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Analisi del lunedì: Napoli-Roma

In collaborazione con “Gegenpressing

Alle 20 di sabato sera i tifosi napoletani stavano pregustando quella che poteva essere la giornata della consacrazione, inserendo la marcia, e scappando dall’inseguimento juventino. Dybala, a 20 secondi dalla fine, gela l’Olimpico e anche la città qualche chilometro più a sud. Il colpo psicologico, ai danni dell’armata di Sarri, trasforma, inevitabilmente, la Roma in uno dei mostri più pericolosi.
Il Napoli gioca, la Roma vince. I giallorossi testimoniano, ancora una volta, un’alternanza di prestazioni e risultati al di fuori da ogni logica razionale. Sul Vesuvio è arrivata la neve, ma la temperatura sui gradoni del San Paolo, dopo i 90 minuti, è ancora più gelida. Un clima che va ad ovattare le menti degli appassionati, i quali, per un paio di ore, passano dal toccare il cielo con un dito, a sprofondare nell’inferno più rovente.

 

 

Le due squadre si schierano con moduli speculari. Nel Napoli la novità consiste in Piotr Zielinski che si posiziona mezzala sinistra al posto di capitan Hamsik, d’altro canto, De Rossi torna in cabina di regia a fare da metronomo, per creare stabilità in una Roma apparsa slegata nella partita contro il Milan. Di Francesco e Sarri, nel complesso, decidono di mandare in campo le formazioni tipo, percependo l’importanza della sfida, punto cardine della stagione di entrambe le compagini.

 

 

Il match comincia subito a ritmi folli, dopo pochi secondi Perotti ha sulla testa un’occasione d’oro che non riesce a concretizzare. Successivamente è il Napoli, come da copione, a fare la partita. Jorgihno, come di consueto, si configura come cervello dei partenopei, infatti, chiuderà la gara con 126 passaggi, primo per distacco. Il pressing romanista lo lascia, però, spesso libero nella propria metà campo, scelta comprensibile, vista comunque la scarsa attitudine al lancio lungo dei napoletani, ma che richiede una grande attenzione nel mantenimento della linea difensiva compatta. In questo caso, l’italo-brasiliano, autore di un bellissimo passaggio filtrante tra le linee, manda in porta Insigne a causa di un errore di posizionamento di Florenzi, non sempre attento in fase di copertura e posizionamento durante la stagione.
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La Heatmap di Jorgihno

Nel campionato in corso, solo contro il Benevento (14) il Napoli aveva centrato più volte lo specchio della porta rispetto a sabato sera (13), testimoniando la continua e rigorosa creatività degli uomini di Sarri.
Il primo gol partenopeo è frutto di un’avvolgente azione corale che vede praticamente ogni giocatore toccare il pallone almeno una volta. Uno spaccato di “Sarrismo”: la libertà lasciata a Jorginho in cabina di regia e i movimenti di Insigne e Zielinski permettono a Mario Rui di avere tutto lo spazio per servire il numero 24, abile a gonfiare la rete con il piattone .
Nelle precedenti 101 partite in cui il Napoli era andato in vantaggio in campionato non aveva mai perso, prima di questa, infatti, l’ultima sconfitta risaliva ad agosto 2015 contro il Sassuolo, data che coincideva con l’esordio di Sarri sulla panchina azzurra.

 

 

Nemmeno il tempo di esultare che la Roma riacciuffa il pareggio, merito di una veloce ripartenza orchestrata da Nainggolan coadiuvato da un perspicace movimento di Under ad allargarsi che concede a quest’ultimo abbastanza spazio per battere a rete con la complicità di una deviazione. Il giocatore turco, con la segnatura di sabato, arriva a quota cinque gol nelle ultime cinque presenze in Serie A, un risultato sensazionale, considerato che era rimasto a secco in tutte le precedenti 14 apparizioni.
I partenopei non si scoraggiano e continuano a spingere a testa bassa, abituati a subire gol nei primi minuti. Il Napoli, infatti, ha incassato otto delle 16 marcature totali in questo campionato nel primo quarto d’ora di gioco (50%), record in termini percentuali.
Insigne, propenso a rientrare verso il centro del campo per poi scagliare la consueta “girella” sul secondo palo, si trova spesso in grado di sfruttare lo spazio lasciato libero da De Rossi, impegnato a marcare a vista Jorgihno.

 

 

Nonostante il pesante passivo, il Napoli tiene di fatto in mano il pallino del gioco per tutta la partita, in maniera anche relativamente efficace; la Roma fatica a contenere i movimenti senza palla degli azzurri, permettendo spesso ai centrali di verticalizzare e alle mezzali di avere tempo per girarsi e velocizzare il gioco. Ormai la filosofia di calcio partenopea è ben chiara a tutti, palla bassa e pochi tocchi, in attesa di una sbavatura difensiva che permetta ai delicati piedi dei centrocampisti di verticalizzare in favore del tridente piccole taglie.

 

 

La prima mezz’ora è caraterizzata da un vero e proprio duello tra Alisson ed Insigne, con il 24 partenopeo che arriva con facilità più volte alla conclusione, ma il portiere brasiliano è sempre attento e si dimostra, ancora una volta, una vera e propria saracinesca. Come già sottolineato dagli addetti ai lavori, il portiere giallorosso è la sorpresa del campionato nel suo ruolo, determinante in più di un’occasione, come a San Siro contro l’Inter, autore addirittura di un assist per il faraone El Sharaawy.

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I 13 tiri di Insigne che hanno generato un xG totale di 1,41, in altre parole il partenopeo ha raccolto meno di quanto seminato, complice un grande Alisson.

La Roma chiuderà la partita con appena il 33% di possesso, ma mostra comunque una buona organizzazione offensiva nelle sporadiche fasi di possesso. Nainggolan, come al solito, seppur in veste di mezzala, funge da collante tra i due reparti, e non è un caso che anche il secondo gol nasca da un suo movimento a mezzaluna a ricevere palla.
Successivamente, è ancora una volta la corsia di destra a mostrare di funzionare più che bene in fase offensiva: Florenzi sfrutta lo spazio lasciatogli da Under e pennella per la testa di Dzeko, che, almeno per una sera, sembra essere tornato agli splendori della scorsa stagione.

 

 

Il secondo tempo si incanala sugli stessi binari del primo, Napoli che attacca a testa bassa e Roma che difende rendendosi pericolosa in ripartenza.
Il gigante bosniaco risulta decisivo, grazie ai suoi gol ad un alto coefficiente di difficoltà e importanza. Ciò che salta all’occhio, però, è la sua qualità in fase di possesso, ritrovatosi spesso solo in mezzo a maglie azzurre, riesce a far salire la squadra e dare respiro ai suoi, guadagnandosi diversi falli o rimesse laterali in buone zone di campo.
Contro il Milan, Florenzi, era stato tenuto in panchina in favore di Bruno Peres. Sabato sera, invece, adattato un’ennesima volta al ruolo di terzino destro, è protagonista di una partita esemplare. In fase difensiva riesce nell’arduo compito di marginare le giocate di Insigne (4 tackles, 4 intercettazione, 3 spazzate e 1 tiro bloccato), in fase offensiva, invece, è autore dell’assist decisivo per il vantaggio di Dzeko ed in generale riesce a rendere Under sempre pericoloso (oltre all’assist 42 passaggi, secondo solo a Kolarov, 2 cross ed un passaggio chiave).

 

 

Il 3 a 1 di Dzeko, abile a crearsi spazio per concludere, e maestoso nell’infilare un sinistro da distanza siderale alle spalle di Reina, di fatto chiude la partita.
Il Napoli si ritrova ad attaccare a testa bassa e con poco tempo a disposizione, ed ecco che qualche sbavatura individuale, in un contesto così nervoso, fa pendere la bilancia ancora di più in direzione Roma.
Mario Rui rinvia un cross nel peggiore dei modi, tentando un tacco ma colpendo con il polpaccio, regalando a Perotti il più facile dei gol.
Il 4 a 1 è una sentenza fin troppo severa per il Napoli, che tenta fino all’ultimo di addolcire il passivo, riuscendoci con un tiro di Mertens, tanto bello quanto inutile.
Sarri a fine partita difenderà il Napoli, autore tutto sommato di una solida prestazione, con 26 tiri, di cui 13 in porta, ed il 66% di possesso palla. Gli azzurri pagano a caro prezzo gli errori difensivi individuali e anche un pizzico di sfortuna, la partita viene comunque raddrizzata da un quantomeno fortunoso tiro sporcato di Under, azione dal basso coefficiente xG.

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La xG map di Napoli-Roma: oltre al tiro sporcato di Under è decisiva la perla di Dzeko, che di fatto si inventa un gol da un possesso giallorosso apparentemente innocuo. Il Napoli crea molto, come al solito, ma non riesce a concretizzare.

Nonostante la stagione altalenante dei giallorossi, la Roma è riuscita a vincere 15 delle ultime 20 partite fuori casa in campionato (4N, 1P), mettendo da parte un bottino che gli permette di galleggiare in zona Champions League. Da sottolineare ancora una volta, il problema di Di Francesco che non riesce a dare continuità ad una squadra potenzialmente completa come quella capitolina.
D’altro canto, dopo la premeditata eliminazione dalle competizioni europee, Sarri e la sua armata non possono più permettersi di perdere punti in ottica campionato, soprattutto se all’inseguimento si trova una Juve così agguerrita. Perdere con la Roma è lecito, soprattutto dopo un filotto di trionfi consecutivi, i partenopei, ora, devono tornare in carreggiata per riuscire ad arrivare freschi verso un finale di campionato molto intenso, in vista soprattutto dello scontro diretto all’Allianz Stadium.

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