Vai al contenuto

I migliori 5 assist di Andrea Pirlo

L’addio di Pirlo sta mobilitando il mondo del calcio; ogni calciatore, compagno o avversario del nativo di Brescia, sta commemorando il centrocampista, esaltandone la sua unicità.
Ma se Pirlo ha infine raggiunto lo zenit, elevandosi ad esempio per ogni collega centrocampista, proclamandosi genio del pallone indiscutibile ed indiscusso, gran parte dei meriti sono di Carletto Ancelotti, con cui divise 8 anni di successi.
“Pirlo vede in mezzo secondo linee di passaggio che altri giocatori non vedrebbero nemmeno in una vita”: è questa la sentenza dell’arbiter elegantiae Ancelotti; come contraddirlo?

È impossibile ridurre il genio di Pirlo ad una azione, o cercare di descriverlo solo per qualche passaggio, ciònonostante ho cercato di riassumere l’essenza del bresciano in 5 passaggi chiave, alcuni indimenticabili per tutti, altri magari già dimenticati, ma ognuno di questi ha contribuito ad alimentare il mito del regista per antonomasia.

Andrea era un leader silenzioso. Lasciava che fossero i piedi a parlare per lui.

[Marcello Lippi]

5.  Pirlo per Baggio

Forse l’assist più emblematico dell’evoluzione di Pirlo, il primo colpo di genio della carriera, il primo gesto tecnico che fece sorridere Carlo Mazzone, artefice dell’evoluzione tattica di Andrea.
Pirlo arrivò in prima squadra a Brescia con la nomea di numero 10 dal futuro assicurato, ma per il saggio Carletto quel ragazzino era troppo lento, in un calcio che enfatizzava i muscoli prima del cervello, per giocare da trequartista.
Col sennò di poi, l’azzardo dell’allenatore romano è una delle mosse più illuminanti e positive per l’intero sistema calcistico italiano.
Il gol lo ricordano tutti probabilmente, Roberto Baggio compie l’ennesimo gesto da fuoriclasse assoluto, un tocco fantascientifico, difficile anche solo da concepire.
Pirlo ricordava così Roberto Baggio: “quando giocavamo assieme tutto ciò che facevamo dipende da lui”, ma questa ennesima perla è resa possibile da un perfetto lancio di 50 metri. È l’origine di uno dei signature-passes di Andrea, il lancio filtrante a tagliare le difese.

4. Pirlo per Tomasson

Undici. 11 come i punti che distaccavano il Milan dalla Juve nel campionato 2002-2003. 11 come i metri che decisero la finale di Manchester dello stesso anno, decretando la vittoria del Diavolo, la sesta Champions League.
La vittoria diede diritto al Milan di giocarsi la coppa Intercontinentale in Giappone, contro il Boca Junior dell’astro nascente Tevez.
Pirlo riconquista palla, al piccolo trotto supera Battaglia e alza la testa. In una frazione di secondo il lampo di genio, un passaggio teso a tagliare 50 metri di campo, Shevchenko manca l’aggancio, o forse la lascia passare intenzionalmente.
Dietro di lui arriva tutto solo lo scorpione bianco, Jon Dahl Tomasson che la mette sotto le gambe di Abbondanzieri.

Il passaggio è un prequel del più famoso assist di Kakà a Crespo nella finale di Istanbul, un saggio di eleganza letto e reinterpretato dal 22 rossonero.
Ora sappiamo da dove prendeva ispirazione l’ultimo pallone d’Oro della Serie A.

3. Pirlo per Di Natale

All’epoca ogni scontro tra Italia e Spagna veniva rinominato in “Pirlo vs Xavi”; dopo aver saltato per squalifica e visto l’Italia perdere ai rigori nel 2008, Andrea incontra le furie rosse per la prima volta in un torneo internazionale nel 2012, a Gdanks, nella fase a gironi.
L’orologio scocca l’ora di gioco, il 21 azzurro riceve palla da Thiago Motta nella propria metacampo.
Avanza palla al piede, alza la testa, ma è troppo presto, le punte ancora non accennano a moversi, e allora rallenta, aspetta che Busquets lo affronti, per poi superarlo agevolmente. È il momento, Di Natale sta tagliando in due la difesa, Pirlo lo sapeva già, stava solo aspettando il momento giusto per servirlo.
Finalmente arriva il passaggio filtrante, Di Natale è da solo davanti a Casillas e non sbaglia.

ezgif.com-video-to-gif

2) Pirlo per Lichtsteiner

L’addio di Ancelotti causa il conseguente lento e inevitabile sgretolarsi del Grande Milan di Carletto; mattone dopo mattone i senatori abbandonano Milanello.
Non venne fatta eccezione nemmeno per Andrea Pirlo viene sacrificato, per Allegri era finito; il bresciano viene così lasciato libero e si accasa a Torino.
Vive una seconda giovinezza, è il faro del centrocampo della Juventus di Conte, Pirlo mette a referto una delle sue migliori stagioni.
La prima partita nello Juventus Stadium, i primi due assist, lasciano già intendere che Andrea è tutt’altro che finito, e il bresciano lo dimostrerà con altri 11 assist.
Il più bello è all’atleti azzurri d’Italia; Pirlo riceve palla, troppo lontano da tutto, in una zolla apparentemente innocua del campo. Con una giravolta guadagna tempo e alza la testa, proprio mentre la freccia svizzera Lichtsteiner si stava inserendo.
Sventagliata sulla testa del terzino, 1-0 Juve.

1)  Pirlo per Grosso

Ci sarebbero una dozzina di altri assist da menzionare, ma il più importante non può che essere quello a Dortmund, dopo 120 minuti di sudore e di fischi del Westfalen Stadion.
Prima Pirlo si guadagna un calcio d’angolo con un insidioso mancino. Minuto 118.
La palla spiove al centro, è spazzata via dai tedeschi, proprio sui piedi del numero 21 che è in ottima posizione.
Può calciare, tutti sperano che stia per calciare, invece temporeggia, sembra aver perso l’attimo, aspettato un tempo di gioco di troppo.
Invece no, c’è Fabio Grosso libero alla sua destra, pronto a liberare il sinistro, il suo piede preferito.
Nel caotico calcio moderno Andrea sembra camminare con grazia, mentre tutti corrono verso di lui cercando di neutralizzarlo. Lui controlla il gioco, aspetta, non tira, non crossa, non scarica il pallone all’indietro. Aspetta.
Il cuore dell’Italia, con la 21 e la scritta “Pirlo” coperta dai capelli lunghi è ancora lì, inchiodato sui 16 metri della Germania, mentre 60 milioni di tifosi azzurri, stremati da 118 minuti di sofferenza, non capiscono cosa abbia in mente il bresciano.
“Gol di Grosso! Gol di Grosso! Gol di Grosso! Incredibile! Incredibile! Siamo sopra e manca un minuto! Siamo sopra e manca un minuto!”
Ancora una volta, il passaggio che altri giocatori non avrebbero visto nemmeno in una vita intera. Non può esserci assist più iconico, più autoreferenziale, una carriera racchiusa in qualche secondo, la differenza tra lui e tutti gli altri.
Grazie di tutto, Maestro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.