbia sofferto nemmeno per un momento l’assenza di Neymar; i blaugrana hanno concluso una delle migliori stagioni della loro recente storia, con una Liga quasi da imbattuti, ed una grossa macchia, la notte di Roma, dell’incredibile rimonta.
Ciònondimeno, Valverde è riuscito a far dimenticare subito O’ Ney, cambiando in maniera ordinata l’assetto tattico, che vedeva Messi e Suarez più vicini, con l’argentino esentato da qualsiasi compito difensivo. Tutto questo facendo praticamente a meno di quello che sarebbe dovuto essere l’erede di Neymar: Ousmane Dembelè.

Neymar, Tuchel, Dembelè ed il Barcellona

Curioso come Thomas Tuchel, fautore di una incredibile stagione a Dortmund, non tanto per i risultati, ma per le rivoluzionarie idee di gioco e, soprattutto, per aver aiutato Dembelè a diventare, forse troppo presto, il giocatore più ambito dell’estate, sia ora al PSG. Parigi non è Dortmund, e forse le idee di Tuchel sono succubi alla necessità di avere i giocatori giusti; Neymar non è Dembelè, Cavani non è Aubameyang. Quell’annata, l’unica di Tuchel e Dembelè assieme, sebbene si sia conclusa solo con un trionfo in Coppa di Germania, è un periodo magico per l’allenatore tedesco, in possesso di tutti gli strumenti necessari per sviluppare il suo sistema di gioco dei sogni. Sistema di gioco frettolosamente imploso a causa di una campagna cessioni sanguinosa.

Ed eccoci due stagioni dopo, con Tuchel (anche se, per ammissione dell’allenatore, il Barcellona sarebbe stata la sua prima scelta) a Parigi con Neymar, e Dembelè a Barcellona con Messi.
Dire che il Barcellona della passata stagione fosse carente in qualche parte del campo parrebbe un’eresia, visti i 17 punti di vantaggio sul Real con cui ha concluso la Liga, ma ci sono alcuni indicatori che vale la pena analizzare. I blaugrana sono indubbiamente stati prolifici nella passata stagione, ma hanno performato largamente al di sopra dei loro numeri. I 96 gol (rigori esclusi) arrivano con una somma di xG di appena 79.49, quasi 20 expected Goals inferiore alla quantità di goal effettivamente messi a segno.

Gli xG del Barcellona in Liga della passata stagione (Fonte: Statsbomb.com)

 

Anche un marziano come Messi, che trasforma occasioni a basso coefficiente in gol, non è abbastanza per giustificare un andamento del genere, e non è quindi esagerato aspettarsi una regressione verso la media. A patto che non ci sia qualche sostanziale cambiamento all’interno dello scacchiere blaugrana; quel cambiamento potrebbe essere Dembelè.

365 giorni; tanto ha impiegato Dembelè ad ambientarsi; in realtà non è difficile giustificare il francese, giunto con enormi aspettative e rallentato da qualche fastidioso infortunio.
Quest’anno l’inizio sembra essere diverso, 5 presenze da titolare, nonostante un reparto d’attacco saturo (Coutihno, Suarez, Messi, Malcom, Munir tra gli altri contendenti) condite da gol ed assist fanno di lui il primo vero e proprio acquisto dell’estate. Per caratteristiche Dembelè è un calciatore diametralmente opposto a Messi; non a caso Valverde per sostituire l’argentino si affida a Rafihna, più simile per caratteristiche essendo in grado di svariare nella trequarti mantenendo quella fluidità posizionale e quelle connessioni tra i reparti che ne hanno determinato l’assoluto controllo della metà campo offensiva, come spiega Francesco Lisanti.

In 12 presenze in questa stagione, spesso da subentrato, vista la sua capacità di spaccare la partita (come, ad esempio, nel Clasico, dove fornisce l’assist per Vidal) Dembelè ha già messo a referto 5 reti, una in più del suo score totale la passata stagione, con il doppio delle presenze all’attivo.

Thomas Tuchel, che sta faticando ad adattare il suo sistema di gioco ad un giocatore esuberante come Neymar, è riuscito a far brillare la stella di Dembelè, a costruirgli un impianto in grado di evidenziare la sua supersonica velocità, il suo essere ambidestro, arrivando, a 19 anni, a confezionare 12 assist. L’allenatore tedesco, negli ultimi scampoli di stagione ha però forse aiutato Valverde a scoprire un’altra, interessante versione di Dembelè, nel suo fluido sistema di gioco il francese si è talvolta ritrovato più vicino alla porta, a navigare tra i difensori ed utilizzare il suo devastante dribbling più per il gol che per l’assist. Questi esperimenti stanno avendo seguito, per fortuna sua e nostra, anche a Barcellona.

Senza Iniesta e Neymar, il Barcellona si avvicina forse ad essere un sistema sì definito, ma molto più fluido; il ruolo ibrido di Coutihno, unito alla capacità di Suarez di lasciare spazio al centro a Messi, rende onore all’idea di Valverde di sperimentare un complesso 4-3-3, che è 4-3-3 solo sulla carta.
Avvolgendo gli avversari in una lunga manovra e schiacciandoli, gli inserimenti di Dembelè diventano una importante freccia nell’arco di Valverde, ora che Messi sta inevitabilmente iniziando a sentire le primavere sulle spalle.

Il problema non era rimpiazzare Neymar, e la scorsa stagione ne è stata la lampante dimostrazione, il problema è, e sarà, fare a meno di Lionel Messi; ed ecco che forse l’immensa pazienza nel gestire Dembelè diventa chiara; non bisogna essere dei profeti per prevedere un futuro da campione all’esterno francese, e proteggere il francese dalle enormi aspettative alleggerendone le responsabilità può essere stata una saggia scelta, soprattuto nel lungo periodo.

Quello che è certo è che il Barcellona, in un modo o nell’altro, riesce sempre a cambiare, ad evolversi, mantenendo dei principi cardine, ma alternando gli interpreti.
Ed ecco che forse, 365 giorni dopo, Dembelè è finalmente sbarcato a Barcellona, pronto a mettere a ferro e fuoco la Liga come aveva fatto a Dortmund, con Tuchel. Go, Ousmane, Go!

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