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Analisi del lunedì: Roma-Milan

In collaborazione con “Gegenpressing

 

L’arrivo del freddo e della neve di fine febbraio fanno da cornice al posticipo di domenica sera all’Olimpico. La Roma, che viaggia da un po’ di tempo su un’altalena, alternando buone prestazioni ad alcune più negative, ospita il Milan in uno stato di grazia e forma mai raggiunto in questa stagione. Il diavolo, motivato dal sanguigno Gattuso in panchina, mostra fin da subito una maggiore determinazione e propensione alla corsa, d’altro canto, i giallorossi cercano di anestetizzare il ritmo, palleggiando e provando a verticalizzare al momento giusto.

I rossoneri si schierano con la formazione tipo, Biglia in cabina di regia e Cutrone come unica punta attorniato dai soliti Suso, Bonaventura e Calhanoglu. Di Francesco, invece, decide di stravolgere le carte in tavola e si presenta con un undici rimaneggiato. A destra Bruno Peres è preferito a Florenzi, in avanti spazio a Under e Schick, acquisto più costoso della storia della squadra capitolina. Dzeko, El Shaarawy e De Rossi siedono comodamente in panchina con un caldo giaccone per pararsi dal vento tagliente.

Il Milan si presenta all’Olimpico con la consapevolezza di non esserne mai uscito vincitore dal 29 ottobre 2011, quando il diavolo riuscì a superare i giallorossi per 3 reti a 2, grazie alle marcature di Ibrahimovic e Nesta. In questo momento della stagione, però, sembra che i rossoneri siano in grado di mettere in difficoltà qualsiasi squadra, riuscendo a ribaltare un inizio di stagione con il freno a mano tirato. Gattuso è riuscito ad entrare alla perfezione nella mente dei suoi, cosa che Di Francesco non è stato in grado di fare completamente, evidenziando l’instabilità dei giallorossi sul terreno di gioco, capaci di vincere il complicatissimo girone di Champions League e di perdere punti in casa contro Sassuolo e Atalanta.

Il primo tempo evidenzia un netto equilibrio tra le due compagini, attente a non strafare e poco propense a sbilanciarsi in attacco. Il Milan, in fase difensiva, si schiera con un 4-5-1, abbassando Calhanoglu e Suso sulla linea di centrocampo. Cutrone è l’incaricato ad avviare il pressing, di conseguenza sono Kessie e Bonaventura ad uscire sul secondo difensore centrale, per evitare il passaggio a favore di Nainggolan, schierato sulla trequarti.

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L’inserimento di Calhanoglu come ala sinistra titolare è stato uno dei turning point della stagione rossonera, anche grazie alla perfetta simbiosi con Jack Bonaventura. Qui la heatmap congiunta dell’ala e mezzala rossonera, a dimostrazione di come riescano a coprire tutto il campo.

La Roma non riesce a verticalizzare e predilige uno sterile gioco sulle fasce, la squadra di Di Francesco, infatti, appare leggermente slegata con Schick ed Under che si trovano spesso a brancolare in mezzo a 5 o 6 maglie bianche. Il compito di “collante” tra reparti attribuito a Nainggolan non riesce a dare i suoi frutti, tanto da spingere Di Francesco a sostituire il belga anticipatamente, cambiando lo schieramento tattico.

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Era stata la mossa decisiva in Udinese-Roma, dove Nainggolan aveva dominato in tutte le fasi il centrocampo bianconero. Contro il Milan il belga non si ripete, il vecchio-nuovo ruolo dietro le punte lo lascia comunque fuori dal gioco. Qui la mappa dei suoi passaggi, appena 24, minimo stagionale (con il 75% di precisione, dato relativamente basso per gli standard del numero 4).

D’altro canto, il Milan di Gattuso basa il suo gioco sulle ripartenze, sfruttando la grande gamba di Kessie, che, però, risulta ancora troppo impreciso tecnicamente. La manovra del Milan passa costantemente dai piedi di Suso e Bonaventura, giocatori chiave, che riescono a creare una notevole imprevedibilità al palleggio rossonero. Bonucci e Romagnoli, coadiuvati da un rinato Davide Calabria, invece, coprono bene la zona di campo, annullando completamente ogni tentativo offensivo della Roma, che si limita a calciare sporadicamente da fuori area, creando azioni ad un basso coefficiente di pericolosità.

Come previsto dai piani di Fassone e Mirabelli ad inizio anno, l’acquisto di Bonucci doveva andare ad aumentare la qualità del gioco del Milan e la partenza dell’azione dalle retrovie. In questo caso, a causa della mancanza di brillantezza mentale e fisica della Roma, i rossoneri, tramite i piedi delicati del proprio capitano, riescono a pescare Bonaventura tra le linee, che permette al fantasista di poter puntare la difesa giallorossa senza opposizione. Il difensore in maglia 19 è protagonista di una prestazione impeccabile e pulita, 90 minuti da diffidato con il derby alle porte, aiutato da un’altra grande gara di Alessio Romagnoli, 10 palle recuperate, 92% di precisione passaggi e 86% di duelli aerei vinti per l’ex gioiello della primavera giallorossa.

Un altro sintomo dell’ottimo momento del Milan è la capacità di compiere determinate giocate tecniche che ad inizio campionato era impensabile riuscire a concludere. Donnarumma, di certo non il portiere migliore con i piedi, è in grado di pescare i suoi terzini tramite il rinvio dal fondo. Un’alternativa alla partenza della manovra da dietro, che sorprende il pressing della Roma in più di un’occasione, concentrato soprattutto nell’evitare la ricezione della palla da parte di Bonucci e Biglia. Schick si abbassa per marcare il mediano, mentre le due ali, Perotti ed Under, scalano sui due centrali difensivi, lasciando liberi i terzini rossoneri, serviti, per l’appunto, dal lob di Gigio Donnarumma. E sono di fatto proprio i terzini a decidere la battaglia dell’olimpico, Rodriguez nell’occasione del gol ha tutto il tempo di servire Kessiè in profondità, Calabria si mette in proprio e chiude la partita con uno splendido cucchiaio.

Come già detto, lo scopo di Gattuso è quello di sorprendere la Roma tra le linee, per questo motivo Kessie e Bonaventura tendono ad alzarsi per lasciar spazio a Suso, vera mente rossonera. Una costruzione dal basso talvolta macchinosa e spesso ben schermata dalla Roma, che di fatto porta a sporadici errori in fase di impostazione.
Nei primi 45 minuti di gioco le squadre sostanzialmente si annullano, con Suso che deve sempre destreggiarsi tra più avversari e non sembra essere in giornata.
Il reparto difensivo della Roma tende ad addensarsi verso il centro non considerando la sovrapposizione dei terzini, arma in più della partita. Davide Calabria, oltre a segnare uno splendido gol, è autore di una buona prestazione, sia in fase difensiva, dove annulla completamente Perotti, che in fase offensiva, accompagnando l’azione costantemente sulla fascia di competenza.  Il terzino classe ’96 è sempre nel vivo del gioco, completando 80 palloni toccati e 3 passaggi chiave, a testimonianza della sua attiva partecipazione nella manovra rossonera.
A difesa schierata, la Roma soffre poco, nonostante qualche consueta amnesia, ma spesso fallisce i meccanismi di pressing alto, anche grazie ad un ottimo smistamento dei palloni da parte del centrocampo rossonero, principalmente da parte di Biglia. Il regista argentino, forse galvanizzato dal ritorno a Roma contro i suoi ex-acerrimi rivali, gioca una rara partita di quantità e qualità, rivelandosi finalmente fondamentale in fase di impostazione.

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I palloni giocati da Lucas Biglia, onnipresente in ogni parte del campo, l’argentino chiuderà con 5 recuperi e 64 passaggi (89,1% di precisione).

Suso, non accentrandosi coi tempi giusti, come annunciato precedentemente, rimane in una posizione statica sulla fascia destra, dove Kolarov riesce ad annullarlo efficacemente. Quando lo spagnolo riceve palla, però, come in situazione del gol, ci sono poche armi di difesa in grado di contenerlo, nemmeno l’esperienza europea del laterale sinistro.

A parti invertite, invece, è Suso a soffrire la gamba di Kolarov, uno dei migliori terzini del nostro campionato. Se lo spagnolo è micidiale in fase offensiva, talvolta pecca in intelligenza calcistica riguardo alle coperture difensive.

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Quasi metà degli attacchi della Roma si sviluppa sulla corsia di sinistra, con Under pressochè inesistente per gran parte dei 90 minuti.

Spesso il serbo è riuscito a scappare sulla fascia, mettendo il luce la sua grande gamba e il suo educato piede mancino, anche se più opaco del solito.

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I dribbling riusciti da parte della Roma, quasi esclusivamente sulla corsia di sinistra, dove Suso e Perotti ballano più che a destra. Nella netta disparità tra corsie pesa la scelta di schierare Bruno Peres a supporto di Under, con il turco troppo spesso eclissato e poco aiutato dal brasiliano, autore di un’altra deludente prestazione.

Catena di sinistra che di fatto è l’unica opzione d’attacco per i giallorossi, salvo qualche inaspettato lampo di Schick. Senza Dzeko però i cross verso il centro sono sempre preda della coppia Bonucci-Romagnoli, senza di fatto mai causare pericoli a Donnarumma.

Il gol di Cutrone è un vero e proprio capolavoro. Il giovane attaccante sfrutta una delle amnesie della difesa della Roma menzionate precedentemente, siglando il suo sesto gol stagionale. Rodriguez cerca un lancio in profondità verso Kessie, che sorprende i due difensori centrali, appoggiando di prima per l’attaccante italiano, il quale apre nella “zona Suso”. Il numero 8 rossonero, con la sua classica giocata a rientrare, sfodera un mancino a giro che pesca un immarcato Cutrone in area, abile a toccare quanto basta per destabilizzare Alisson e gonfiare la rete.
È di fatto l’episodio spacca-partita, il Milan, probabilmente anche più brillante dal punto di vista fisico, prende le redini del gioco, rischiando pochissimo e sfiorando più volte i raddoppio.
L’atteggiamento del classe 1998 continua a migliorare, mettendosi a servizio della squadra e partecipando sempre di più alla manovra rossonera. D’altro canto, difensori del calibro di Manolas e Fazio non possono permettersi determinate disattenzioni, soprattutto in vista delle prossime partite contro Napoli e Shakhtar.

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Risultato più che meritato anche guardando gli xG: la Roma crea 18 occasioni da gol che sommate raggiungono un xG di appena 0.62, il Milan invece arriva meno spesso alla conclusione, ma in maniera molto più pericolosa.

Il Milan sembra aver imboccato la retta via e, se esce a testa alta da questo periodo, si candida sicuramente come possibile contendente alla qualificazione in Champions League, senza trascurare gli imminenti impegni di Europa League e Coppa Italia. La Roma, nonostante sia quasi giunto il mese di Marzo, deve ancora trovare il proprio equilibrio. Di Francesco non è ancora in grado di ruotare alla perfezione i suoi, che appaiono in più di un’occasione spaesati e senza idee. Di certo ci aspetterà un bellissimo finale di campionato, che vedrà le due compagini lottare contro Lazio e Inter per i due posti europei rimasti.

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